lunedì 24 maggio 2010
Il nuovo romanzo (italiano) e le lezioni americane
Ma ci son delle giustificazioni:
1. E' da circa un quarto d'ora la sirena dell'allarme del palazzo di fronte strilla a ripetizione e la mia creatività titolesca (già lo sapete che non sono mai stato un granché in fatto di titoli. I miei migliori non li ho pensati io...) si è inceppata.
2. Gira gira, proprio di queste due cosucce vi devo parlare. Dunque...
Ma andiamo con ordine:
TERRA DI NESSUNO
Proprio ieri ho concluso il mio nuovo romanzo, TERRA DI NESSUNO. So di avervene già parlato a spizzichi e bocconi durante tutta la lavorazione, ma adesso che le bocce sono ferme un breve riassunto tematico è d'uopo (per chi non c'era o, semplicemente, si è perso dei pezzi per strada - a me capita di continuo -).
Questo libro è senza dubbio il romanzo più ambizioso e più politico che abbia mai scritto. E' un ideale seguito di UNITED WE STAND, la graphic novel uscita l'anno scorso per Marsilio.
TERRA DI NESSUNO nasce proprio dall'incontro tra due sollecitazioni collaterali ad UWS:
A) l'esigenza di raccontare la guerra civile (semplicemente accennata nel fumetto. Uno dei commenti più ricorrenti dei lettori una volta ultimato il volume era: ok, c'è l'apocalisse in Italia, ma perché non me la mostri? Abbi pazienza, rispondevo io. L'apocalisse richiede spazio, c'è bisogno di un intero romanzo...) che insanguinerà il Bel Paese dal 2013 al 2023 (avete capito bene. Iniziate a oliare i fucili ed ammonticchiare tonno in scatola e gasolio...)
B) la voglia di farlo seguendo il solco tracciato da uno dei romanzieri più geniali degli ultimi quindici anni, Max Brooks (se non avete letto il suo World War Z, gente, correte a procurarvelo!)
Il risultato è una cronaca orale dell'apocalisse tricolore, una serie di testimonianze resistenti raccolte da un cronista (con un nome famigliare) che, a guerra finita (nel 2023, appunto) ripercorre lo Stivale a caccia di storie.
La stesura di TERRA DI NESSUNO è iniziata lo scorso luglio. Alcuni mesi prima avevo scritto un omonimo racconto per l'antologia VOI NON CI SARETE: quel racconto ha costituito il nucleo orginario del libro. Non smetterò mai di ringraziare il mio amico Ale Bertante (curatore per AGENZIA X dell'antologia) che me lo commissionò e, in qualche modo, accese la miccia.
Se volete leggere un'anticipazione di TERRA DI NESSUNO, procuratevi la raccolta. Se però al momento siete troppo pigri o squattrinati, non preoccupatevi: c'è un altro modo di avere un assaggio del nuovo romanzo.
Venerdì scorso, presso l'ARCI XXV APRILE di Novara, io e Bertante, introdotti da Luca Giudici, abbiamo discusso di apocalisse e futuro. Al termine della serata ho letto in anteprima un breve brano del nuovo romanzo. L'ottimo Dusko Djordjevic si è preso la briga di registrare il tuttoi interventi (grazie Dusko!) e metterlo online.
Se la curiosità riguardo a TERRA DI NESSUNO vi consuma, cliccate qui. E saprete, finalmente, come hanno fatto gli eroi lucani a respingere Ultor.
Ora voi vi chiederete: e quando esce questo benedetto romanzo?
Boh!
Davvero non ne ho idea. L'ho finito domenica.
TERRA DI NESSUNO è appena nato, non ha nemmeno un editore.
Oggi l'ho consegnato al mio agente che si occuperà di trovargli una "casa".
Prometto di tenervi informati sul futuro di questo neonato a cui tengo molto.
Quando avrà una collocazione editoriale, sarete i primi a saperlo.
Mi piacerebbe che uscisse nel 2011 dal momento che proprio l'anno venturo, lo sapete, ricorre il centocinquantenario dell'unità nazionale. E TERRA DI NESSUNO è esattamente una lunga e articolata riflessione sul concetto di italianità, oltre che di unità.
AMERICA! AMERICAAAA!
Da qualche giorno è ufficiale: a novembre, per l'esattezza dall'8 al 20 novembre, attraverserò l'oceano per approdare, per la prima volta in vita mia, nella patria delle stelle e delle strisce.
Il motivo di questa trasvolata oceanica è piuttosto gustoso: io e il mio sodale Jadel Andreetto (orgoglioso membro del collettivo KAI ZEN) terremo una serie di conferenze sulla narrativa italiana contemporanea in alcune prestigiose università americane e canadesi.
Nel dettaglio:
il 9 novembre saremo a New York, ospiti della City University of New York, presso il Graduate Center, sulla 5th Avenue.
il 13 novembre saremo a Boston, al Wellesley College
il 18 novembre voleremo a Toronto, alla University of Toronto.
Approfitto fin d'ora per ringraziare David Ward e Luca Somigli, i professori che ci hanno invitato e che si occuperanno dell'organizzazione delle conferenze.
E' davvero un onore immenso e, che ve lo dico a fare, non vedo l'ora di partire.
Anche in questo caso vi terrò informati sui dettagli non appena mi saranno comunicati. Così, se per caso vi trovaste da quelle parti e vi andasse di sentirmi sproloquiare, saprete dove venirmi a pizzicare.
Per ora è davvero tutto.
Ci si risente presto!
venerdì 9 aprile 2010
Letture con (e senza) figure
La mia libreria su anobii tiene il conto. Pare che, dall'inizio dell'anno, io abbia già letto 26 libri. Mi sembra tantissimi, visto che l'anno scorso, a dicembre, ero arrivato a 39. Guardo meglio e mi accorgo che, da un paio di mesi a questa parte, ho letto esclusivamente fumetti. Un'infinità di fumetti: ecco spiegata la rapidità (meno parole, più figure: il futuro è il passato di una volta)
Quella che può sembrare una scorciatoia si è in realtà rivelata una vera e propria scoperta. Intendiamoci: io sono un appassionato di vecchia data di letteratura illustrata, ma per qualche anno ho messo da parte i balloon in favore della pagina scritta. Ultimamente, complice il mio diabolico socio Daniele Rudoni, mi sono riavvicinato a quel mondo che tanto ho amato nella seconda metà dei Novanta.
Il fumetto statunitense (non leggo giapponesi, solo OAS - Original American Shit) è evoluto in maniera impressionante negli ultimi quindici anni. Un'evoluzione comparabile soltanto a quella dei serial televisivi, trasformati da semplice forma di intrattenimento occasionale a veri e propri capolavori di narrazione matura. La produzione americana per adulti degli ultimi tempi (mainstream e non) ha svecchiato ogni convenzione narrativa, ha avuto il coraggio di oltrepassare i limiti e oggi può permettersi di narrare qualsiasi cosa (la Vertigo, tanto per dire, produce una serie su una crew di disinfestatori. Esatto, proprio i tizi che danno la caccia agli scarafaggi nelle case della gente...).
Ho letto parecchio e parecchio ho acquistato, perché sentivo il bisogno di possedere alcune di queste opere fondamentali. Qui di seguito posto un elenco delle ultime furiose letture (molti capolavori, alcune cosucce trascurabili. Come sempre, non tutto quel che luccica è a roba a 24 carati). Molti di questi volumi li trovate su IBS; laddove il seller online numero 1 in Italia è carente (per i fumetti non c'è la stessa reperibilità del libri, ahimé), potete provare sui siti degli editori o nelle care vecchie fumetterie.
Per ogni volume posto il link su anobii. Lì trovate i miei commenti, insieme a quelli di parecchi lettori.
Buone letture, gente. E buoni acquisti.
PUNISHER: BORN
WOLVERINE: NEMICO PUBBLICO
HITMAN, VOL.1
HITMAN, VOL.2
HITMAN, VOL.3
303
WAR STORIES
THE WALKING DEAD, VOL. 1
THE WALKING DEAD, VOL. 2
THE WALKING DEAD, VOL. 3
THE WALKING DEAD, VOL. 4
THE WALKING DEAD, VOL. 5
THE WALKING DEAD, VOL. 6
SCALPED, VOL.1
SCALPED, VOL.2
ALIAS, VOL.1
100 BULLETS, VOL.1
100 BULLETS, VOL.2
JLA: LIBERTà E GIUSTIZIA
MARVEL ZOMBIE, VOL.1
MARVEL ZOMBIES VS ARMY OF DARKNESS
FAKER
IL CACCIATORE
P.S.
Quando ho cominciato a leggere THE WALKING DEAD stavo leggendo l'ultimo Ellroy. Attualmente IL SANGUE E' RANDAGIO è ancora fermo in libreria a p.180...
martedì 16 marzo 2010
La lontananza sai, è come il vento...
No, ragazzi e ragazze, non fatelo. Vi giuro che, se son stato via, era per una buona causa. Che mi crediate o meno, sto lavorando per voi. E poi ci sono state le cavallette, gli alieni... insomma: lo sapete come vanno queste cose.
Comunque, per riprendere le fila del discorso e illustrarvi lo stato dell'arte, sappiate che il 2011 sarà un anno ricco di novità e sorprese (e mo' che c'entra il 2011? E' appena iniziato il 2010! Eh, comprendo, ma la produzione sarassiana del 2010 si limiterà a J.A.S.T., lo sapete. Mentre per l'anno venturo stiamo preparando degli autentici fuochi d'artificio!). Se tutto andrà come si deve, prenderanno vita quattro progetti nuovi di zecca!
Nessuno dei quattro sarà, ahivoi, il terzo volume della Trilogia Sporca, ma credo che vi divertirete comunque parecchio. Su due dei quattro progetti non posso sbottonarmi troppo (il contratto non ce lo concede), ma vedrò di darvi qualche indizio.
Andiamo con ordine:
1. La prima cosa mia che dovrebbe uscire nel 2011 è uno strano oggetto narrativo che mi vede protagonista insieme a diverse penne talentuose (sì, proprio quelle che piacciono a voi!). Una narrazione corale per raccontare la "possibilità". Lo so, non potrei essere più vago, ma al momento vi tocca accontentarvi...
2. Soldato Regio dovrebbe vedere la luce verso ottobre-novembre. Editore ancora da definirsi, ma intorno al supereroe risorgimentale ribolle del febbrile interesse internazionale. Tra l'altro, visto che siamo in tema, se per caso giovedì 25 marzo siete a Aix-en-Provence, fate un salto alla Salle Mazenaud ,2 bis rue d'italie verso le 20.30. Assisterete alla prima mondiale del reading SOLDATO REGIO - ITALIA ANNO ZERO, ascolteretele mie letture (spero che allora mi sia passata l'influenza, se no le letture le ascolterete con la voce di Rue Paul), la musica di ILMIONOMENONHAIMPORTANZA e potrete ammirare le illustrazioni in edizione limitata del Maestro Rudoni (spaccano di brutto, che ve lo dico a fare...)
3. Terra di Nessuno procede. Siamo a due terzi. Se riesco a lavorci come dico io nei prossimi tre mesi, dovrei finirlo e poi finalmente consegnarlo nelle sapienti mani del mio agente. Si spera che piaccia agli editori tanto quanto piace a me e che veda la luce a metà 2011.
4. L'ultimo progetto, che mi ha visto scomparire letteralmente negli ultimi due mesi, dovrà subire ancora diverse fasi di lavorazione prima di diventare "reale". Fasi in cui io e Daniele Rudoni, che abbiamo lavorato fianco a fianco come i fratelli Derrik di Holly e Benji negli ultimi sessanta giorni (l'influenza me l'ha attaccata lui, tra l'altro...), non abbiamo molta voce in capitolo.
Senza dirvi di che si tratta (davvero non posso), sappiate che sono co-autore di un lavoro per la televisione. Un lavoro prestigioso. E questo vi basti. Come dicevo, se tutto va bene, anche questo vedrà la luce durante il 2011.
E questo è quanto, bella gente.
Ho letto tanto in questo periodo, soprattutto fumetti. Vi butto lì qualche consiglio: comperatevi, non appena uscirà, l'omnibus cartonatissimo di THE LOSERS di Diggle e Jock. E' una bomba atomica. E se poi avete due soldini da spendere e non vi dispiace leggere in inglese, è ucito l'Omnibus del Punitore con le prime storie del nuovo cilo di Frank firmato sua maestà Garth Ennis. Se volete spendere qualcosa meno, ci sono sempre i dodici volumetti di PUNISHER MAX, grandissimo lavoro autoriale del maestro irlandese che porta alla ridefinizione totale del personaggio più violento del panorama Marvel. C'è anche altro di cui vorrei parlarvi, ma il tempo stringe e devo scappare. Ci risentiamo rpesto con dettagliati consigli di lettura, promesso.
Intanto, prima di chiudere, un paio di segnalazioni. Su Affari Italiani è uscita una videointervista in cui Carlo Lucarelli spende belle parole per il mio lavoro, e sull'edizione di alcuni giorni fa del periodico vigevanese LA BARRIERA c'è una mia intervista a firma VINCENZO SGROI.
E' tutto, gente.
Ci sentiamo presto (non è la solita promessa alla marinara. Giuro)
domenica 7 febbraio 2010
The Dog is back in town. Ellroy live in Milan 01.02.10
Io, ovviamente, non me lo sono perso. E ne ho scritto per Milanonera. Il pezzo lo trovate qui.
Qui sotto, invece, alcune foto ricordo dell'evento scattate dalla preziosa Annarita Briganti.
Enjoy, folks...


domenica 17 gennaio 2010
Welcome 2010: cambiamenti epocali, racconti, recensioni, stroncature e segnalazioni varie...
il nuovo anno è partito a spron battuto e porta con sé un bel po' di novità, frizzi e lazzi.
Il vostro scrittore over 100 preferito ha cambiato vita. Dopo cinque anni di onorata carriera, ha abbandonato i panni del Maestro Simone, per diventare, definitivamente, lo scrittore Simone Sarasso. Questa è la versione ridanciana della faccenda e forse non rende giustizia al cambiamento, ma vi assicuro che non è stata una scelta facile. Cinque anni non sono uno scherzo, e il patrimonio umano ed emozionale che il lavoro a scuola si è portato appresso sono importanti. Ma il tempo, come si dice, era maturo, ed occorreva prendere una decisione. Molti nuovi lavori sono comparsi all'orizzonte in questo gennaio di ghiaccio e fuoco e siccome le giornate da 48 ore, ahimé, non le hanno ancora inventate, era ora di cambiamenti. Farewell, dunque, alla vecchia vita, e un benvenuto caloroso a quella nuova.
Il 2010 sarà un anno di sperimentazioni e di intensa scrittura. Per la natura stessa dei nuovi progetti (segretissima!) non posso dirvi granché, ma aspettatevi grandi sorprese. Uno tra i sembianti più importanti del nuovo corso è che la collaborazione tra me e il maestro Daniele Rudoni sarà sempre più stretta ed intensa. Attualmente stiamo lavorando a due progetti rivoluzionari che apriranno nuove prospettive narrative. Sul primo , v'ho detto, non mi posso ancora sbottonare, ma sul secondo qualcosina in più ve loracconto volentieri. Nel 2011 vedrà la luce la nostra seconda graphic novel: si intitolerà Soldato Regio e sarà una vigorosa storia risorgimentale di onore, gloria e super poteri. Indagheremo le origini dello Stato Italiano da un punto di vista fottutamente inusuale.
Il primo assaggio dell'opera è riservato alla Francia (curioso, direte voi, per una storia così profondamente tricolore): il 25, 26 e 27 marzo saremo tra Marsiglia e Aix en Provence, ospiti dell'Università della Provenza, per mettere in scena un reading musicato e illustrato dal titolo Soldato Regio - Italia Anno Zero. Questo spettacolo, con la colonna sonora di Luca Biasetti (Il Mio Nome Non Ha Importanza) sarà la prova generale, il fischio d'inizio della nuova avventura.
Sul fronte italiano, invece, continua il tour invernale di UWS e Settanta: nel prossimo futuro saremo a Sartirana Lomellina (22 gennaio, h.21.00), Torino (30 gennaio, Libreria Therése, C.so Belgio, h. 18.00), Suzzara (Festival Letterario NebbiaGialla, 6 febbraio, h 19.00), Bergamo (13 febbraio, C.S.A. Pacì Paciana), Tortona (7 marzo, Libreria i Girasoli, h.18.00), Dintorni di Verona (9 maggio), Torre Pellice (31 luglio, Festival Letterario Una Torre di Libri).
Per tutte le date, ça va sans dire, seguiranno dettagli all'avvicinarsi dell'evento.
I giornali e il web continuano a parlare delle nostre cose: La Stampa (edizione di Novara) ha di recente dedicato un pezzo alla gloriosa presentazione novarese di UWS (serata straordinaria: settanta persone, gente accalcata fuori dalla libreria... Vero che giocavamo in casa ma, ne converrete, son soddisfazioni...;-)) mentre il sito Manga Forever stronca ferocemente UWS.
Sul blog della traduttrice Cristina Vezzaro, invece, c'è una segnalazione su Confine di Stato. Che, nonostante il peso degli anni, pare faccia ancora la sua porca figura.
Per concludere, sull'ultimo numero di Reset, in libreria in questi giorni, c'è un mio racconto sul mai troppo ampio concetto di italianità: si parla di migrazioni ed eterni ritorni.
Che il 2010 vi sorrida, bella gente. Ci si sente presto. E ci si vede in giro.
venerdì 1 gennaio 2010
Il 2009 in 12 (13...) parole, un botto di chilometri, una sporta di libri e un paio di segnalazioni

Cari amici vicini e lontani,
un altro anno si è chiuso col solito clamore di frizzi, lazzi e cotillons. Dopo le imbarcate di salumi, lenticchie, spumanti et similia, è finalmente tempo di bilanci. Per il vostro scrittore over 100 preferito (con le feste, quel paio di chili che contano mi hanno fatto riguadagnare l'ambito Everest del quintale. Sia resa lode a Cristo!) è stato un anno davvero speciale. Ricco di sorprese, emozioni, viaggi, soddisfazioni, pagine lette e scritte. Se dovessi riassumerlo in un tweet (da pochi giorni sono su twitter ma non ho ancora capito come diavolo funziona...), suonerebbe più o meno così:
Il mio 2009 in 12 (13...) parole: Parigi, cistifellea, Settanta, Irlanda, nonna, Francia, Walter, IMNNHI, UWS, Panissa, nonna (lasciami stare...)
E' stato un anno dai molti chilometri. Il Dirty Trilogy Summer Tour (e una manciata d'altre occasioni) mi hanno portato attraverso mezza Italia e un pezzetto d'Europa. Nello specifico, sono (siamo) stato (stati) a:
Aix En Provence, Marsiglia, Biella, Piacenza, Novara, Torino, Milano, Novara, Galliate, Genova, Milano, Roma, Vercelli, Reggio Emilia, Roma, Milano, Segrate, Dublino, Cork, Bologna, Biella, Segrate, Varese, Torre Pellice, Torino, Ventabren, Marsiglia, Aix En Provence, Carry-Le-Rouet, Salon sur Mer, Saintes-Maries-de-la-Mer, Genova, Trecate, Vittorio Veneto, Candelo, Treviso, Torino, Desana, Milano, Biella, Torino, Milano, Milano, Vercelli, Milano, Torino, Cagliari, Perugia, Soglio, Torre Pellice, Segrate, Cortina D'Ampezzo.
Secondo anobii, ho letto 47 libri, alcuni dei quali straordinari, altri un po' meno. Ve li butto in ordine sparso qui di seguito, come una sorta di wish list natalizia fuori tempo massimo:
Batman - No man's land Vol.1, Davin Grayson, Bob Gale; Con tanta benzina in vena, Warren Ellis; Altai, Wu Ming; Batman - Cataclysm, A.A.V.V.; Parte della soluzione, Ulrich Peltzer; Pulce non c'è, Gaia Rayneri; La tana e il mostro, Mero Assassino; Terrore ad Harlem, Umberto Lenzi; Delitti a Cinecittà, Umberto Lenzi; L'uomo della pianura, Paolo Roversi; United We Stand, Simone Sarasso e Daniele Rudoni (inserisco nell'elenco anche le mie creature dell'anno perché tra bozze e rifiniture, li avrò riletti almeno dieci volte ciascuno. Il che mi pare un dato mediamente significativo...;-)); Donnie Brasco - La mia battaglia contro la mafia americana, Joe Pistone; - La trilogia di Magdeburg - L'eretico, Alan D. Altieri; Costretti a sanguinare, Marco Philopat; Contro il '68, Alessandro Bertante; Armageddon, Alan D. Altieri; Il potere del cane, Don Winslow; Compagni genitori, comunisti immaginari - Diventare grande nonostante il '68, Caterina Duzzi; Noi, Walter Weltroni; La scoperta dell'alba, Walter Veltroni; Senza Patricio, Walter Veltroni; Vedi di non morire, Josh Bazell; Al diavul, Alessandro Bertante; Il sindacato dei poliziotti Yiddish, Michael Chabon; Voi non ci sarete - Cronache dalla fine del mondo, A.A.V.V.; Splendido splendente - Romanzo per Moana, Ivan Guerrerio; Io sono Dio, Giorgio Faletti; Brucia la città, Giuseppe Culicchia; Il bambino che sognava la fine del mondo, Antonio Scurati; Settanta, Simone Sarasso; Educazione siberiana, Nicolai Lilin; Studio illegale, Duchesne; Non vi lascerò orfani, Daria Bignardi; Il giovane sbirro, Gianni Biondillo; Wunderkind, G.L. D'Andrea; L'uomo cannone, Piero Colaprico; New Italian Epic - Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro, Wu Ming; La notte che Pinelli, Adriano Sofri; Spingendo la notte più in là, Mario Calabresi; Polaroid, Gianluca Mercadante; Navi a perdere, Carlo Lucarelli; L'inverno di Frankie Machine, Don Winslow; Mani nude, Paola Barbato; La città perfetta, Angelo Petrella; Con la faccia di cera, Girolamo De Michele; Italia De Profundis, Giuseppe Genna; Q, Luther Blisset.
Concludo l'anno con due feedback di rimando che mi onorano parecchio:
1. Gaia De Pascale (eccelsa wumingologa ed esperta di letteratura contemporanea) ha scritto una significativa nota sul mio Settanta. L'ha postata su facebook, dove ha scatenato una discreta discussione. Ve la ripropongo qui, di modo da renderla accessibile anche a tutti coloro che sono sprovvisti dell'infernale marchingegno ritrova amici.
2. Proprio i Wu Ming riprendono sul blog di Altai la mia recensione doppia di Q e del loro ultimo nato. Già da queste parti - e su twitter - Wu Ming 1 la commentò in maniera cazzeggiona e piacevolmente salace.
E con questo, gente, direi che ci siamo. Il 2009 lo infiliamo in un cassetto e ci prepariamo ad affrontare il 2010 con animo gentile e bellicoso: a quanto mi è dato sapere in questo giorno zero, sarà un anno ricco di produzioni (ne ho in testa almeno 4, forse 5...), un anno di cambiamenti (traslochi, riassetti professionali, nuove avventure) e, ça va sans dire, di viaggi. Insomma, ci sarà da divertirsi. Statemi bene, figlioli e figliole. E vedete di spassarvela da subito, che il tempo vola!
martedì 22 dicembre 2009
Q e ALTAI: una storia lunga dieci anni
Mere life is not a victory, mere death is not a defeat.
Old Klingon proverb
Volume Uno
Ci sono storie che partono da lontano. E impiegano lustri ad arrivare a destinazione. Ci sono storie che abbisognano di tempo per essere raccontate. Di tempo e di fiato. Ci sono uomini che attraversano le ere, creature mitiche che a ogni passo diventano sempre più leggendarie. Per conoscere fino in fondo il destino di personaggi del genere (per assaporare fino in fondo certe storie) occorre andare a stanarli là dove sono nati.
Dopo dieci anni esatti dalla pubblicazione del loro romanzo d’esordio, arriva in libreria il romanzo che i fan dei Wu Ming aspettano da sempre. E per godersi davvero questo romanzo, gente, non ci sono cazzi: l’unica cosa da fare è andare a riprendere la storia là dove è cominciata. Leggere ALTAI senza aver riletto Q è come mangiare la pizza bianca: squisita, molti ne vanno pazzi, ma porca troia manca davvero qualcosa.
Io negli ultimi due mesi mi sono sparato un giro della morte imbarazzante: al lavoro in settimana, in giro per presentazioni praticamente ogni week-end. Dopo sei settimane senza un giorno di pausa, finalmente mi è piovuto in testa l’8 dicembre. Il ponte immacolato mi ha servito senza riserve quattro giorni di nulla assoluto. 96 ore per tirare il fiato, per ricaricare le batterie. Altai era già uscito da qualche settimana. L’avevo preso subito, non riuscendo nemmeno ad aspettare la copia omaggio che Wu Ming 1 mi aveva fatto spedire, ma fino a quel momento non avevo avuto il coraggio di iniziare. Non mi andava di leggere quel libro in treno, seduto sul cesso, nei ritagli di tempo tra un viaggio e l’altro, tra una campanella a scuola e una mail da spedire.
Quel libro l’avevo atteso troppo.
A un certo punto della mia vita di lettore, parlando coi quattro della band, avevo persino disperato che avrebbe mai visto la luce. Avevano giurato e spergiurato che non avrebbero mai più battuto quelle strade, ma Wu Ming 4, luglio scorso (a Milano, dopo la presentazione di Stella del Mattino), si era lasciato scappare qualcosa: “Stiamo pensando a una narrazione ambientata nel mondo di Q. Per festeggiare i dieci anni dall’uscita del romanzo…”
Mi ero fatto sotto a caccia di particolari, ma lui si era abbottonato: “Vedrai, vedrai…”
Così ho aspettato. Ho ascoltato in anteprima a Torre Pellice – nel mezzo di una sera fresca durante un estate torrida come pochi – le parole di Wu Ming 1. Narravano l’abbrivio, l’incendio dell’Arsenale di Venezia che inaugura ALTAI: con le gondole della Serenissima mi sono acceso anch’io. Ho di nuovo provato quel brivido di due lustri or sono. Quello che ha dato origine a tutto.
Mesi dopo, finalmente, c’erano solo ALTAI e il tempo per leggerlo. Quattro giorni davanti, si diceva. Quattro giorni da poter disporre, finalmente, per la metà del lavoro che mi piace di più: quella in cui le dita non battono sui tasti, ma servono soltanto a sfogliare le pagine. Quattro giorni: il momento ideale per tornare indietro nel tempo. Per andare a stanare il capitano Gert Dal Pozzo là dove tutto ha avuto inizio. Ho ripreso in mano Q: sono ripartito dall’inizio.
L’avventura è stata mirabile. Il supporto cartaceo ha contribuito non poco, va detto. La mia copia del romanzo d’esordio degli allora Luther Blisset è segnata dal tempo e dai chilometri. Acquistata in una libreria di Biella che dista due passi dalla più antica casa del circondario durante una notte di stravizi, mi ha seguito per mezza Europa. Ha assaggiato la rena e il salmastro delle spiagge spagnole ed è stata cotta dal sole portoghese, quello che nasce di fronte all’oceano. Ha cambiato casa insieme a me, è stata testimone della mia nuova vita, ha patito appunti e sottolineature, mi ha ascoltato parlare (malissimo) una lingua che ancora non conosco a due passi dalla frontiera francese, è servita, più di una volta, ad alimentare il fuoco della rivolta. Ha generato idee e scontri, e nottate di chiacchiere sui massimi sistemi. Quello che devo fare, la frase che apre il volume, è quella che da sempre vorrei cucire ad ago e inchiostro sulla pelle.
Insomma, Cristo Santo, quel libro l’ho studiato e amato, regalato e raccontato così tanto che è parte di me, non ci sono cazzi. Rileggerlo (per la quarta? Quinta volta?) pensavo non fosse ancora così emozionante. Mi sbagliavo. Ho viaggiato: sono stato a Wittemberg, a Frankenhausen, a Münster. E poi ancora ad Anversa, a Basilea, a Ferrara, a Venezia. Ho letto senza fiato, per giorni. Ho rincontrato vecchi amici e ottusi nemici. Ho scalpitato al suono degli zoccoli dei lanzi, ho gridato come un matto “OMNIA SUNT COMMUNIA, FIGLI DI CAGNA!!!!”, ho avuto voglia di farmi anabattista, di sputare in faccia ai signori l’odio antico come il mondo. Ho desiderato. Ho desiderato così tanto conoscere il nome dell’Uomo Senza Nomi che, mentre leggevo, ho persino mandato una salva di sms a Wu Ming 1:
Io: Più leggo e più la domanda è un tarlo: lo chiedo a voi, voialtri che siete gli unici a poterlo conoscere se esiste… Qual è il nome di battesimo di Gert Dal Pozzo? Il nome vero, il mai detto…
WM1: Simone
Io: Bugiardo lusinghiero. Comunque, ragazzi, saran passati dieci anni, ma Q è sempre un cazzo nel culo! Tra poco è ora di ALTAI. Due giorni di full immersion…
WM1: Questa recensione di Q la devi mettere testuale su Anobii.
Io: Aggiungerei addirittura un aggettivo: un SOLIDO cazzo nel culo. Anche dopo due lustri.
Sono arrivato a Istanbul ferito, ricolmo di schegge che bruciano anche a dieci anni di distanza. Gonfio del solito orgoglio, della voglia di fare e di raccontare storie adatte al fuoco e alla sera. Sapevo bene come mi sarei sentito, alla fine. Avevo già percorso la pista altre volte. Solo una sensazione mancava all’appello. La peggiore di tutte: la nostalgia. Alla fine di tutti gli altri viaggi, terminate tutte le altre letture, oltre al resto restava l’amaro. L’amaro della storia finita. L’astinenza dall’inchiostro, droga pesante. Questa volta era diverso, questa volta, il viaggio poteva continuare.
È l’8 di dicembre dell’anno di grazia 2009: inizio ALTAI.
Dopo dieci fottuti anni, finalmente saprò come questa maledetta storia va a finire.
Volume Due
L’abbrivio è epico (che te lo dico a fare?): l’incendio dell’Arsenale della Repubblica di Venezia è l’11 settembre del secolo decimo sesto dopo Cristo. Tra le calli, le fiamme e la pece si aggira l’uomo nuovo, Emanuele De Zante. Nuovo perché questa è un’altra storia; c’è scritto ovunque, in rete, che questo non è il seguito di Q. Nuovo, ok, ma questo new guy, questo tizio tutto spocchia e mani pulite, che preferisce far fare il lavoro sporco a uno sguaiato furlano dalle mani pesanti di nome Tavosanis (se solo sapeste chi è il vero Tavosanis…), ha addosso reminiscenze d’un tempo passato. È solo come un cane, e ha un retaggio che pesa come un macigno. De Zante inizia il suo viaggio scappando (lo terminerà combattendo) e punta dritto a Est. Da Venezia a Ragusa, e poi Istanbul. Al luogo del commiato di Q, De zante ci arriva insieme alla neve, ma nella mia testa i colori sono nitidi: se Q è un romanzo gelido come l’acciaio, grigiazzurro come gli occhi del capitano Dal Pozzo, ALTAI è rosso fuoco. E oro. De Zante cambierà nome, ritroverà quelle origini giudee che credeva sepolte sotto ettari di buone intenzioni e tradimenti. Si troverà faccia a faccia col suo peggior nemico: Giuseppe Nasi, a.k.a. João Miquez, vecchia conoscenza veneziana del capitano Gert.
E questo incontro cambierà la sua vita per sempre.
Quello che succede dopo non è cosa da raccontare, perché se no si sciupa la sorpresa a chi il libro non l’ha ancora letto. Basti però sapere al lettore avido al pari del sottoscritto, che in ALTAI non mancano fatti di sangue e d’armi degni delle migliori incursioni lanzichenecche a Frankenhausen (l’assedio di Famagosta e la battaglia di Lepanto vi bastano?), graditi ritorni (sì, diavolo, non preoccupatevi: c’è anche il capitano Dal Pozzo. E dovete vedere che razza di straordinario lavoro ha compiuto il tempo su di lui…), formidabili creazioni (il personaggio di Dana è uno dei migliori dipinti dell’intera pinacoteca wuminghiana). Ma più che tutto, ancora una volta, il quartetto è riuscito a creare una prodigiosa macchina del tempo: lungo le pagine di ALTAI si respira il marcio delle sentine delle galeazze, il sangue rappreso dei ponti in battaglia, l’aroma del cumino misto a quello della seta appena tinta. Ci si riempie l’occhi di Mediterraneo, le orecchie di turco, giudesmo e pugliese. Ci s’incanta a immaginare miglia su miglia e città e donne, razze, diversità.
Uno stendardo biforcuto, azzurro come il ghiaccio, rosso e oro come il luogo dove sorge il sole. Ecco che cos’è per me questa storia: dieci anni e due libri in un’immagine sola. Oriente e Occidente, maschio e femmina, figlio e padre. Non c’è ALTAI senza Q. Tenetelo a mente, se volete goderne fino in fondo.
Sei anni fa, quando uscì Kill Bill, andai al cinema a vedere il Volume 1 e ne restai semplicemente estasiato. Quando annunciarono l’uscita del Volume 2, affittai il dvd del primo e lo guardai una mezz’oretta prima di fiondarmi al cinema. Uscii da quella sala imbevuto di soddisfazione. Le due parti del capolavoro di Tarantino sono inscindibili. La storia è una: poco importa se occorrono mesi per ascoltarla tutta.
Ricordatevene, prima d’imbracciare ALTAI: le storie migliori partono da lontano.
P.S.
Se ancora vi steste chiedendo che cavolo c’entra la citazione Klingon coi due romanzi, provate a rileggerla dopo le mille pagine del corpus e vedete l’effetto che fa…