DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

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mercoledì 25 febbraio 2009

Qualcosa che ho letto, che ho visto, che ho fatto e che farò

Siore e siori, perdonate la latitanza. Periodo come sempre tempestoso che però sembra volgere – finalmente – al sereno. SETTANTA è prossimo alle bozze e se tutto va come deve, sarà in libreria a fine maggio. Se non ci sono repentini cambi di rotta dovrei presentarlo in anteprima a OFFICINA ITALIA (non è ancora online il calendario dell'edizione 2009), a Milano.

Per il SALONE DEL LIBRO, invece, dovrebbe essere pronta un’altra chicca: ho partecipato, con il racconto TERRA DI NESSUNO, a un’antologia apocalittica curata da Alessandro Bertante che sarà sugli scaffali proprio a inizio maggio. Il titolo dell’antologia non è ancora certo ma ve lo comunicherò al più presto. L’editore è AGENZIA X.

A luglio CONFINE DI STATO dovrebbe uscire in edizione Mondadori. Un singolare one-shot nella prestigiosa collana SUPER SEGRETISSIMO. Annuncio la cosa con la lacrimuccia, dal momento che quella particolare collana ha sempre avuto un significato importante per la mia famiglia: il mio papà era un collezionista sfegatato di SEGRETISSIMO, SUPER SEGRETISSIMO e S.A.S. e mi ha lasciato in eredità casse e casse di quei volumi. Se fosse qui, vedendo il mio nome stampato sulla copertina del suo libro preferito, probabilmente si commuoverebbe. Spero che la notizia gli arrivi là dove sta ora.

Tra marzo e giugno parteciperò a tre eventi davvero speciali, che ho il piacere di segnalare fin d’ora.

Il 18 marzo, alle ore 17.30, sarò a Brescia (all'Auditorium della Camera di Commercio, in Via Einaudi 23) ospite della rassegna A QUALCUNO PIACE GIALLO. L’occasione sarà particolarmente festosa perché ci saranno un sacco di amici e colleghi che negli ultimi tempi ho incrociato di rado. Tanto per fare qualche nome: GIUSEPPE GENNA, KAI ZEN, PATRICK FOGLI, SERGIO ALTIERI.

A fine marzo, invece – e per la precisione il 30 e il 31 – prenderò parte a un convegno particolarmente interessante. La carovana del NEW ITALIAN EPIC approda in Francia – per la precisione a Marsiglia e Aix en Provence – grazie all’Istituto di Cultura Italiana, all’Università della Provenza ma soprattutto a quel geniaccio del professor Claudio Milanesi. A tenere banco in due eventi straordinari un vero e proprio parterre de roi: ALESSANDRO BERTANTE, GIANNI BIONDILLO, ANTONIO SCURATI, WU MING 1. In mezzo a questo popò di nomoni, anche il vostro scrittore over 100 preferito.

In giugno, infine – data ancora da definirsi – sarò a Cork, ospite dell’UCC, l’UNIVERSITY COLLEGE CORK nell’ambito del convegno Con(tra)vention: Crime and the Boundaries of Genre.

Fine delle comunicazioni di servizio.

Veniamo ora a quello che ho letto e visto in questo periodo.

Anobii mi ricorda che, dall’inizio dell’anno, ho già divorato otto libri. Dato impressionante, dal momento che di solito sono piuttosto lento nello sfogliare. Merito dell’infilata senza precedenti di titoli che mi è capitata tra le mani.

In particolare, sono particolarmente entusiasta della collana VERDENERO. Ne ho seguito, come molti appassionati del genere, l’evoluzione da quando ha aperto i battenti, ma fino ad ora non avevo avuto occasione di gustarmi che qualche pagina. Ho rimediato, bevendomi d’un fiato quattro titoli.

Quattro stupende sorprese:

CON LA FACCIA DI CERA di Girolamo De Michele è un libro veramente poderoso. Sullo sfondo di una Ferrara maltrattata dai veleni e dalle brutture del Palio, si muovono fantasmi di una delicatezza e di uno spessore davvero unici. La trama avvince e convince; la scrittura di Girolamo, come sempre, è di razza.

L’UOMO CANNONE, di Piero Colaprico, ha come protagonista l’ispettore Bagni, già noto ai lettori per la partecipazione all’opera che valse a Colaprico il prestigioso Premio Scerbanenco, LA TRILOGIA DELLA CITTÀ DI M. Il romanzo corre veloce, i personaggi sono ben costruiti e il doppiofondo è davvero inquietante: scorie nucleari abbandonate a se stesse, nel mar mediterraneo, da navi fantasma, con la complicità di governi conniventi.

Le stesse “navi dei veleni” sono le protagoniste di NAVI A PERDERE, uno dei romanzi più belli di Carlo Lucarelli: una torbida inchiesta redatta con la precisione e la professionalità delle puntate di Blu Notte e con lo stile unico del maestro del giallo.

BESTIE, di Sandrone Dazieri, il romanzo che ha inaugurato la collana, l’ho appena iniziato, ma promette davvero bene.

Tutti e quattro consigliatissimi.

Nel frattempo io continuo a riempire i buchi nella mia libreria (mia moglie mi ha appena regalato SEQUENZE DI MEMORIA di Macchiavelli) e credo che acquisterò in blocco l’intera collana di qui a poco.

Ultima lettura del momento (se escludiamo la rilettura de IL GIOVANE SBIRRO di Biondillo, testo davvero straordinario) è WUNDERKIND, di D’ANDREA G.L.

Wunderkind è un fantasy metropolitano con forti concessioni all’horror. È il genere di libro che, sulla carta, non dovrei filare di pezza, dati i miei gusti. E invece me lo sto davvero godendo.

Ho intenzione di scriverne diffusamente su Carmilla non appena l’avrò terminato.

In conclusione, un breve cenno audiovisivo.

Di mio non sono un grande fan delle produzioni del Sol Levante, specie quelle animate. Ma, complici un sacco di amici appassionati del genere, di quando in quando cedo e mi sparo qualche OAV. Da molto tempo, nella mia cricca, non si faceva altro che parlare di DEATH NOTE. Ho voluto togliermi lo sfizio e a malincuore devo dire che ne sono rimasto pesantemente deluso. Azione ridotta allo zero, protagonista cervellotico e saccente, antagonista buffonesco. Trame troppo preoccupate di spiegare tutto, nei minimi dettagli.

Insomma, non mi è piaciuto. Credo che dipenda dalla poca familiarità col genere, dato che la serie ha avuto un successo planetario. In ogni modo, mi sono bloccato a metà e non credo proseguirò.

Altra grande delusione THE SPIRIT, l’ultima fatica di Mastro Miller sulle storie di Eisner. Qui è proprio il caso di dire: talento sprecato. Estetica straordinaria per una storia che sa di poco, con dialoghi che rasentano l’assurdo. Per rigore storico sono andato a rispogliarmi Eisner e ho malauguratamente dedotto che la colpa non è sua. Considerando che scrisse quelle storie tra il 1940 e il 1952, mise in pagina un vero capolavoro. Che Miller ha dilaniato.

Mi spiace assai, perché sapete che ho una stima infinita nei confronti dell’autore di 300.

Chiudo con l’unica piacevole sorpresa di questo periodo. Si chiama HELLSING ed è una serie animata (giapponese) di ambientazione vampiresca. Molta violenza, molta volgarità, un sacco di nazisploitation. L’ideale per prepararsi al capolavoro di mr. Tarantino.

Signori miei, buona visione. E buona lettura.

venerdì 13 febbraio 2009

Inglorious Basterds

Di solito non posto video...
Ma stavolta non posso proprio farne a meno.
21 agosto 2009: il conto alla rovescia è iniziato.

lunedì 1 dicembre 2008

Consigli letterari prenatalizi

Cari amici vicini e lontani,
oramai è ufficiale: siamo sotto le feste. L'ho spiegato oggi a scuola inaugurando la pagina di dicembre sul calendario, me ne sono accorto ieri dalla quantità di luci, lucine, festoni e gente impazzita per le vie del centro.
Natale arriverà tra poco e parecchi di voi, nel giro di qualche giorno, si troveranno gomito a gomito coi propri simili, stipati dentro una libreria a leggiucchiare, scegliere e farsi impacchettare volumi da regalare. Per evitare la ressa dell'utlimo minuto e per facilitare gli indecisi, mi permetto un paio di consigli libreschi.
Libri letti recentemente e libri non ancora letti che mi piacerebbe trovare sotto l'albero (chi ha orecchie per intendere, intenda...)
IL TEMPO INFRANTO, di Patrick Fogli, è un romanzo davvero straordinario. E' la miglior narrazione che sia mai stata costruita intorno alla strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Ed è il libro che, a mio modesto parere, è candidato ad aggiudicarsi lo Scerbanenco 2009 (è uscito troppo tardi per concorrere quest'anno). Dirò di più: allo stato attuale delle uscite in libreria è il romanzo che si merita lo Scerbanenco 2009.
Faccio notare che, se tutto andrà come deve, dovrei concorrere anch'io per lo stesso premio l'anno prossimo (visto che Settanta dovrebbe uscire a giugno 2009). Tanto per dire quanto m'è piaciuto.
MANUALE DI SOPRAVVIVENZA DEL PADRE CONTEMPORANEO di Gianni Biondillo e Severino Colombo è il libro che tutti i neo padri dovrebbero avere sul comodino. La cosa vale anche per coloro che hanno semplicemente intenzione di metter al mondo (prima o poi) una creatura. E' un libro straordinario e spassosissimo. E' il Biondillo migliore, quello che sa far sorridere e pensare.
Assolutamente imperdibile.
ITALIA DE PROFUNDIS di Giuseppe Genna l'ho comprato a Cuneo in occasione del convegno sul NIE. E' lì sul terzo ripiano della libreria, che mi fissa. E tra poco cederò alle lusinghe.
Mi sento di consigliarlo a scatola chiusa, specie se avete amato il DIES IRAE e MEDIUM.
Genna è come il vino: invecchiando migliora.
LA TERZA META' di Guglielmo Pispisa è proprio accanto al libro di Giuseppe. Ho letto giusto una decina di pagine e la prosa mi ha completamente rapito. E' una storia di spie, di brigatismo, di servizi deviati, di infiltrati. Ma soprattutto è la straziante, geniale, bellissima storia di un padre e un figlio che si ritrovano, loro malgrado, a fare "più o meno" lo stesso mestiere.
E a smarrire completamente il confine tra bene e male.
WORLD WAR Z di Max Brooks è un libro che voglio leggere da mesi e che da qualche settimana ho ordinato al mio libraio di (s)fiducia. Al momento senza esito alcuno. Poi te la menano con la storia che IBS ammazza le piccole librerie, etc. etc. Se l'avessi richiesto su IBS, mannaggia, non sarei ancora qua a sfregarmi le mani.
Polemiche librarie a parte, pare sia un romanzo veramente straordinario. La guerra mondiale degli zombie. Non vi dico altro.
Procuratevelo (tramite internet...;-))
Ora, guardo la mia wishlist su anobii e scorpo che ci sono un sacco di libri che desiderei ardentemente possedere ma che per un motivo o nell'altro non sono ancora riuscito a procurarmi.
Vediamo di fare una selezione dalla lista:
NAVI A PERDERE di Lucarelli, CON LA FACCIA DI CERA di Girolamo De Michele, L'ULTIMO GIORNO FELICE di Avoledo, tutti VERDENERO. La collana di Legambiente sta crescendo di libro in libro. Si candida a diventare la "collana perfetta".
L'INVERNO DI FRANKIE MACHINE di Winslow pare sia splendido. Ne ho parlato a lungo con l'amico Paolino Roversi e se n'è detto entusiasta. Mi ha messo addosso una voglia di leggerlo che la metà basta.
Se proprio siete in vena di spese folli e volete farvi un super regalo, è uscita da un po' la super edizione della Planeta di WATCHMEN di Alan Moore. Un gioiello, semplicemente.
Il mio socio Daniele me l'ha comprata a Lucca e la conserva gelosamente nel suo studio da più di un mese. Non vedo l'ora di metterci le zampe sopra.
In chiusura, un consiglio per gli acquisti in dvd. E' uscita l'edizione in doppio disco de IL DIVO.
Assolutamente strepitosa. Acchiapatela, prima che finisca.
Fine dei consigli per gli acquisti.
Buone spese.
Prima o poi, ve lo giuro, vi racconto la storia di Sepulveda e di Cuneo...
Magari come regalo di Natale...;-)

mercoledì 13 agosto 2008

Vento d'estate: io vado al mare, voi che fate?


Il barometro segna pioggia, ma anche se l'aria è imbottita di umido come non mai (stiamo al 60%: stile risaia cambogiana), c'è un sole pallido che ti fa sudare persino le orecchie.
Forse il cielo si degnerà di scaricare qualche goccia nel pomeriggio.
Sarebbe davvero un'ottima idea.
A casa Sarasso fervono i preparativi dell'ultimo minuto per una vacanza fugace.
Data la mole di lavoro che sommergere il sottoscritto, si pensava di non muoversi.
Alla fine, però, troppo caldo e troppa stanchezza accumulata.
Per cui sabato si parte.
Prima sosta a Ravenna e poi dritti in Riviera: straight to Cattolica, la perla di Romagna.
Cattolica esercita sul sottoscritto un potere d'attrazione immenso, totalmente privo di spiegazioni razionali.
Ci trascorsi, ormai quattrodici anni fa, la mia prima vacanza senza genitori.
Gli altri due compagni d'avventura li rivedo ancora, di tanto in tanto.
Uno vende tendaggi nel negozio di famiglia, suona in un gruppo punk, è capace di smontare e rimontare una Harley a occhi chiusi e il suo corpo è coperto per metà dai tatuaggi più belli che io abbia mai visto. Piccola nota di costume: ha di recente avuto una piccola parte in Ruby Soho.
L'altro, mi pare, è diventato assicuratore. Come suo padre.
Vive a Milano, ci si vede veramente poco. Ma quando ci si rincontra sembra non sia passato un giorno.
Era il '96: troppo giovani e timidi per rimorchiare (a dirla tutta il futuro assicuratore era tutt'altro che timido. Ma marcò male anche per lui...). Non ancora pronti per le scorribande alcoliche che - naturalmente - imparammo a intraprendere di lì a qualche mese...
Bella permanenza.
L'anno dopo facevo la maturità. E a Cattolica ci tornai per caso con altri due amici.
La vacanza post-maturità: svacco e sbevazza. Oltre ogni limite.
Se adesso mi azzardassi a tenere i ritmi che tenevo all'ora, probabilmente mi ricovererebbero nel giro di quarantott'ore.
Stesso luogo, compagni di viaggio diversi.
Gran vacanza, davvero.
I due sodali, come il sottoscritto, sono cresciuti. Sono diventati ingegneri ( a differenza del qui presente, che ha preferito investire in una fruttuosa laurea in filosofia gli anni dell'università. Scelta danarosa, che ve lo dico a fare?)
Uno dei due ha già due bimbi.
La mia terza volta in Romagna è datata luglio 2000. Qualche mese prima di mettermi con mia moglie.
Ancora un cambio di formazione: dal classico tridente a un dinamico e agevole duo.
Ad accompagnarmi, in quell'occasione, Stefano. L'amico di una vita.
Di quella vacanza mi rimase impressa una frase venuta fuori in balcone, sorseggiando un liquaraccio da quattro soldi acquistato nel supermercatino a fianco all'albergo. Ste mi disse: "Te lo immagini tra dieci anni?"
"No.", ammisi.
Continuò. Sapeva quel che diceva: "Per come la vedo io, tra dieci anni ci ritroviamo qui. Con tanto di famiglie al seguito. E magari l'amaro ce lo pigliamo al bar dell'albergo, nel dehor. E chi se ne frega se costa il triplo."
Ora: di anni ne son passati otto e non dieci. Ma credo che più o meno finirà come dice Ste.
A parte il fatto che lui - disgraziato - mica se l'è ancora fatta una famiglia. E mentre io veleggerò verso i lidi romagnoli con moglie e una coppia d'amici al seguito, lui starà surfando le onde canarie. E' partito due giorni fa per un corso intensivo di tavola. Tipo Point Break.
Chiusa parentesi strappalacrime back in the days.
Era giusto per dirvi che da sabato non sarò più online per una settimana.
Come al solito, vittima impotente della mia prolissità, ho sbrodolato raccontandovi la rava e la fava, e invece volevo aggiornarvi su un paio di cosette.
SETTANTA procede. Sto tirando l'ultima volata. Nei prossimi due giorni dovrei dargli un bel colpo.
JAST sembra aver appena ricevuto un'iniezione di vitalità. Merito di Lorenza (che tra l'altro inconterò in quel di Cattolica) che ha dato una bella sveglia al sottoscritto e a Daniele.
Il progetto langue da troppo e bisogna tirare le fila.
Io e Mastro Rudoni ci siamo imposti delle scadenze.
Tempo di tirare i remi in barca.
Sto lavorando, dall'inizio di agosto, a un PROGETTO TOP SECRET che mi ha assorbito a livelli mai visti. Non ne posso parlare per vincoli contrattuali, ma state certi che se tutto si realizzerà come si deve, verrà fuori qualcosa da farvi tremare i polsi. Ovviamente, la COSA (non ho altri termini per definirla. Se parlo, vi rovino la sorpresa) sarà fruibile nel 2009.
UNITED WE STAND procede e dà un sacco di soddisfazioni. Io e Daniele saremo ospiti al COPYLEFT FESTIVAL DI AREZZO a metà settembre (qualche info sulla manifestazione qui) e verso la fine del mese a Treviso, a FUMETTI IN TV.
Ad Arezzo ci saranno un sacco di amici (De Cataldo, Quadruppani, Biondillo, i Kai Zen) e il vostro scrittore over 100 preferito parteciperà anche a una tavola rotonda sul noir. Doveva esserci anche Sergione Altieri, ma impegni improrogabili l'hanno rapito.
Su HOT di settembre dovrebbe uscire un mio pezzo sul New Italian Epic. Non appena sarà in edicola la rivista, posterò il contributo anche da queste parti.
Continuo a scrivere pezzi per SATISFICTON e MILANONERA, il che fa di me un lettore compulsivo.
Ho qualche dubbio su cosa portarmi in vacanza.
Sicuramente MOSTRI PER LE MASSE, il nuovo di Nino d'Attis. Lo troverete in libreria il 10 di settembre (lo sto leggendo in anteprima): vi consiglio fin d'ora di segnarvi la data. E' un libro strepitoso. Di una cattiveria assoluta.
Nino è talento allo stato puro. Darei un mignolo per scrivere così.
Sarò più prodigo di particolari una volta terminata la lettura, promesso. Per ora ho letto solo una ventina di pagine.
In valigia finirà sicuramente PERDIDO STREET SATION di Miéville. E' sullo scaffale da troppo tempo. Ma ci voleva la giusta condizione di fancazzismo per un libro del genere.
Quotatissimi anche PREVISIONI DEL TEMPO (un Wu Ming d'annata che non ho ancora avuto il tempo di leggere) e FUOCO di De Cataldo (altro VERDENERO rimasto indietro).
Se ci sta, mi porto pure AL DIAVUL di Bertante. L'ho letto di fretta, sono stato troppo goloso. Ho voglia di rigustarmelo.
Questo è tutto, siore e siori.
Tiro giù la serranda e vado a sbrigare le ultime faccende.
Statemi bene e godetevi il sole.
Ci si risente quando torno.

P.S.
Mamma mia, quasi mi scordavo: su IRIS, il canale tematico di cinema del digitale terrestre, mi è capitato di vedere un film sconvolgente. Si chiama ON THE BEACH (in italiano L'ULTIMA SPIAGGIA), è tratto dal romanzo di Nevil Shue ed è di una bellezza a dir poco straziante.
Sto parlando della versione del 2000 con Armand Assante, non di quella del '59 con Gregory Peck.
Non provavo niente del genere dai tempi di SINDROME CINESE.
Allucinante.
Guardatelo. Poi, se vi va, ne parliamo.

P.P.S.
Titoli di coda, recensioni sparse di UWS e CONFINE DI STATO: qui, qui e qui

venerdì 30 maggio 2008

IL DIVO: somethnig you must see...


Andate a vedere questo film.
L'ho già visto tre volte e lo rivedrei ancora.
E' un film necessario.
Prima o dopo la visione, leggete qui.
Poi ne parliamo per bene.

giovedì 28 febbraio 2008

Rambo, Terminator e l’inevitabilità degli Ottanta


Meglio partire diretti, così ci leviamo subito il dente: io odio gli anni Ottanta.

Nonostante questo, sono d’accordo con Saverio Fattori che non si possa non fare i conti col deprecabile decennio. In questo periodo di alacre stesura del nuovo romanzo sono così immerso nei Settanta che a momenti mi dimentico quello che è venuto dopo.

Nato nel 1978, del decennio di piombo non ricordo, ça va sans dire, nulla. Ma ho studiato lo studiabile, ascoltato il necessario e visto il fondamentale.

Risultato: amore a prima vista.

Negli Ottanta, invece, ci sono cresciuto. E rimembro con sommo dispiacere la musica orribile, Reagan e quel torbido senso di successo a tutti i costi che serpeggiava nell’aria.

Detto questo, senza gli Ottanta non credo che potrei scrivere ciò che scrivo.

La sofferta riflessione è nata ieri sera, dopo la visione di John Rambo, il quarto capitolo della stallonica saga che dura da più d’un ventennio.

Io e il mio socio Rudoni, lasciate a casa mogli e fidanzate, eravamo in cerca di un filmaccio ammazza ammazza, un paio di panini con salsiccia e due birrone da competizione.

Spettacolo delle 20.00. Numero di persone in sala: 4 (compresi noi due).

Tutto prometteva per il meglio.

Vi spiego: non è masochismo, è pura voglia di trash. Anni fa organizzavo serate analoghe a casa mia, affittando i peggiori Van Damme (quello con Dennis Rodman guest star era il nostro preferito) o rivedendo a ripetizione le puntate registrate di Sledge Hammer (vera chicca per intenditori. Una delle poche cose decenti prodotte negli Ottanta).

Be’, che vi devo dire? Ieri sera si è comunque mangiato pesante, ma si è finiti a vedere un gran bel film.

C’era tutto quello che ci aspettavamo (Stallone con la fascia che spara con un’enorme mitragliatrice), ma in mezzo alle pallottole c’era qualcosa in più. E non mi riferisco all’ambientazione Birmana, con l’ultraviolenza quasi documentaria.

Parlo piuttosto di regia e caratterizzazione del personaggio.

Conscio di addentrarmi in una tematica molto poco per signorine (in gergo: scacciafiga), devo necessariamente essere più preciso. Nell’ultima prova del vecchio e gommoso Sylvester ho scorto importanti connessioni tra il mito per eccellenza dell’anti american heroe e il Punitore di Ennis.

Il Rambo del 2008 è fatto di guerra e d’acciaio, continua a tritare i cattivi con la mitraglia, ma è qualcosa d’altro rispetto al se stesso di vent’anni fa.

È più cattivo, più disilluso, più cosciente del fallimento del sogno americano.

Non che negli Ottanta John non fosse un reietto, ma il paese a stelle e strisce, sullo sfondo della sua esistenza distrutta, era ancora forte e spocchioso.

Ora la bandiera è un ricordo sbiadito. Non c’è più una Causa per la quale valga la pena combattere. È scomparso Trautman e il senso del dovere old school che si portava appresso.

E qui sta il fulcro di questa traballante riflessione.

Senza gli Ottanta, gli Ottanta di Schwarzie e Stallone, non credo ci sarebbe potuto essere Tarantino.

Voglio dire: i Duran Duran non sono stati necessari per passare dai Sex Pistols ai Nirvana.

Senza Rambo e Terminator, invece, la traslazione da Bronson alla sposa di Kill Bill sarebbe stata impossibile.

E qui torna in gioco il Punitore di Ennis. Garth Ennis, nume tutelare del fumetto MADE IN USA, ha ripreso da qualche tempo a sceneggiare la fortunata serie nata a metà dei Settanta.

Il Punitore è, in sostanza, John Rambo: un reduce del Vietnam a cui la vita ha tolto tutto.

Se John è tornato dall’Asia pieno di paure insormontabili, Frank Castle (il Punitore all’anagrafe) era riuscito a lasciarsi il ‘Nam alle spalle. Sfortunatamente dei cattivoni gli sterminarono la famiglia, in Central Park, un pomeriggio qualunque del ’76 (secondo le ultime versioni). Da quel momento Frank smise di essere un civile e ingaggiò la propria guerra personale contro i cattivi.

Iniziò a uccidere mafiosi e finì per diventare il peggior nemico del crimine newyorchese.

Negli anni Il Punitore ha avuto alti e bassi, ma da quando Ennis si occupa di lui è finalmente un personaggio tridimensionale: disilluso, perfettamente addestrato, capace di portare in pagina dialoghi strepitosi.

All’inizio della sua carriera (1986) era solo una pallida imitazione di Rambo. Oggi Rambo è una splendida riproduzione del Punitore.

Chiudo la parentesi scacciafiga ed arrivo al punto.

Gli anni Novanta hanno stravolto il concetto di antieroe. Da Pulp Fiction in poi i duri sono arguti, spiritosi, cattivissimi e determinati. In due parole: moderni. Dannatamente umani.

Ma senza archetipi su cui lavorare, la trasformazione sarebbe stata impossibile.

Il Bronson de Il giustiziere della notte fa paura ma è pressoché muto. Non sai cosa pensa. Ne intuisci la rabbia, la sua determinazione in combattimento è evidente, ma non ti stravolge. Non salta fuori dallo schermo.

Idem per l’Eastwood/Ispettore Callaghan. Non tiriamo nemmeno in ballo gli sbirri settantini di casa nostra (Maurizio Merli o Luc Merenda, ma pure Franco Nero). Io adoro il genere, ma sono obbligato a riconoscere la totale assenza di profondità di quei character.

Pochi anni dopo di loro, invece, ecco che appaiono Schwarzy e Stallone. E insieme a loro si fa largo a spallate Harrison Ford, che con Blade Runner e la serie di Indiana Jones cambierà le cose per sempre.

Dall’81 in poi, come per magia, i duri non si limitano a sparare, ma infarciscono l’azione di battute sagaci. Smettono di essere politicamente corretti senza per questo diventare dei villains.

Mentre Craxi fa quel che gli pare col nostro paese e quel signore basso basso cambia per sempre il modo di comunicare con sue televisioni, al cinema va in scena un terremoto.

I film d’azione diventano per ragazzi (ok, Rambo 2 era ancora vietato all’epoca, ma era un’eccezione. Commando andai a vederlo al cinema…). I bambini (bontà loro) giocano alla guerra nel cortile di casa e immaginano sparatorie tra i palazzi, guerre nella giungla, magiche scoperte nel deserto.

La mia generazione di narratori nasce lì. Cresce col mito (cinematografico) di Schwarzie e Stallone.

Tutti, a diciotto anni, ci siamo vergognati (specie nei collettivi studenteschi) di quel tipo di frequentazioni. Abbiamo rinnegato l’america capitalista e i suoi miti fascistissimi (pensate all’Eastwood di Gunny).

Un po’ più grandini, grazie a Dio, abbiamo fatto pace con la nostra coscienza e ci siamo resi conto che quelle quintalate di pallottole conservatrici in scena sul grande schermo altro non erano che i prodromi di un nuovo modo di narrare.

Poi è arrivato Tarantino e i più coraggiosi tra noi hanno iniziato a mettere nero su bianco le proprie ossessioni.

Il fatto che, a vent’anni di distanza, si senta ancora l’esigenza di portare in scena certi miti è piacevolissimo.

Ma il rischio di “cagata pazzesca” (citando l’immarcescibile Fantozzi Ragionier Ugo) è come sempre dietro l’anno.

Grazie a Dio esistono produzioni come John Rambo e Terminator – The Sarah Connor Chronicles (serie americana di cui, ve lo prometto, a breve scriverò diffusamente).

Guardandole si ha la sensazione che gli “anni di merda” di Paolo Rossi abbiano lasciato qualcosa di buono.