DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

domenica 25 novembre 2007

Casalecchio superstar: cronaca di una due giorni strepitosa a braccetto con Lucarelli e (metà de)i KAI ZEN

Appena tornato e già alla tastiera. Week end talmente perfetto che non sto più nella pelle dalla voglia di raccontarvelo.

Ma andiamo con ordine, come di consueto.

Sveglia presto (sette e mezzo) la mattina del sabato. Notte parzialmente insonne (grande tensione. Di mio sarei pacioso e sereno, ma incontrare il Maestro fa sempre un certo effetto…) e aspetto (più) stropicciato (del solito). Il dottor Boda (ma da queste parti lo conoscete come Steve. Ogni tanto posta qualcosa) leggermente in ritardo, ma per le nove siamo in strada.

Torino – Milano in condizioni pietose e acquazzone gigante che non molla fino a Bologna.

Il navigatore satellitare si comporta bene e prima di mezzogiorno siamo a Casalecchio.

Valigie posate in albergo, minimo sgomento del gentilissimo albergatore (Mò io l’aspettavo con la sua signora! Mò che guaio! Adesso non c’ho la camera coi letti singoli da darle! Mò son mortificato…) subito rassicurato (Non si preoccupi! Io e il dottor Boda siamo amici da vent’anni. Tra campeggi, vacanze, gite scolastiche, non è davvero la prima volta che ci capita di dividere il letto. Oddio, avrei preferito quella bella bionda della mia mogliettina, ma vedremo di arrangiarci…).

E via, verso la Casa delle Culture. Anzi, verso il posto dove siamo stati gentilmente invitati per pranzo, che dista un paio di metri dalla Casa delle Culture.

L’invito dice 13.30 e alle 12.59 siam già lì.

Pare brutto…

Meglio un Campari per ingannare l’attesa.

13.30 entriamo nella sala e Mastro Carlo Lucarelli è già seduto a tavola. Do le mie generalità alle signorine della reception e volo a presentarmi. Carlo è molto gentile. Di persona è pacato, rasserenante, molto timido. Ti mette subito a tuo agio.

Il suo tavolo è tutto occupato e io e Stefano (il dottor Boda, ndr) ci sediamo con gli agenti della Polizia Scientifica di Bologna.

Pranzo fantastico. Gli scienziati della Pubblica Sicurezza ci illuminano su procedure di base, sopralluoghi, rilievi. Stefano li mitraglia con una domanda pesante: “Che ne pensate dei RIS (la serie tv, non il reparto dei Carabinieri)?”

Momento di imbarazzo, ma la Forza Pubblica ha una diplomazia da lord inglese: “Meglio il tenete Colombo…”

Dopo pranzo ci catapultiamo alla Sala Conferenze e assistiamo allo “scontro” Roma-Bologna: Bettini e Lucarelli VS Mongai, Pietroselli e Zandel. Si parla di “scuola” bolognese e “non-scuola” romana.

A sovrastare tutti per simpatia e acume l’incontenibile Mongai, in maglione oversize, barba trimestrale e sneakers immacolate con lo strappo. Ne ha per tutti, non risparmia nemmeno i concittadini. Un autentico genio out of control. Se scrive come parla in pubblico (mea culpa: non ho mai letto nulla di suo), finirò per comprarmi in blocco la sua intera produzione.

Bolognesi e romani depongono le armi dopo un’ora e mezza. Annuncio: mezz’ora di pausa e poi tocca me.

Tensione: non mi sentivo così dai tempi degli esami.

Un minuto prima dell’inizio piomba in sala metà dei KAI ZEN: Jadel Andreeto e Guglielmo Pispisa.

Coi KAI ZEN non ci si era mai visti di persona, ma da quando ho scoperto La Strategia dell’Ariete e li ho contattati, ci si scrive parecchio. La prima stretta di mano è come un abbraccio tra vecchi commilitoni.

Dopo dieci minuti di chiacchiere, sembra ci si conosca da sempre. È meraviglioso.

Carlo occhieggia dal fondo della sala.

Si sbraccia, si avvicina, mi tira per un braccio e accenna al palco: si va in scena.

Di quello che si è detto sul palco non farò parola per non tediarvi. Potete guardare l’intero intervento cliccando qui e scaricando il video dell'intervento MISTERI ITALIANI: IL NOIR CHE RACCONTA LA NOSTRA STORIA RECENTE (unico avvertimento: il video dura due ore e fischia. Skippate pure i primi minuti perché è puro sottofondo musicale in attesa che ci sedessimo)

Vi basti sapere che in scena con me, da sinistra a destra c’erano Valerio Lucarelli, Gianni Cipriani, Andrea Santini, Alex Boschetti e Vittorio Mascherpa. Autori illustri e preparatissimi con punti di vista inediti sugli equilibri internazionali. Grande esperienza.

Alla fine della gran kermesse ci sta la meritata sigaretta nel patio e uno strascico di chiacchiere con Santini (che mi ha illuminato sulla DC dei Settanta. Gli sarò grato in eterno) e Zandel (comunicazione di servizio: “Diego: ti scrivo al più presto, promesso!”).

Fuori ci sono Carlo, gli ZEN, il dottor Boda e Lorenzina Ghinelli (co-autrice di J.A.S.T.) che ci ha raggiunto da Santarcangelo di Romagna.

Si opta per una bevuta tutti insieme. Carlo è di fretta, alle 21.00 c’è una proiezione e sono già le otto e dieci. Sarà per la prossima volta.

Insieme agli ZEN ci sono una paio di amici di Jadel directly from Bolzano: la famiglia si allarga e le medie vanno giù che è un piacere.

Gli aperitivi si moltiplicano per magia e verso le dieci siamo tutti seduti intorno a un tavolo a mangiare Sushi vicino allo stadio del Bologna.

Serata davvero meravigliosa! Guglielmo, Jadel e la sua dolce metà, gli amici Fabio e Stefano sono davvero speciali. Si parla di libri, cazzeggio, viaggi a New York, Romanzi Totali alla maniera di Liala, Guerrieri della Notte, la parentesi Next di Steve Jobs, Matrix e Buscaglione. Tra ottimo pesce crudo, chili di wasabi, sake, birra giappo e greco di tufo.

La notte finisce in Feltrinelli e spiace a tutti dirsi addio.

Il dottor Boda compra LA STRATEGIA DELL’ARIETE e se lo fa firmare da metà degli autori.

Io, invidiosissimo, rosico per non essermi portato la mia copia dietro.

Alla fine compro l’ultimo di Guccini e Macchiavelli e in uno slancio di poesia alcolica me lo faccio firmare da Jadel e Guglielmo. I KAI ZEN, impassibili, autografano commentando: Dio è morto (nelle auto prese a rate).

Albergo, nanna.

La mattina seguente (stamattina) sveglia mica tanto presto (9.30), doccia e ancora un volo radente alla Casa delle Culture per consegnare le ricevute dell’autostrada e cercare Carlo per una dozzina d’autografi.

Le mie colleghe, sapendo della trasferta, mi hanno affidato i loro volumi lucarelliani, in caccia di firme d’autore.

Appena entriamo, la sala è imballata. Il procuratore antimafia Piero Grasso è appena arrivato e la gente si accalca.

Io sto quasi disperando (se torno senza autografi, mi aspetta la pubblica gogna) quando Carlo si palesa dalla tre quarti: miracolo.

Gentilissimo come sempre: firma e dedica personalizzata per tutti.

Più di così…

Soddisfatti salutiamo, abbracciamo e scappiamo, con la promessa di risentirci presto.

Tre ore di autostrada col sole, Green Day a palla ed è di nuovo casa.

Nella testa e nel cuore ricordi che si sbiadiranno a fatica.

giovedì 22 novembre 2007

Politicamente scorretto, Misteri Italiani, una serata speciale in quel di Milano e qualche news…


Scuserete, cari lettori, la mia melina in materia di blog, ma questa settimana è stato un autentico turbine di impegni. Guardo di sottecchi il pezzo che galleggia in homepage e mi accorgo con stupore misto a senso di colpa che porta la data di domenica…

“Ammazza come passa in fretta!”, dice il saggio.

Vedo di rimettermi in riga e aggiornarvi su un paio di cosucce interessanti che sono capitate e che capiteranno nei giorni a venire.

Lunedì scorso, 19 novembre, alla FNAC di Milano Giuseppe Genna ha presentato In fondo agli occhi del gatto di quel geniaccio di Serge Quadruppani.

Il vostro autore over 100 preferito era in loco.

Serata davvero magnifica. Io e mia moglie arriviamo verso le cinque e un quarto e Serge sta armeggiando con una telecamera e una giornalista (che andate a pensare, sporcaccioni! Serge è un signore…). L’intervista dura una decina di minuti, durante i quali saluto (a bassa voce) Mastro Jacopo De Michelis.

Spente le macchine da presa ci raggiunge l’amico Massimo Polidoro e si sorseggia the a un tavolino, aspettando le sei e mezza (ora della presentazione).

Dopo qualche minuto di faceta conversazione arriva Giuseppe Genna e travolge il gruppo con la consueta spumeggiante retorica delle grandi occasioni.

Giuseppe è piuttosto infervorato: si parla fitto fitto di questa petizione, già firmata da decine e decine di intellettuali.

Il discorso è serio e la fronte di Serge corrugata.

Un po’ che è più forte di noi, un po’ per la felicità di incontrarsi vis a vis per la prima volta, io e Massimo (Polidoro), un po’ in disparte, ci stacchiamo dall’incalzante diatriba e finiamo, insieme alla mia dolce metà, per creare una nicchia di cazzeggio all’interno di un discorso serio.

Giuseppe, Jacopo, Serge e Maruzza Loria (traduttrice – eccelsa – di Quadruppani) non se la prendono.

Sigaretta dabbasso, spuntano Biondillo e Paolo Roversi.

La questione inizia a farsi seria.

Si torna su e si prende posto. L’amico Roversi mi dà di gomito: “Dà un’occhiata in giro: mi sa che ci sono più scrittori che pubblico!”

In effetti… Pare di stare al NoirFest.

La presentazione di Giuseppe è strepitosa: scava a fondo nel romanzo di Serge e nel tema del complotto. Si parla di Italia, Europa, appartenenze, felini.

Genna legge un passo illuminante sulla Sicilia come laboratorio politico-economico-criminale del Paese.

Chi aveva qualche dubbio sull’acquisto del libro se l’è levato.

In coda da Serge per l’autografo. Grande emozione quando scrive sulla mia copia Al collega Simone, aspettando di tradurlo.

Se pensate che Quadruppani è il traduttore francese di Camilleri e De Cataldo…

Questo succedeva lunedì.

In settimana sono capitate altre cosucce interessanti.

Tipo: la citazione di CONFINE DI STATO su Tuttolibri (la trovate qui). Ok, ok, è solo un trafiletto sullo Scerbanenco, ma per un piemontese vecchio stile come me, vedere il proprio nome sull’inserto culturale della Stampa fa sempre un certo effetto…

Tipo: la segnalazione del mio libello da parte del prestigiosissimo sito www.misteriditalia.com.

Misteri d’Italia, per chi non lo conoscesse, è una tra le migliori web sources dello Stivale sui temi di cui scrivo.

Il sito, purtroppo, è a pagamento. Ma la quota d’iscrizione vale davvero quel che costa.

Dentro all’archivio di Misteri d’Italia troverete dossier su ogni buco nero della storia del BelPaese. L’archivio è in continuo aggiornamento e diventa di anno in anno più fondamentale per chi fa il mio mestiere.

Confine di Stato è citato tra le novità editoriali degli ultimi mesi. Se ne parla qui.

Dulcis in fundo: Bologna. Anzi, Casalecchio di Reno.

Dopodomani si parte per l’Emilia: sabato 24 novembre, ore 17.30 alla Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno parteciperò all’incontro MISTERI ITALIANI: IL NOIR CHE RACCONTA LA NOSTRA STORIA RECENTE. A discutere col sottoscritto Andrea Santini, Alex Boschetti, Gianni Cipriani, Valerio Lucarelli e Vittorio Demetrio Maschera. Coordina il Maestro Carlo Lucarelli.
Grande emozione, signori. Sento la tensione già adesso che mancano più di quarantotto ore.

La trasferta si preannuncia emozionante: partenza presto (8.00 - 8.30 – le ultime parole famose…), arrivo previsto verso mezzogiorno e pranzo collettivo con gli altri ospiti previsto per le 13.30.

Considerando la mia predilezione per la cucina locale, l’incontro si preannuncia gustoso sin dalle prime battute. Unico avvertimento di mia moglie: occhio col Lambrusco che poi devi parlare in pubblico…

Vedrò di non farmi prendere la mano.

Su Politicamente Scorretto potete documentarvi qui. È online da qualche giorno il programma completo della manifestazione. Collegandosi al sito web sarà anche possibile seguire la diretta degli incontri via web.

Per ora è tutto, ma attendetevi la consueta micro-cronaca dell’evento al più tardi martedì.

Un’ultima segnalazione sul NoirFest di Courmayeur: è online il comunicato stampa con tutti i dettagli del Festival (qui).

Tra le varie cose in programma, l’anteprima di Hitman.

Da solo varrebbe la gita sui monti…

domenica 18 novembre 2007

Genova in novembre: la farinata, il giallo e i cortei (Sarasso live @ Festival della Letteratura del Crimine 2007)


Trasferta atipica quella di ieri a Genova, a cominciare dalla partenza. Come al solito: ci si era organizzati per partire alle 11.00, abbiamo finito per metterci in strada alle 11.30. Con comodo…

Che vi devo dire? Alzati con calma, nutri il gatto (tonnellata di croccantini – “Devono bastarle per tutto il giorno…” -: temevo di tornare e trovarla in overdose da salmone secco), fai benzina (mica vero: c’era il pieno da giorni…).

Al casello altre due coppie d’amici vercellesi in trasferta ci aspettano scalpitanti. Un saluto dal finestrino (“Lo sapevate che oltre alla manifestazione No Global ci sono pure quella del COISP (Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia) e un raduno ultras?” / “Ehm… A dire il vero… no, non lo sapevamo…”)

E via!

Traffico poco e scorrevole, prima dell’una entriamo in città.

Io nel 2001 non c’ero, e non ricordo lo spiegamento di forze, ma c’è da dire che colonne di dodici, quindici autoblindo della Polizia a bordo Aurelia fanno effetto.

Parcheggiamo all’Acquario e una cartello intimidatorio recita: “Fino alle 18.00 la via sarà bloccata dalla manifestazione e sarà impossibile lasciare il parcheggio”.

Poco male. Magari finisce pure che ci si ferma a cena.

Macchina mollata; obiettivo: trovare Piazza Stella.

La mia dolce metà (di solito regina dell’orientamento) elabora una gustosa teoria e in men che non si dica ci troviamo di fronte al Porto Antico (800m fuori rotta, che ve lo dico a fare?). A Fatica, tramite indicazioni e mappe di google stampate male, arriviamo di fronte al portoncino di Palazzo Stella dove l’ottimo Mario Napoli, organizzatore e presentatore della kermesse, ci attende con un sorriso.

Il tempo di registrarmi e di scroccare un bicchiere al buffet malauguratamente lasciato incustodito (l’ora di pranzo era passata da un pezzo: si può mica presentar libri a digiuno?) e ci raggiunge anche Ettore.

Ettore, amico conosciuto in rete e narratore di razza, genovese trapiantato a Milano, ci fa da guida tra i carrugi e ci porta a mangiare dell’ottima farinata all’Antica Sciamadda.

Signori e signore, se non sapete cos’è la farinata (ma pure se lo sapete e vi è venuta un’improvvisa voglia di questa genovese delizia…), date un’occhiata questo video e al primo passaggio ligure non dimenticatevi di passare da questo posticino.

Farinata, birra, crocchette di patate, un’ombra di polpettone.

Ora sì che si ragiona…

Torniamo nella grande sala dell’evento e sono in corso le premiazioni dei ragazzi che hanno partecipato al concorso IL GIALLO A SCUOLA.

Resto di sale. Solo incipit di cinquanta righe, ma quello che ascolto è roba di ottima fattura.

Penso che io a sedici anni non scrivevo così. Nemmeno per sogno.

Mario Napoli, al microfono, dice che i ragazzi, di anni, ne hanno tredici. Qualcuno quattordici.

Per un attimo penso che o mi metto al passo o qualcuno i fregherà il posto. Un paio d’anni in mano a un editor come si deve e questi ragazzi sono pronti per andare in libreria.

Fine dell’ombrosa riflessione, Renato di Lorenzo mi fa accomodare tra lui e Miss Liguria (madrina del Festival della Letteratura Criminale) e iniziamo a sezionare CONFINE. Di Lorenzo indaga questioni note (la commistione di registri comunicativi) e meno note (il plusvalore dello sfondo storico in un’opera di fiction). Il fotografo entra di corsa per dirci che il corteo è appena passato.

Orecchie tese.

Niente di quello che i giornali hanno millantato, spargendo il panico a macchia d’olio. Migliaia di persone (i dati di oggi dicono centomila) in festa. Una marcia pacifica ed entusiasta. Oddìo, dice il fotografo, qualche dito medio e qualche paio di corna per le guardie a bordo strada c’è scappato, ma niente cariche. Niente disordini. Niente zuffe.

Genova è felice: il sole e il vento freddo sono la ciliegina sulla torta.

La contromanifestazione della Polizia nemmeno abbiamo idea di dove si sia tenuta. E così quella degli ultras. Ad ogni modo, per quello che ne sappiamo, da nessuna parte ci sono stati casini.

Di Lorenzo riprende la parola e si giunge all’imbarazzante momento del quiz.

‘Sta cosa me l’aveva accennata l’organizzazione. Ma senza approfondire.

Insomma, dopo aver sproloquiato sul mio libello mi tocca (ci tocca. È toccato a tutti gli autori…) inventarmi un simpatico quiz letterario per il pubblico. In premio una copia autografata di CONFINE.

Vabbuò, vabbuò… Non mi faccio prendere di sorpresa e sparo una domanda cattivissima: “Con che libro Lucarelli ha vinto lo Scerbanenco?”

Coro di “BUUUUUUU!” dalla sala. Troppo difficile.

Cambio: “Chi è il colpevole in Dieci piccoli indiani?”

Mormorii, brusio, teste basse.

Anche qui, niente da fare.

A-ri-cambio: “Visto che si parlava di Gomorra (ne aveva parlato Mario Napoli con l’autrice prima di me)… Il suo autore di nome fa Roberto. E di cognome?”

Non potete non saperla…

Cori da stadio: “SAVIANOOOOOO!”

Di Lorenzo guarda la folla e sceglie Fabrizio.

Fabrizio è simpatico e sta in ultima fila.

Dedico il libro a Fabrizio (vuoi vedere che non si chiamava Fabrizio e sto facendo una figuraccia? Nel qual caso: scusami, Fabrizio… Non ho dimestichezza per i nomi).

Applausi, congedo.

Dopo di me sul palco sale Carmelo Pecora. Carmelo è un poliziotto prossimo alla pensione e ha una splendida penna. Lavora per la Polizia Scientifica e il 9 maggio 1978 era in via Caetani.

Il suo libro, 9 MAGGIO '78 Il giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino Impastato corro a comprarlo per interesse professionale ma soprattutto per quello che Carmelo racconta.

Per come racconta quel giorno maledetto.

Non appena ha terminato di parlare, bracco Carmelo nella Sala Autori e gli strappo autografo e email.

È gentilissimo e mi sa che nei prossimi giorni ci si sentirà.

Del suo libro, statene certi, si parlerà a breve su queste pagine…

Sono le sei e mezzo, la manifestazione è finita.

In giro ragazzi felici con bandiere rosse a spalla, spazzini indaffarati e Forze dell’Ordine in sgombero.

Come si dice: tutto è bene…

Un saluto all’organizzazione, un abbraccio a Ettore e via di corsa in autostrada.

Un’ultima sosta a Vercelli per una pizza e un bicchiere con gli amici e poi casa dolce casa.

Per inciso: al nostro rientro la gatta stava bene. Espressione satolla, ha aperto un occhio quando siamo entrati in casa.

Nella ciotola nemmeno il ricordo di un croccantino.

venerdì 16 novembre 2007

Sarasso al Festival della Letteratura del Crimine a Genova


Ci siamo, manca poco.
Domattina a quest'ora sarò già in viaggio per il capoluogo ligure (bugia: mi sa che domani alle nove mi alzo, e si parte in tutta calma...). Speriamo che il tempo tenga, perchè mi piacerebbe proprio gustarmi un po' la città prima della gran kermesse del pomeriggio.
Parte oggi alle 15.30 e si concluderà domenica alle 13.00 il terzo FESTIVAL DELLA LETTERATURA DEL CRIMINE di Genova, organizzato dall'associazione Satura col patrocinio del Comune. Il presidente dell'associazione, Mario Napoli, coordinerà una miriade d'interventi: durante i tre giorni, gli autori gialli e neri si susseguiranno con la velocità di raffiche di mitra: uno ogni mezz'ora. Alla fine della Royal Rumble un aperitivo ristoratore.
Il mio turno di buttarmi nella mischia sarà SABATO (17 NOVEMBRE) ALLE 15.30 (si parlerà, ça va sans dire di Confine di Stato), ma fin dalle 15.00 sarò in loco nello SPAZIO AUTORI a disposizione della stampa e dei lettori.
Date un'occhiata al programma (lo trovate qui), troverete nomi eccezionali: saranno presenti Altieri, Morchio, Savatteri, la Bucciarelli... Tanto per citarvene qualcuno.
Io fibrillo sin d'ora perchè avrò la possibilità di stringere la mano a Mr. Segretissimo (Alan Altieri, per chi non fosse del giro). Mi sa che mi porterò dietro qualche pezzo raro per farglielo autografare.
Appuntamento a Palazzo Stella, Piazza Stella 5.
Spero di vedervi numerosi.
Se vi va di fare un salto, sapete dove trovarmi.

mercoledì 14 novembre 2007

Aggiornamenti Scerbanenco e una recensione di CONFINE DI STATO sulla Gazzetta di Parma


Questo post anzitutto per dire GRAZIE. Grazie a tutti voi che state spingendo il mio libello al premio noir più prestigioso d'Italia. In questi giorni ho ricevuto moltissime mail di amici e lettori che si sono presi la briga di andare sul sito del NoirFest ad esprimere la propria preferenza per CONFINE DI STATO.
Grazie di cuore. E' strepitoso l'affetto che avete dimostrato e continuate a dimostrare.
Una piccola news a riguardo: proprio oggi sull'URL della kermesse di Courmayeur è stato prorogato il termine per il voto. Si può esprimere la propria preferenza sino al 25 NOVEMBRE (il primo termine alle votazioni era stato fissato al 20 novembre).
Invariata invece la data fatidica (almeno per ora): tra il 5 e il 6 dicembre la cinquina verrà resa nota.
Dita incrociate e fiato sospeso sino ad allora.
Dello Scerbanenco (e di CONFINE) si parla anche sull'edizione vercellese della Stampa di oggi.
L'articolo, che trovate qui, è a firma di Gianluca Mercadante.
E il mio romanzo è stato menzionato anche qualche giorno fa sulla Gazzetta di Parma: la recensione, assai generosa nei confronti del sottoscritto, è di Alberto Sebastiani. La trovate sia qui che nella rassegna stampa di CDS.
Tra tre giorni (non vedo l'ora) si va a Genova al Festival della Letteratura Criminale. Tutti i dettagli su queste frequenze prima del week-end.

domenica 11 novembre 2007

CONFINE DI STATO al Premio Scerbanenco


Roba forte, signore e signori. E un grande onore.
CONFINE DI STATO è stato inserito nella rosa dei 21 semifinalisti del prestigioso PREMIO SCERBANENCO promosso dal Noir Film Festival di Courmayeur.
Il premio verrà assegnato al termine dei lavori del festival (la kermesse va in scena dal 4 al 10 dicembre), ma tra mercoledì 5 e giovedì 6 verrà resa pubblica la cinquina dei finalisti.
Il giudizio spetterà ai giurati (giurati d'eccezione: Valerio Calzolaio, Tecla Dozio, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Cecilia Scerbanenco, Sebastiano Triulzi, John Vignola e Fabio Zucchella, affiancati da Nico Orengo (Presidente) ), le cui preferenze verranno sommate a quelle dei lettori e degli internauti.
Chiunque, infatti, può votare il proprio autore preferito e far sì che si guadagni a suon di preferenze il diritto alla cinquina.
Il meccanismo è piuttosto semplice e trasparente: cliccate qui o sull'enorme banner giallo sotto l'intestazione del blog. Verrete spediti alla pagina del sito del NoirFest ove è pubblicato il regolamento e la rosa dei semifinalisti. Cliccando la scritta: CLICCA QUI PER ANDARE ALLA LISTA DEI TITOLI IN CONCORSO accederete alla sezione in cui titoli e autori fanno bella mostra di sè. In mezzo a nomi illustri (BIONDILLO, GUCCINI E MACCHIAVELLI, DAZIERI E FOGLI, tanto per citarne qualcuno) c'è pure il sottoscritto.
Scegliete il vostro preferito e votatelo con un click.
Si può votare sino al 20 novembre. Una volta sola.
Che vve devo dì? Se avete amato CONFINE e trovate un minuto per andare a cliccare, potreste regalarmi un sogno.
Vi ringrazio tutti fin d'ora.

venerdì 9 novembre 2007

Biondillo mon amour: mai più senza

Di Gianni Biondillo ho parlato più o meno a tutti: amici vicini e lontani, parenti, semplici sconosciuti.

Alcuni sono diventati suoi lettori, altri sono fuggiti a gambe levate per la mia pervicace insistenza.

Di solito non sono così. Di solito mi capita un’infatuazione seriale, ma prima del terzo libro mi sono già disamorato. Non ho il tempo materiale di consigliare l’autore.

Quella che io chiamo “infatuazione seriale” è una cosa seria. Non è solo: “Gran bel libro! Mi è piaciuto un sacco, se ti capita compralo…”

È piuttosto: “Oddio, sono già a pagina 120. Non posso più fare a meno della prosa di questo tizio. Tesoro, corri a comprarmi tutte le edizioni economiche che trovi o inizierò a schiumare dalla bocca…”

E non capita spesso. Mi capitò per Genna, per Ellroy e i Wu Ming. E pure per Evangelisti.

Se nel caso di Genna o del Magister fu piuttosto semplice tenere a bada la fame: dai cinque ai dieci titoli in catalogo per ciascuno al momento in cui diventai dipendente.

Coi Wu Ming fu una rota pazzesca: lessi Q quasi subito. Dovetti aspettare un periodo che mi sembrò lunghissimo per leggere 54, ma ancora non avevo idea di cosa fosse l’attesa: aspettando Manituana sono ingrigito. Ho tamponato col metadone (i romanzi solisti del quintetto: New thing, Free Karma Food, Guerra agli umani) ma, si sa, non è la stessa cosa…

Con Ellroy il discorso fu diverso. Avevo talmente tanta roba a disposizione che finii per intossicarmi. American tabloid, Sei pezzi da mille e L.A. Confidential tutti d’un fiato. E poi tutto il resto.

Ho iniziato con un entusiasmo senza precedenti e ho dovuto prendermi delle pause: Ellroy è magistrale e caotico. I suoi personaggi ti stritolano, ti violentano, ti entrano sottopelle a tal punto da restarne invasato.

Prosa magnifica e tossica: dopo mille pagine hai bisogno d’aria fresca. Ma quella scrittura ti rimarrà addosso per sempre (vedete ben…)

Insomma, effetti collaterali a parte, questa cosa del voler leggere TUTTO di un autore non capita spesso.

Con Biondillo, credo, è stata accentuata dall’averlo conosciuto di persona.

Successe in estate, alla Libreria del Giallo. In quei giorni leggevo uno di quei libri che rimangono sullo scaffale e che ti riprometti di finire, prima o poi.

Il libro si chiamava Città in nero ed era un’antologia di racconti usciti per Guanda. Dopo dieci pagine capii che avevo fatto male a lasciare il volume così a lungo sopra quello scaffale: il primo racconto era di Gianni (un brano del Giovane Sbirro). Folgorante.

Si capiva che il protagonista di quel racconto (l’ispettore Ferraro) non nasceva e moriva in quelle righe.

Il suo modo di muoversi, di parlare, d’incazzarsi, richiedeva immediata attenzione.

Mentre finivo la short story mi arrivò segnalazione della presentazione del Il giovane sbirro chez madama Tecla.

Imperdibile.

Lasciate fare che la presentazione era doppia, e a far da spalla a Biondillo c’era il Maestro Gianni Mura: una bomba. Mattinata strepitosa.

Parlando con Gianni (Biondillo, non Mura. Quel giorno facevano tutti confusione) gli dissi del mio entusiasmo repentino (avevo appena comprato Per cosa si uccide e Con la morte nel cuore): “Voglio leggere al più presto Il giovane sbirro!”

Lui mi guardò, mi mise una mano sulla spalla e mi disse: “Non fare minchiate, che ti rovini tutta la sorpresa… È vero che Il giovane sbirro è il prequel, ma l’ho scritto alla fine della saga…”

Ho seguito il suo consiglio e nei prossimi giorni mi appresterò all’acquisto dell’anelato libello.

Nel frattempo l’ispettore Ferraro è cresciuto, ha fatto conquiste, si è imbattuto in tipi poco raccomandabili e si è fatto scopate memorabili.

Ma non è questo. Le storie, specialmente quelle buone, sono in giro: prima o poi qualcuno se le piglia.

Il punto è saperle raccontare. Biondillo non ha delle storie eccezionali (anche se qualcuna è davvero strepitosa), ma le racconta come nessun altro.

Questo signore quarantenne (o giù di lì) che di mestiere fa l’architetto, usa la lingua come nessun altro.

Un fruttivendolo siciliano, nei suoi libri, parla come un fruttivendolo siciliano. La dirimpettaia padana parla come una dirimpettaia padana. E via discorrendo.

Biondillo sa essere spiritoso, arguto, mai sopra le righe nemmeno quando i suoi personaggi passano il limite.

L’unico neo di questa penna immensa, come dice Gianni Mura, è forse quella insana passione per Mogol e Battisti.

Ma che, dico io, ci vogliamo mettere a fare una scenata per acqua azzurra, acqua chiara?