DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

domenica 18 novembre 2007

Genova in novembre: la farinata, il giallo e i cortei (Sarasso live @ Festival della Letteratura del Crimine 2007)


Trasferta atipica quella di ieri a Genova, a cominciare dalla partenza. Come al solito: ci si era organizzati per partire alle 11.00, abbiamo finito per metterci in strada alle 11.30. Con comodo…

Che vi devo dire? Alzati con calma, nutri il gatto (tonnellata di croccantini – “Devono bastarle per tutto il giorno…” -: temevo di tornare e trovarla in overdose da salmone secco), fai benzina (mica vero: c’era il pieno da giorni…).

Al casello altre due coppie d’amici vercellesi in trasferta ci aspettano scalpitanti. Un saluto dal finestrino (“Lo sapevate che oltre alla manifestazione No Global ci sono pure quella del COISP (Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia) e un raduno ultras?” / “Ehm… A dire il vero… no, non lo sapevamo…”)

E via!

Traffico poco e scorrevole, prima dell’una entriamo in città.

Io nel 2001 non c’ero, e non ricordo lo spiegamento di forze, ma c’è da dire che colonne di dodici, quindici autoblindo della Polizia a bordo Aurelia fanno effetto.

Parcheggiamo all’Acquario e una cartello intimidatorio recita: “Fino alle 18.00 la via sarà bloccata dalla manifestazione e sarà impossibile lasciare il parcheggio”.

Poco male. Magari finisce pure che ci si ferma a cena.

Macchina mollata; obiettivo: trovare Piazza Stella.

La mia dolce metà (di solito regina dell’orientamento) elabora una gustosa teoria e in men che non si dica ci troviamo di fronte al Porto Antico (800m fuori rotta, che ve lo dico a fare?). A Fatica, tramite indicazioni e mappe di google stampate male, arriviamo di fronte al portoncino di Palazzo Stella dove l’ottimo Mario Napoli, organizzatore e presentatore della kermesse, ci attende con un sorriso.

Il tempo di registrarmi e di scroccare un bicchiere al buffet malauguratamente lasciato incustodito (l’ora di pranzo era passata da un pezzo: si può mica presentar libri a digiuno?) e ci raggiunge anche Ettore.

Ettore, amico conosciuto in rete e narratore di razza, genovese trapiantato a Milano, ci fa da guida tra i carrugi e ci porta a mangiare dell’ottima farinata all’Antica Sciamadda.

Signori e signore, se non sapete cos’è la farinata (ma pure se lo sapete e vi è venuta un’improvvisa voglia di questa genovese delizia…), date un’occhiata questo video e al primo passaggio ligure non dimenticatevi di passare da questo posticino.

Farinata, birra, crocchette di patate, un’ombra di polpettone.

Ora sì che si ragiona…

Torniamo nella grande sala dell’evento e sono in corso le premiazioni dei ragazzi che hanno partecipato al concorso IL GIALLO A SCUOLA.

Resto di sale. Solo incipit di cinquanta righe, ma quello che ascolto è roba di ottima fattura.

Penso che io a sedici anni non scrivevo così. Nemmeno per sogno.

Mario Napoli, al microfono, dice che i ragazzi, di anni, ne hanno tredici. Qualcuno quattordici.

Per un attimo penso che o mi metto al passo o qualcuno i fregherà il posto. Un paio d’anni in mano a un editor come si deve e questi ragazzi sono pronti per andare in libreria.

Fine dell’ombrosa riflessione, Renato di Lorenzo mi fa accomodare tra lui e Miss Liguria (madrina del Festival della Letteratura Criminale) e iniziamo a sezionare CONFINE. Di Lorenzo indaga questioni note (la commistione di registri comunicativi) e meno note (il plusvalore dello sfondo storico in un’opera di fiction). Il fotografo entra di corsa per dirci che il corteo è appena passato.

Orecchie tese.

Niente di quello che i giornali hanno millantato, spargendo il panico a macchia d’olio. Migliaia di persone (i dati di oggi dicono centomila) in festa. Una marcia pacifica ed entusiasta. Oddìo, dice il fotografo, qualche dito medio e qualche paio di corna per le guardie a bordo strada c’è scappato, ma niente cariche. Niente disordini. Niente zuffe.

Genova è felice: il sole e il vento freddo sono la ciliegina sulla torta.

La contromanifestazione della Polizia nemmeno abbiamo idea di dove si sia tenuta. E così quella degli ultras. Ad ogni modo, per quello che ne sappiamo, da nessuna parte ci sono stati casini.

Di Lorenzo riprende la parola e si giunge all’imbarazzante momento del quiz.

‘Sta cosa me l’aveva accennata l’organizzazione. Ma senza approfondire.

Insomma, dopo aver sproloquiato sul mio libello mi tocca (ci tocca. È toccato a tutti gli autori…) inventarmi un simpatico quiz letterario per il pubblico. In premio una copia autografata di CONFINE.

Vabbuò, vabbuò… Non mi faccio prendere di sorpresa e sparo una domanda cattivissima: “Con che libro Lucarelli ha vinto lo Scerbanenco?”

Coro di “BUUUUUUU!” dalla sala. Troppo difficile.

Cambio: “Chi è il colpevole in Dieci piccoli indiani?”

Mormorii, brusio, teste basse.

Anche qui, niente da fare.

A-ri-cambio: “Visto che si parlava di Gomorra (ne aveva parlato Mario Napoli con l’autrice prima di me)… Il suo autore di nome fa Roberto. E di cognome?”

Non potete non saperla…

Cori da stadio: “SAVIANOOOOOO!”

Di Lorenzo guarda la folla e sceglie Fabrizio.

Fabrizio è simpatico e sta in ultima fila.

Dedico il libro a Fabrizio (vuoi vedere che non si chiamava Fabrizio e sto facendo una figuraccia? Nel qual caso: scusami, Fabrizio… Non ho dimestichezza per i nomi).

Applausi, congedo.

Dopo di me sul palco sale Carmelo Pecora. Carmelo è un poliziotto prossimo alla pensione e ha una splendida penna. Lavora per la Polizia Scientifica e il 9 maggio 1978 era in via Caetani.

Il suo libro, 9 MAGGIO '78 Il giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino Impastato corro a comprarlo per interesse professionale ma soprattutto per quello che Carmelo racconta.

Per come racconta quel giorno maledetto.

Non appena ha terminato di parlare, bracco Carmelo nella Sala Autori e gli strappo autografo e email.

È gentilissimo e mi sa che nei prossimi giorni ci si sentirà.

Del suo libro, statene certi, si parlerà a breve su queste pagine…

Sono le sei e mezzo, la manifestazione è finita.

In giro ragazzi felici con bandiere rosse a spalla, spazzini indaffarati e Forze dell’Ordine in sgombero.

Come si dice: tutto è bene…

Un saluto all’organizzazione, un abbraccio a Ettore e via di corsa in autostrada.

Un’ultima sosta a Vercelli per una pizza e un bicchiere con gli amici e poi casa dolce casa.

Per inciso: al nostro rientro la gatta stava bene. Espressione satolla, ha aperto un occhio quando siamo entrati in casa.

Nella ciotola nemmeno il ricordo di un croccantino.

venerdì 16 novembre 2007

Sarasso al Festival della Letteratura del Crimine a Genova


Ci siamo, manca poco.
Domattina a quest'ora sarò già in viaggio per il capoluogo ligure (bugia: mi sa che domani alle nove mi alzo, e si parte in tutta calma...). Speriamo che il tempo tenga, perchè mi piacerebbe proprio gustarmi un po' la città prima della gran kermesse del pomeriggio.
Parte oggi alle 15.30 e si concluderà domenica alle 13.00 il terzo FESTIVAL DELLA LETTERATURA DEL CRIMINE di Genova, organizzato dall'associazione Satura col patrocinio del Comune. Il presidente dell'associazione, Mario Napoli, coordinerà una miriade d'interventi: durante i tre giorni, gli autori gialli e neri si susseguiranno con la velocità di raffiche di mitra: uno ogni mezz'ora. Alla fine della Royal Rumble un aperitivo ristoratore.
Il mio turno di buttarmi nella mischia sarà SABATO (17 NOVEMBRE) ALLE 15.30 (si parlerà, ça va sans dire di Confine di Stato), ma fin dalle 15.00 sarò in loco nello SPAZIO AUTORI a disposizione della stampa e dei lettori.
Date un'occhiata al programma (lo trovate qui), troverete nomi eccezionali: saranno presenti Altieri, Morchio, Savatteri, la Bucciarelli... Tanto per citarvene qualcuno.
Io fibrillo sin d'ora perchè avrò la possibilità di stringere la mano a Mr. Segretissimo (Alan Altieri, per chi non fosse del giro). Mi sa che mi porterò dietro qualche pezzo raro per farglielo autografare.
Appuntamento a Palazzo Stella, Piazza Stella 5.
Spero di vedervi numerosi.
Se vi va di fare un salto, sapete dove trovarmi.

mercoledì 14 novembre 2007

Aggiornamenti Scerbanenco e una recensione di CONFINE DI STATO sulla Gazzetta di Parma


Questo post anzitutto per dire GRAZIE. Grazie a tutti voi che state spingendo il mio libello al premio noir più prestigioso d'Italia. In questi giorni ho ricevuto moltissime mail di amici e lettori che si sono presi la briga di andare sul sito del NoirFest ad esprimere la propria preferenza per CONFINE DI STATO.
Grazie di cuore. E' strepitoso l'affetto che avete dimostrato e continuate a dimostrare.
Una piccola news a riguardo: proprio oggi sull'URL della kermesse di Courmayeur è stato prorogato il termine per il voto. Si può esprimere la propria preferenza sino al 25 NOVEMBRE (il primo termine alle votazioni era stato fissato al 20 novembre).
Invariata invece la data fatidica (almeno per ora): tra il 5 e il 6 dicembre la cinquina verrà resa nota.
Dita incrociate e fiato sospeso sino ad allora.
Dello Scerbanenco (e di CONFINE) si parla anche sull'edizione vercellese della Stampa di oggi.
L'articolo, che trovate qui, è a firma di Gianluca Mercadante.
E il mio romanzo è stato menzionato anche qualche giorno fa sulla Gazzetta di Parma: la recensione, assai generosa nei confronti del sottoscritto, è di Alberto Sebastiani. La trovate sia qui che nella rassegna stampa di CDS.
Tra tre giorni (non vedo l'ora) si va a Genova al Festival della Letteratura Criminale. Tutti i dettagli su queste frequenze prima del week-end.

domenica 11 novembre 2007

CONFINE DI STATO al Premio Scerbanenco


Roba forte, signore e signori. E un grande onore.
CONFINE DI STATO è stato inserito nella rosa dei 21 semifinalisti del prestigioso PREMIO SCERBANENCO promosso dal Noir Film Festival di Courmayeur.
Il premio verrà assegnato al termine dei lavori del festival (la kermesse va in scena dal 4 al 10 dicembre), ma tra mercoledì 5 e giovedì 6 verrà resa pubblica la cinquina dei finalisti.
Il giudizio spetterà ai giurati (giurati d'eccezione: Valerio Calzolaio, Tecla Dozio, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Cecilia Scerbanenco, Sebastiano Triulzi, John Vignola e Fabio Zucchella, affiancati da Nico Orengo (Presidente) ), le cui preferenze verranno sommate a quelle dei lettori e degli internauti.
Chiunque, infatti, può votare il proprio autore preferito e far sì che si guadagni a suon di preferenze il diritto alla cinquina.
Il meccanismo è piuttosto semplice e trasparente: cliccate qui o sull'enorme banner giallo sotto l'intestazione del blog. Verrete spediti alla pagina del sito del NoirFest ove è pubblicato il regolamento e la rosa dei semifinalisti. Cliccando la scritta: CLICCA QUI PER ANDARE ALLA LISTA DEI TITOLI IN CONCORSO accederete alla sezione in cui titoli e autori fanno bella mostra di sè. In mezzo a nomi illustri (BIONDILLO, GUCCINI E MACCHIAVELLI, DAZIERI E FOGLI, tanto per citarne qualcuno) c'è pure il sottoscritto.
Scegliete il vostro preferito e votatelo con un click.
Si può votare sino al 20 novembre. Una volta sola.
Che vve devo dì? Se avete amato CONFINE e trovate un minuto per andare a cliccare, potreste regalarmi un sogno.
Vi ringrazio tutti fin d'ora.

venerdì 9 novembre 2007

Biondillo mon amour: mai più senza

Di Gianni Biondillo ho parlato più o meno a tutti: amici vicini e lontani, parenti, semplici sconosciuti.

Alcuni sono diventati suoi lettori, altri sono fuggiti a gambe levate per la mia pervicace insistenza.

Di solito non sono così. Di solito mi capita un’infatuazione seriale, ma prima del terzo libro mi sono già disamorato. Non ho il tempo materiale di consigliare l’autore.

Quella che io chiamo “infatuazione seriale” è una cosa seria. Non è solo: “Gran bel libro! Mi è piaciuto un sacco, se ti capita compralo…”

È piuttosto: “Oddio, sono già a pagina 120. Non posso più fare a meno della prosa di questo tizio. Tesoro, corri a comprarmi tutte le edizioni economiche che trovi o inizierò a schiumare dalla bocca…”

E non capita spesso. Mi capitò per Genna, per Ellroy e i Wu Ming. E pure per Evangelisti.

Se nel caso di Genna o del Magister fu piuttosto semplice tenere a bada la fame: dai cinque ai dieci titoli in catalogo per ciascuno al momento in cui diventai dipendente.

Coi Wu Ming fu una rota pazzesca: lessi Q quasi subito. Dovetti aspettare un periodo che mi sembrò lunghissimo per leggere 54, ma ancora non avevo idea di cosa fosse l’attesa: aspettando Manituana sono ingrigito. Ho tamponato col metadone (i romanzi solisti del quintetto: New thing, Free Karma Food, Guerra agli umani) ma, si sa, non è la stessa cosa…

Con Ellroy il discorso fu diverso. Avevo talmente tanta roba a disposizione che finii per intossicarmi. American tabloid, Sei pezzi da mille e L.A. Confidential tutti d’un fiato. E poi tutto il resto.

Ho iniziato con un entusiasmo senza precedenti e ho dovuto prendermi delle pause: Ellroy è magistrale e caotico. I suoi personaggi ti stritolano, ti violentano, ti entrano sottopelle a tal punto da restarne invasato.

Prosa magnifica e tossica: dopo mille pagine hai bisogno d’aria fresca. Ma quella scrittura ti rimarrà addosso per sempre (vedete ben…)

Insomma, effetti collaterali a parte, questa cosa del voler leggere TUTTO di un autore non capita spesso.

Con Biondillo, credo, è stata accentuata dall’averlo conosciuto di persona.

Successe in estate, alla Libreria del Giallo. In quei giorni leggevo uno di quei libri che rimangono sullo scaffale e che ti riprometti di finire, prima o poi.

Il libro si chiamava Città in nero ed era un’antologia di racconti usciti per Guanda. Dopo dieci pagine capii che avevo fatto male a lasciare il volume così a lungo sopra quello scaffale: il primo racconto era di Gianni (un brano del Giovane Sbirro). Folgorante.

Si capiva che il protagonista di quel racconto (l’ispettore Ferraro) non nasceva e moriva in quelle righe.

Il suo modo di muoversi, di parlare, d’incazzarsi, richiedeva immediata attenzione.

Mentre finivo la short story mi arrivò segnalazione della presentazione del Il giovane sbirro chez madama Tecla.

Imperdibile.

Lasciate fare che la presentazione era doppia, e a far da spalla a Biondillo c’era il Maestro Gianni Mura: una bomba. Mattinata strepitosa.

Parlando con Gianni (Biondillo, non Mura. Quel giorno facevano tutti confusione) gli dissi del mio entusiasmo repentino (avevo appena comprato Per cosa si uccide e Con la morte nel cuore): “Voglio leggere al più presto Il giovane sbirro!”

Lui mi guardò, mi mise una mano sulla spalla e mi disse: “Non fare minchiate, che ti rovini tutta la sorpresa… È vero che Il giovane sbirro è il prequel, ma l’ho scritto alla fine della saga…”

Ho seguito il suo consiglio e nei prossimi giorni mi appresterò all’acquisto dell’anelato libello.

Nel frattempo l’ispettore Ferraro è cresciuto, ha fatto conquiste, si è imbattuto in tipi poco raccomandabili e si è fatto scopate memorabili.

Ma non è questo. Le storie, specialmente quelle buone, sono in giro: prima o poi qualcuno se le piglia.

Il punto è saperle raccontare. Biondillo non ha delle storie eccezionali (anche se qualcuna è davvero strepitosa), ma le racconta come nessun altro.

Questo signore quarantenne (o giù di lì) che di mestiere fa l’architetto, usa la lingua come nessun altro.

Un fruttivendolo siciliano, nei suoi libri, parla come un fruttivendolo siciliano. La dirimpettaia padana parla come una dirimpettaia padana. E via discorrendo.

Biondillo sa essere spiritoso, arguto, mai sopra le righe nemmeno quando i suoi personaggi passano il limite.

L’unico neo di questa penna immensa, come dice Gianni Mura, è forse quella insana passione per Mogol e Battisti.

Ma che, dico io, ci vogliamo mettere a fare una scenata per acqua azzurra, acqua chiara?

lunedì 5 novembre 2007

Anche Turkemar ha un video...

Da Casa Effequ mi hanno appena comunicato che anche Turkemar, il mio "primo romanzo e mezzo", ha da oggi un video.
Non è un vero e proprio booktrailer: piuttosto un "filmato da passeggio".
Mi sa che lo vedrete proiettato a fiere e affini, e sicuramente rallegrerà diverse presentazioni.
Opera di Mastro Rupert, giovane talento dell'informatica, da un mese esatto al timone dell'ottimo sito web della casa editrice. Have a look, please...


sabato 3 novembre 2007

Seee, mo’ vola! Heroes e la mitopoiesi supereroistica in 16:9


Vieri,Del Piero e Totti sono all'aeroporto e dalla vetrata fissano un aereo.

Ad un certo punto Vieri esclama "Secondo me quell'aereo va a 600 km/h."

Del Piero ribatte "Secondo me invece va a 800 km/h."

Totti, sbigottito, chiosa: "Seee, mo’ vola !"

Questa vergognosa barzelletta deve avere all’incirca trent’anni. Con alterni interpreti nelle parti dei tre divi del pallone, circola più o meno da quando indossavo il grembiulino per andare a scuola.

Battuta vergognosa ma utile per far chiarezza su un paio di approcci possibili alla serie del momento.

Heroes ha fatto impazzire l’America e sta ben viaggiando anche da noi. Anche se, è opportuno ricordarlo, l’esordio in prima serata non è stato dei più fortunati. A sentire i ben informati, il direttore di Italia Uno Tiraboschi ha predisposto il 25 ottobre la sospensione della serie dal prime time.

Niente più eroi della domenica. Gli aficionados dovranno aspettare fino alla fine di novembre e sciropparsi flying man e Hiro Nakamura in seconda serata il mercoledì. Coppe permettendo.

Dev’essere nel dna delle produzioni fumettistiche. Ventun’anni fa, quando Dylan Dog si affacciò timidamente alle edicole, per i primi mesi vendette un bel niente. Grazie a Dio i lungimiranti di casa Bonelli videro lungo e tennero duro, perché nei mesi successivi l’albo iniziò a diventare il successo editoriale che è oggi.

Back in the days a parte, scendiamo in punta di piedi nell’analisi della serie: credo che ci siano essenzialmente due approcci possibili a questo validissimo prodotto d’intrattenimento.

A) Quello del comics-addicted

B) Quello del profano (poco importa se serial-dipendente)

Lo dico un po’ a malincuore (amo molto la serie), ma pare un dato di fatto: il fumettaro incallito si diverte pochino guardando Heroes, ed è pervaso da un costante senso di déjà vu.

Solo il profano, complice il rodato meccanismo seriale americano (gli sceneggiatori ti sfidano a fare ipotesi e congetture, ti fanno discutere con gli altri appassionati e spesso ti mortificano - tutto quel che pensavi e' sbagliato, riprova a dare un senso a questo casino -) riesce a godersi appieno lo stupore tottiano della atavica freddura.

L’altro tipo di utente è stato svezzato a questo tipo d’intreccio anni or sono (metà anni novanta, all’incirca), quando il fumetto americano mutava per diventare il maturo passatempo che è oggidì.

Vedo di scandagliare i particolari avendo molta cura di non parlare del finale (ancora ignoto a chi segue lo show su Italia 1).

Il concetto stesso del superpotere come una malattia, come difetto da nascondere, è vecchio come il cucco. Stan Lee lo pensò per i suoi X-Men quasi quarant’anni fa ed è stata la fortuna della serie.

L’approccio “i supereroi visti dall’uomo comune”, fichissimo point of view che permette di render conto dello shock dell’uomo della strada di fronte al flying man di turno, lo teorizzò Paul Dini e lo rese opera d’arte Alex Ross nel suo Marvels.

E potrei continuare a lungo.

Heroes è pieno di ottime intuizioni (si pensi, per esempio, alla gestione della tematica del viaggio nel tempo e a quella del futuro alternativo, post-atomico), ma si tratta di intuizioni datate.

Da anni l’industria statunitense del comic book lavora per estirpare l’eroe dalla sua tutina colorata e Heroes è quasi un bilancio di quindici anni di sforzi. Bilancio in attivo, senza ombra di dubbio: fa un certo effetto veder svolazzare il deputato mascellone teo-con per i cieli della Grande Mela o sopra il deserto di Vegas vestito solo di un paio di braghe del pigiama.

Però non basta per stupire l’onnivoro lettore di giornalini americani.

Per ogni personaggio di Heroes potrei citarvi un corrispettivo nell’universo Marvel, in quello DC o negli ultraversi delle editrici minori.

L’editoria a fumetti a stelle e strisce, al momento in cui Heroes appare sul piccolo schermo, ha già stravolto l’icona supereroistica, l’ha rivoltata come un calzino da anni.

E persino l’intuizione del coinvolgimento dei Servizi segreti nel complotto dei mantellati lascia il tempo che trova (se volete leggervi qualcosa di serio sull’argomento, non perdetevi la saga di Sleeper)

Eppure…

Sì, signori, c’è un eppure.

Eppure Heroes mi è piaciuto. E continua a piacermi (la seconda serie è in onda in America da qualche settimana e ho avuto la fortuna di visionare i primi episodi).

Perché, direte voi, se conosci già la storia?

Credo che i motivi siano essenzialmente due.

In primis, nonostante lo spopolare dei supereroi sul grande schermo (Spiderman, i Fantastici Quattro, il nuovo ciclo di Batman milleriano), per chi da anni si nutre di tigri di carta, godersi lo spettacolo degli effetti speciali, con gli uomini volanti, le cheerleader autorigeneranti e i geeks nipponici che viaggiano nel tempo e nello spazio è una gran soddisfazione. Datemi pure del tamarro, ma tant’è…

In secundis, perché Heroes ha nel proprio codice genetico qualcosa che gli Americani conoscono bene e che noi europei ci siamo dimenticati da un pezzo: l’epica.

C’è poco da fare, da duemila anni a questa parte amore, morte, viaggi in tutto il mondo conosciuto, sacrificio e fede incondizionata sono ciò che fa vendere milioni di copie.

Da Omero a Shakespeare, passando per Miller e i supereroi della TV.

Personaggi non troppo tridimensiali che compiono imprese grandiose. Che mettono in gioco se stessi per il futuro del pianeta.

Con tutta l’autoironia e il distacco che ci si aspetta dagli abitanti del XXI secolo, ci mancherebbe.

Ma pure sempre, in fondo, eroi.

Poche storie, nel panorama dell’intrattenimento, hanno avuto negli ultimi anni il respiro di Heroes. Persino gli Spider Man di Raimi sono troppo spompi in questo senso.

L’unica cosa che si avvicina a un sogno così ambizioso come quello della serie di Kring è l’ultimo romanzo dei KAI ZEN, La strategia dell’Ariete.

Nessuno, a parte Chabon con il libro che gli valse il Pulitzer (The Amazing adventures of Kavalier and Clay) si era spinto così in là negli ultimi due lustri (e comunque Chabon era rimasto sempre un passo indietro. Adesso un po’ sta recuperando con le storie dell’Escapista…)

Dunque, poco importa se le idee sono un po’ datate.

Le emozioni che suscita Heroes sono eterne, transgenerazionali.

Seguite la serie fino in fondo, datemi retta. E non perdetevi la prossima stagione.

Se avete sete d’assoluto, i supereroi di Kring fanno proprio al caso vostro.