DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

lunedì 22 ottobre 2007

Blog in pausa: il conducente ha la febbre


Giusto ieri parlavo con un amico conosciuto su anobii di questo blog.
Mario (così si chiama l'amico) si complimentava dicendomi che Confinedistato.com non è il solito spazio autoriale (sostitutivo dello psicanalista) ove maestri della penna descrivono per filo e per segno le proprie entusiasmanti esistenze bohémien.
Io gongolavo e rispondevo all'apice della saggezza: "onestamente, credo che ai miei lettori interessi di più della nuova legge truffa sull'editoria che della mia temperatura corporea".
Non sono passate nemmeno ventiquattrore da quando ho scritto questa mail.
E di cosa parla il primo post che scrivo da giorni?
Indovinato (non che il titolo fosse così criptico): ho la febbre, mannaggia la pupazza!
A dire il vero ce l'ho da venerdì, anche se ho tentato d'ignorarla bombandomi di BRUFEN.
Ma stamane era lì pronta ad attendermi.
Febbre, naso chiuso, catarro, voce da bambina dell'Esorcista...
Voi direte: "Ecchissene?"
Sacrosanto.
E io non voglio nemmeno tirare in ballo precedenti illustri di pezzi simili (la Bignardi, l'anno scorso, nel periodo del Salone).
Questo post giusto per dirvi che potrebbe capitare di sentirsi un po' meno nei prossimi giorni.
In tutta questa faccenda c'è di buono che, mal testa permettendo, stando a letto tutto il giorno potrò sorbirmi una quantità mai vista di serie TV, film e libri che il lavoro frenetico di questi giorni mi ha fatto trascurare.
E renderne conto per voi appena sopraggiunta guarigione.
Già nel week end mi sono dato un po' da fare: Ocean's 13, Spiderman III, 300, Dexter e i primi quattro episodi della seconda serie di Heroes.
Questa cosa che continuo a nominare Heroes e non ne scrivo mai si appresta a diventare una barzelletta.
Ora prendo pubblicamente l'impegno: non appena la serie italiana finisce, faccio un pezzo come si deve (ho già il titolo pronto, ma non spiffero nulla, nemmeno sotto tortura).
Statemi bene (almeno voi).

venerdì 19 ottobre 2007

La "longa manus" dell'authority (i blog e la burocrazia parte due)


Non so perchè, ma quando i commenti sono così ben scritti, mi sembra riduttivo rispondere in quattro righe.
Per cui ci faccio un post.
Antonella e Okappa dipingono due scenari completamente diversi sulla proposta di legge che potrebbe rivoluzionare il mondo editoriale. La notizia stmane era in prima pagina su Repubblica.it, al momento è slittata parecchio in fondo.
Antonella sostanzialmente vede la questione come l'ennesima decisone presa da chi comanda senza interpellare l'utente finale. In stile governo despota o terribile golosissima multinazionale.
Okappa ribatte che, nonostante la grancassa che la notizia ha generato per la rete, la proposta di legge deve ancora passare indenne attraverso il Parlamento per entrare in vigore.
E che comunque i blog non vedrebbero lesa la loro indipendenza anche in caso di repentina entrata in vigore del provvedimento.
Siccome la proposta è visionabile da chiunque (qui), mi sono preso la briga di analizzarla un po' più attentamente.
Le contraddizioni appaiono sin dai primi paragrafi:
dapprima si dice che prodotti audio e video sono esclusi dalla presente normativa (in quanto non prodotti editoriali). Trenta righe dopo ci si corregge. Si dice che gli audiovisivi sono prodotti editoriali "integrativi o collaterali" se escono in bundle con un prodotto editoriale.
A questi prodotti si applicano le modificazioni di normativa.
Cioè, non ti sbagliare a fare uscire un cofanetto LIBRO + DVD e promuoverlo con mezzi alternativi (vedi: Lulu.com), se no sono mazzate.
Mazzate nel senso che ti tocca compilar scartoffie, pagare un botto di tasse in più rispetto a quelle che si pagavano sino ad ora (e che rendevano lulu.com competitivo per quanto riguarda il selling al dettaglio, il print on demand.)
Inquietante è (ma che ci si indigna a fare? In questo Paese pare la prassi...) che nella riforma poco o nulla cambi per i finanziamenti pubblici ai giornali, specie quelli politicamente schierati:

Art 17 1. Sono concessi contributi diretti a favore di: (...) b) imprese editrici di quotidiani e periodici, anche su internet, che siano riconosciuti come propria espressione, anche per esplicita menzione riportata in testata, da forze politiche che, nell’anno di riferimento dei contributi, abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o almeno due rappresentanti eletti nelle proprie liste al Parlamento europeo.
Quindi, vediamo se ho capito bene:
se produco in proprio la mia cosa Audio Video o magari anche solo sulla cara vecchia carta stampata e lo vendo tramite internet divento automaticamente CASA EDITRICE e sono soggetto a tasse e burocrazia (ma soprattutto a tasse). Se lo produco con lulu.com il soggetto a tasse è lulu.com, che se la legge passa finirà per alzare i prezzi.
Se invece domattina mi sveglio e fondo una fanzine hard-core del PD, tra un annetto mi rimborsano fino al 60% (sic, andatevelo a vedere) di quello che ho speso per farla (chi controlla quanto ho speso? Lo dichiaro insieme ai reditti. Ottimo escamotage per non pagar le tasse su altri redditi cumulabili).
Se invece la pubblicazione la faccio a sfondo parafascista o veteroducesca, ci schiaffo su il logo di AN o della Mussolini e presento regolare domanda, i soldi me li cacciano subito, perchè i gruppi politici in questione hanno un rappresentante in Parlamento fin d'ora.

Dite che faccio male a sgobbare su UNITE WE STAND (a breve ne saprete di più, promesso)? A saperlo mi fondavo Il Giornale del Berlusca in Rete e dormivo lieto come un pascià.
Se avete tempo (e voglia, è un po' noiosa), spulciatela la legge, ci sono un sacco di sorpresine...

Tempi duri per i blogger: burocrazia in arrivo...


Se passa questa legge finisce che ci tocca riempire un sacco di cartaccia. E alla minima parola fuori posto saran dolori...
Cosa ancora più inquietante è l'estensione del concetto editoriale. Quasi si stesse prefigurando una reazione preventiva a rivoluzioni editoriali come quella di Lulu.
Magari sono troppo cospirazionista io...
Ad ogni modo, val la pena starci attenti.

mercoledì 17 ottobre 2007

Qualche problema in casa Google: sparizioni misteriose di commenti e post su Blogspot

E' successo tutto mentre ero offline.
Pare che il mio post sulle Secret Origins sia scomparso e ricomparso più volte, e alcuni dei commenti lasciati dal nostro affezionatissimo e super informato Mario Uccella siano stati ingurgitati a tradimento da blogspot.
A me sono arrivati via mail, ma non ne ve n'è più traccia sul blog.
misteri della rete.
Ad ogni modo, mi sembra doveroso postare l'immagine realizzata da Bolland per un numero di Secret Origins e "regalatami" da Mario.
Per le signore e signorine che non si districano con facilità nella continuity dei fumetti americani, una breve nota introduttiva: i cinque signori in doppiopetto e Borsalino che complattano in un bianco e nero d'annata sono, ça va sans dire, gli stessi della gigantografia che li sovrasta.
Semplicemente, sono in borghese.
Da sinistra a destra: Superman - Clark Kent, Flash - Barry Allen, Lanterna Verde - Hal Jordan, Jon Jonnz - Martian Manhunter, Bruce Wayne - Batman.
Una tra le cose più sfiziose dell'immagine è che il vero aspetto di Martian Manhunter è quello in verde, con mantello e splippino supereroistico.
Ho voluto postare l'immagine perchè, come dice Mario, mi pare riassuma un po' delle tematiche che si discutono da queste parti.
Ancora complimenti al dottor Uccella per la sua onniscenza.

Sarasso: Secret Origins su Booksblog.it


Lo so, ho detto che avrei scritto su Heroes. Lo farò presto. Vorrei prima che finisse la prima serie in Italia (è già finita? Avvisatemi, non la sto seguendo, l'ho vista in inglese mesi fa), di modo da non spoilerare indebitamente.
Nel frattempo, però, rimaniamo in ambito supereroistico con un tema assai caro ai comics-readers: le origini segrete. Dal Batman di Frank Miller al Carver Holden del recentissimo e geniale Sleepers ogni eroe che si rispetti ha avuto la sua occasione di raccontare com'è finito a fare ciò che fa.
Be', signori e signore. Quel momento è giunto anche per il vostro Sarassone.
Qui ci sono le mie origini segrete, raccontate in esclusiva a Manila di Booksblog.it.
Leggete avidamente ma non aspettatevi nessuna foto in calzamaglia e mantello.

martedì 16 ottobre 2007

Centoquattro: ammazza che record...


Scusate l'uscita vanagloriosa, ma questo blog non aveva mai registrato così tante visite in un giorno solo.
CENTOQUATTRO. E sono solo le undici meno venti. Capace che prima di mezzanotte si arrivi a 110.
Ora, lo so che ci sono i refresh, i ricorsivi, i curiosi e i disattenti (che tornano perchè si sono scordati).
Però permette l'emozione...
E permettemi di ringraziarvi per il vostro entusiasmo.
Con affetto,

S.

P.S.: l'immagine dite? Non ho trovato nulla di più appropriato (o di più sobrio). So sorry...

Democrazia o pallone? Cul de sac...

Io che di pallone so poco o nulla e che di politica avrei preferito parlare solo attraverso le pagine dei miei romanzi, ho finito per infilarmi in un discreto cul de sac.
Però, direbbe il saggio, "fijo mio bbello, se te le vai a cercà..."
Come dargli torto?
Partiamo dal pallone, così diamo subito saggia prova della mia incompetenza. Di mio sono granata da che mi ricordo, anche se in famiglia del calcio fregava poco o nulla a nessuno.
A parte mio nonno, che era juventino. E siccome mio nonno (il barbiere, lo stesso che mi ha insegnato le canzoni di Buscaglione. Chi si chiedesse di che parlo è pregato di dare un'occhiata al mio TURKEMAR. Che è gratis e in copyleft...) mi era molto ma molto simpatico, non sono cresciuto nella naturale dicotomia da derby.
Se vinceva la Juve ero felice perchè era felice il nonno.
Se vinceva il Toro saltavo di gioia e il nonno che doveva fare? Tenermi il muso? Finiva che, pure col fegato in subbuglio, un mezzo sorriso me lo regalava lo stesso. Dunque, pari e patta.
Per chiudere il quadretto schizofrenico nel quale si è formata la mia coscienza calcistica, mio padre a metà dell'infanzia ebbe la bella idea di regalarmi la maglia del Milan (scusa ufficiale: sulle bancarelle della fiera non c'era altro. Era arrivato troppo tardi).
Il Milan di allora era quello di Gullit e Van Basten, che con tutta la faziosità possibile era dura non entusiasmarsi se avevi dieci anni e a pallone ci giocavi tutti i giorni in cortile.
Oltre tutto, a essere sinceri, a calcio ero anche una discreta pippa, dunque quella maglia rossonera (rigorosamente in flanella. All'epoca i materiali dell'abbigliamento per bimbi eran quel che erano) era l'unico deterrente per avermi in squadra durante i sorteggi nei lunghi pomeriggi estivi.
Vedete ben voi che razza d'inguacchio.
Finita l'epoca del pallone e degli amichetti maschi, sopraggiunta l'età in cui il calcio era diventato un sport el'altra metà del cielo irrompeva brutale nelle nostre vite, il passatempo nazionale sparì per un bel pezzo dalla mia esistenza.
A parte le parentesi mondiali (lì anche la parte più snob del sottoscritto lascia spazio all'hooligan che c'è in me), non ho mai trascorso domeniche o mercoledì di fronte al televisore o allo stadio.
Quando ho iniziato a fare il mestiere che faccio, però, l'interesse per il calcio (specie quello vintage) ha invaso il mio campo di studi. Non si può pretendere di occuparsi della storia di questo paese prescindendo dalla più italiana delle passioni. Molto ho letto sul grande Toro e sulla Juve di Platini e soci. Ho rimescolato i miei primi ricordi alle immagini di repertorio dell'82, mi sono emozionato quando Facchetti se n'è andato, l'anno scorso: la sua carriera l'ho ripercorsa nei libri e tra i racconti della gente, mentre mi documentavo su Confine.
A tutt'oggi non sento l'esigenza di guardare una partita in tv, ma se mi capita per le mani un libro come LA FARFALLA GRANATA di Dalla Chiesa, è facile che lo divori in mezza giornata.
Amo troppo la storia d'Italia, e il pallone ne è parte integrante.
Discorso diverso per la politica.
Mai avuto in tasca tessere (a parte quella della CGIL. Orgoglioso tesserato da anni).
Mai sognato di votare a destra.
Vuoi per colpa della famiglia (nonno, sempre lui, partigiano e comunista. L'altro nonno socialista della prima ora. Grazie a Dio se ne andò nell'83 e non gli toccò assistere allo scempio di Bettino), vuoi per le passioni e le frequentazioni giovanili (le ragazze in gonna e tacchi alti, vai a sapere perchè, non mi son mai piaciute. E se tampini quelle con i jeans strappati, la kefiah e le camicie a quadri - flanella che ritorna prepotente in ogni fase cruciale della mia vita - prima o poi, come insegna Eco, finisci in un Kollettivo).
Per chi è della mia generazione la nascita di Forza Italia segnò il discrimine tra l'essere di sinistra e il non esserlo.
Il partito del Berlusca ci piombò addosso in un pomeriggio piovoso del '94. Seconda liceo: terra di nessuno. L'età in cui ti fai crescere i capelli e smetti di vestirti come piace a mammà.
L'età in cui le tue compagne di classe se la fanno già con quelli più grandi, e quelli più grandi sono solo di due tipi: fighetti o alternativi.
Sorrido alla vacuità delle distinzioni quindici anni dopo, e mi chiedo che mondo aspettarà i bimbi dell'asilo dove insegno, che di anni ne hanno cinque.
Ad ogni modo, a quei tempi là, la discesa in campo di quel signore basso basso spiegò a noi tutti cosa non volevamo essere. E fu diecimila volte più efficace dei discorsi dei padri e dei nonni sui fascisti.
E' quasi ridicolo dirlo, ma il discrimine iniziale fu estetico.
Quelli a modino che cercavano le bamboline senza cervello di là. E noi scafazzoni con Siddartha sotto braccio (per inciso, una palla mostruosa, ma se non lo leggevi avevi scarsissime possibilità di limonare) di qua.
A sinistra.
Penso all'ingenuità d'allora e sono sempre più convinto di quel che dissi riguardo al voto ai sedicenni: val la pena di aspettare un paio d'anni.
Ad ogni modo, partì tutto da lì. Marx e il commercio equo e solidale vennero dopo. Vennero dopo la riscoperta del mito partigiano e la condivisione dell'identià culturale. Arrivarono le scuole di partito per alcuni e i ripensamenti per altri (un vecchio compagno di allora rischiò di farsi prete e adesso è finito per fare il dirigente di cooperativa. Un altro dei Duri e Puri di allora sgobba sedici ore al giorno per una multinazionale giapponese e vota ancora Rifondazione).
Io, da allora, sono cambiato parecchio. Ma due cose sono rimaste intatte:
- Salvo Alzheimer o altre patologie psichiche non voterò mai a destra
- Da allora sogno una grande Sinistra unita.
Ho aspettato tanto, e come dite voi magari anche questa volta si tratterà dell'ennesima bufala dei furbetti del quartierino. Ma credo che valga la pena crederci.
Io credo in questa nuova formazione politica, confido nella sua serietà, ho fiducia nelle migliaia di giovani che fanno prte del movimento.
Dice: "Che, te sei tesserato?"
No, e non è mia intenzione nell'immediato futuro. Ma sono molto orgoglioso della realtà che sta nascendo.
Detto questo, chiusa la parentesi PD.
Nei prossimi post tornerò ad occuparmi di pop culture e forme di entartainment alternativo.
Mica per mancanza di schiettezza, ci mancherebbe.
E' che credo di aver molte più cose da dire sui serial americani che su Veltroni.
Qualche piccola preview: si parlerà di United We Stand, di Heroes e di serialità da American comics.
Graziea tutti voi per il calore che ha aceso questa discussione.