DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

mercoledì 7 gennaio 2009

Il ritorno dello Yeti (francese e malaticcio)

Mentre vi scrivo, Novara è sommersa da mezzo metro abbondante di neve, in casa fa freddino (18 gradi), ma fuori decisamente si gela. In più, se non bastasse, aggiungeteci che mi sono beccato la prima influenza dell'anno. Con febbre annessa, ça va sans dire...
Dunque, niente rientro a scuola per il Sarassone. Che poi, a dirla tutta, anche se avessi voluto sarebbe stata dura: scuole chiuse in tutta la città causa emergenza maltempo.
Insomma, inizio d'anno travagliato, che fa pendant con una fine 2008 faticosa ma al contempo sfiziosa assaje.
Io e la mia dolce metà abbiamo trascorso un Capodanno straordinario. Inaspettato, piuttosto impegantivo dal punto di vista fisico, ma assolutamente strepitoso.
E pensare che il programma era di starsene tappati in casa con due coppie d'amici. Sul più bello, però, gli amici ci danno buca; io e mia moglie ci guardiamo sconsolati (dura un attimo, forse meno) e decidiamo in un nanosecondo: "Parigi?", dice lei. "Parigi!", faccio io, che oltre tutto la capitale della Franza non l'ho mai vista e mi farebbe pure piacere dare un'occhiata alla Tour da vicino...
Detto fatto: è il 29 sera (alle sette, più o meno) e Mary s'indaffara per trovare un hotel. Lo scova, lo prenota, e a quel punto si catapulta in stazione ad accaparrarsi il treno.
Il simpatico capostazione quasi le ride in faccia: "Non lo sa, signora, che i treni per Parigi son tutti prenotati da novembre?"
La signora non la sa, ok. Ma il tono del capostazione meriterebbe un calcio nel sedere.
Mia moglie è una donna dalle mille risorse: non si scompone.
S'infila nella più vicina agenzia di viaggi e riesce a recuperare due voli andata e ritorno da Malpensa. A un prezzo, ovviamente, spropositato (mo' mica è tutto semplice... voi annà a Parigi e decide ventiquattrore prima de capodanno? Embè, fijo mio, te tocca pagà...).
Lady Sarassone torna a casa vittoriosa, io vacillo un minutino per la cifra appena spesa e poi via, a preparar valigie!
Un giorno di pausa per sistemare le incombenze (nutrimento per il gatto, acqua per le piante, etc. etc.) e partiamo. Lasciamo Novara la gelida mattina del 31, all'alba. Alle 6.30 siamo già sul piazzale dell'autostazione in attesa della navetta per Malpensa. Arriviamo con un anticipo mostruoso, checkiniamo in fretta e passiamo due ore a sonnecchiare in attesa dell'imbarco.
Volo sereno (e brevissimo), atterraggio morbido. Pullman fino all'Opéra, albergo a due fermate della metro. Più comodo di così...
Facciamo giusto in tempo a ingurgitare qualcosa da Mc Donald's e si parte col turismo selvaggio. Siccome son le quattro passate e non si può affrontare il Louvre alle quattro passate, trascino mia moglie al Conservatoire, al Museo delle Arti e dei Mestieri. Non che io sia un patito della scienza e della tecnica, per carità, ma in quel luogo magico e sacro è custodito il Pendolo di Foucault che, ai tempi dell'università, per circa un paio d'anni fu la mia ossessione.
Sul Pendolo (e questa volta intendo il romanzo di Eco, non il gingillino oscillante di Saint Martin des Champs) ci ho persino scritto la tesi, figuratevi. Trovarsi nella stanza in cui è ambientata la scena d'apertura del libro fa un certo effetto, devo ammetterlo...
Comunque l'ora di chiusura è vicina e ci cacciano. Anche se lo vorremmo fortemente, non riusciamo a farci chiudere dentro, come Casaubon...
La sera il proposito è quello di attendere la mezzanotte sui Campi Elisi, ma mettici la cena greca a Bellville, mettici la stanchezza di tutto il giorno, mettici i ragazzini parigini sovraeccitati che alle undici già scagliano magnum in metropolitana... mi sa che siam troppo anziani per tutta 'sta vita.
Ci rifugiamo in albergo con una mezza boccia di Mumm e chi s'è visto s'è visto...
L'indomani sveglia prestino e visita estenuante alla città intera. Tutti i musei, mannaggia, sono blindati (e ci mancherebbe pure, è il primo dell'anno...), per cui non ci resta che goderci l'esterno.
Peccato per i meno tre gradi centigradi (si notino le foto del Sarassone modello Yeti abruzzese...)
"Non sarà certo il gelo a fermarci", tuono io. E in un sol colpo visitiamo TOUR EIFFELL, NOTRE DAME, MUSEO ORSAY (da fuori, siamo di fretta e poi è chiuso...), CAMPI ELISI e MONTMARTRE...
Dopo la salita di Montmatre io ho quasi una sincope, ma non mollo. Ancora un passaggino al Molin Rouge e poi, finalmente, pappa, doccia e nanna.
Il giorno due è di festa, perchè riaprono i musei e soprattutto perchè arrivano gli amici.
I coniugi Pispisa sono di passaggio in città ed è d'obbligo incontrarsi.
(Sì, sì, noi scrittori siamo proprio come i VIPS della tivvù: siamo tutti amici e quando andiamo nei posti fighi ci andiamo tutti insieme, che te lo dico a fare...).
Guglielmo e Germana li becchiamo per cena, e consumiamo un gustoso pasto a base di carnazza in un ristorante molto grazioso (e dotato di un gatto ciccionissimo e simpaticissimo: Maurice, che si siede a tavola con noi, con grande orrore di Germana...;-)) dalle parti del Pantheon. Prima, però, abbiamo tutto il tempo di smazzarci il LOUVRE e LES INVALIDES.
Il giorno dopo, di buon mattino, con piemontesissimo anticipo sull'ora di partenza, ci trasciniamo all'aeroporto e, dopo parecchie ore attese a imbarcare, volare, sbarcare, tornare in autobus, tornare in macchina, finalmente siamo a casa.
Il tre mattina reggo, reggo pure il quattro, ma per il 5 di gennaio, che te lo dico a fare, ho già 38 di febbre: com'è che diceva quella réclame? Tutto questo movimento... mi fa bollire la lingua!
Nel mio caso, bolle la fronte... che vvo ffà...
Alla fine della breve gita mi porto a casa delle certezze inoppugnabili:
1) La tomba di Napoleone è paurosa. Gigante, da brividi.
2) La Gioconda è minuscola e non è 'sto granchè, a dirla tutta...
3) LA CITTA' PERFETTA di Angelo Petrella è un libro della Madonna (l'ho letto più o meno tutto in viaggio)
4) La Tour Eiffell è marrone (non lo sapevo...)
5) I coniugi Pispisa sono persone meravigliose.
Poi dicono che a star sempre in giro non s'impara nulla...

13 commenti:

harlot ha detto...

C'erano i diabolici almeno?

Anonimo ha detto...

Mais monsieur Sarassò, que-est-ce que vous fait? Et le Père Lachiaise?
Jim Morrison, Victor Hugo, Arthur Rimbaud...
Desormais vous, monsiuer Sarassò!
Desormais...

Mario Uccella

Simone Sarasso ha detto...

@Harlot: Imballato di diabolici (visibili accanto a mia moglie nella foto con Pendolo...)
@Mario: il tempo è stato tiranno e le forze, si sa, son limitate... Tochherà tornare un'altra volta per colmare le lacune...

Steve ha detto...

Non è proprio possibile che tu abbia il fisico apparente di un camionista e la resistenza fisica di un africano al polo nord...

Simone Sarasso ha detto...

@Steve: Noi camionisti africani del Polo siam delicati di costituzione...

Anonimo ha detto...

Ciao Simone

quando ho visto Parigi ho pensato a una città molto "avanti" rispetto alle nostre. Una dimensione europea. Anche io ho mangiato in un grazioso ristorante nei pressi del Pantheon. Sarà lo stesso?

Buon anno
Francesco (ex "eco" friend)

Simone Sarasso ha detto...

@Francesco: Ciao amico milanese! Non so se il ristorante fosse lo stesso: se anche tu come me ti sei fatto catturare un botto di piccioli mi sa di sì... (dannati franscesi...)
Per quanto riguarda l'essere "avanti", direi che hai ragione: pensa solo alla metro, che arriva ogni tre minuti giorno e notte. A Milano neanche nelle ore di punta...

Anonimo ha detto...

È un attimo

Francesco

baba ha detto...

ahaha
"la tour eiffel è marrone"
bellissimo! :D

Simone Sarasso ha detto...

@baba: Giuro! Posso provarlo! Ho delle foto che lo dimostrano! E poi, sì... forse lo sapevo ma davvero non me l'aspettavo marrone... ecco.;-)

baba ha detto...

sì sì, lo so, l'ho vista anch'io, ma mi ha fatto troppo ridere la frase!
ma la seconda foto è un fotomontaggio?

Simone Sarasso ha detto...

@Baba: nel senso che ho applicato mia moglie e i bambini su una vecchia foto di repertorio del Pendolo? Sì, mi hai scoperto...

Anonimo ha detto...

Se è per questo è un fotomontaggio anche la terza, visto che alle spalle dello Yeti ammalato c'è il bordo nero dell'ombra...

Mario Uccella