DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

giovedì 19 luglio 2007

Quant'è bella la tivvù...

La trasmissione qualcuno l’ha vista è qualcuno no. Ad ogni modo è stato parecchio interessante, specie quando De Blasio mi ha chiesto: “Perché non ne fa un film di questo CONFINE DI STATO?”, e io ho moderatamente risposto: “Perché non ho una lira in saccoccia?”.
Risate e auguri sul film che sicuramente verrà.

Speremm…
In ogni caso, se mai succedesse, voi siete testimoni, De Blasio vede il futuro.
Trasmissione a parte, però, mi piacerebbe raccontarvi un paio di cosette su Milano e sulla tivvù vista dal vostro pratico campagnolo.
Spronato dal sapiente editor con un post su questo medesimo blog, la famiglia Sarasso parte stipata nelle ruggente Smart Biposto verso le sette meno un quarto (notare che il collegamento era alle dieci…).

In statale, perché in autostrada i camion se la fumano la mia Smartina 600.

La navigatrice ufficiale (santa donna che mi sopporta e mi segue per mezza Italia a bofonchiare del mio libello. D’altronde m’ha sposato, che ci può fare, ormai?) è dotata di mappe ViaMichelin dettagliatissime, che in men che non si dica ci traghetta attraverso Trecate, Magenta, Vighignolo, Settimo e finalmente Milan (che l’è sempre un gran Milan…).
A quel punto imbocchiamo Via Novara, e un nugolo di stradine e stradette dai nomi impronunciabili (Harar, Dessié, Axum, ecc.). Tutto perfetto, dritti come un coltello, finchè…
Finché da vero maschio italiano alla guida decido che “Mi ricordo, da qui la so! Giriamo a sinistra!”

PERSI.

Tre quarti d’ora per ritrovare il dannato Corso Sempione.
Di nuovo sulla retta via, la gentile consorte mi ordina di parcheggiare (per evitare di trovarci in meno di mezz’ora a Bergamo).
Scendiamo e cominciamo a fare due passi. “Tanto, cosa vuoi che sia? Corso Sempione quanto sarà lungo?”
Beh, corso Sempione è lungo, ve l’assicuro.
Dal numero 96 al numero 27 a piedi. Risultato: vesciche che te le raccomando (merito anche delle scarpe nuove, messe per l’occasione. Ma sarò furbo?).
Di riffa o di raffa, sono le nove e noi si bussa alla guardiola della RAI.
Mi qualifico e l’usciere, se potesse, mi darebbe una pacca sulla spalla mentre mi dice: “Se vuole, io la faccio entrare, ma il collegamento è alle dieci, non ci sono né bar né intrattenimenti. Solo un salottino caldo con una TV….”
Hai capito la RAI?
Andiamo a prendere un bel caff
è, va. Altri duecento metri (andare e duecento tornare) e praticamente zoppico nelle mie scarpette nuove nuove da ventiquattro eurucci in saldo.
Nove e trentacinque: finalmente è ora.

Tensione.
L’usciere mi dice che
è facile, che non mi devo preoccupare. Mi fa pure un pass (guardate un po’ che sciccheria…) e via, al secondo piano.
Quando arrivo nello studio, mi accorgo di essermela immaginata diversa, la TV.
I corridoi sono di linoleum, proprio come li avevo descritti in Confine di Stato (notare che là parlavo del ’62), lo studio è quello del TG3 e la scrivania e il maxischermo (finto) sono in un angolo. Io mi siederò al centro della stanza, su una bella sedia girevole con dietro una fetta di greenscreen.
La trasmissione si ved
e nel monitor della camera che mi inquadra a un metro e mezzo dalla faccia (questo non lo sapevo, giuro. Ero terrorizzato dall’idea di dover parlare a una telecamera con un occhio rosso e ascoltare Carlo De Blasio in auricolare…).
In diffusione la trasmissione.
Tanto simpatica la gente che mi accoglie. Quel burlone di Guido che mi dà dell’acqua e mi fa contare al contrario (mannaggia a te…), un signore tatuato gentilissimo che mi infila il microfono sotto la camicia e un altro signore coi capelli ricci che mi fa dei segni e smanetta col suono.
Per il collegamento ci vuole un po’, e così faccio in tempo a rilassarmi.
Alla fine va tutto benone, De Blasio è gentilissimo e parla della dimensione visuale del romanzo.
In venti minuti siamo fuori onda.
Giusto il tempo di stringere qualche mano, salutare, gustare un gelatino alla frutta (meritatissimo) e tornare al nostro paesello con la consapevolezza di essere il primo della mia stirpe ad essere finito dentro la famigerata scatola d’intrattenimento.

mercoledì 18 luglio 2007

Doppio appuntamento col Sarassone tra radio e tv

Cari amici vicini e lontani (come diceva quel tizio...), oggi si rischia la sovraesposizione da Sarasso.
Eh già perchè tra un paio d'ore, ossia verso le 15.30 sarò in diretta su Facoltà di Frequenza, storica radio univeristaria dell'ateneo senese. La trasmissione si chiama Demoni e mi intervisterà il sapiente Cataldo Bevilacqua (vera e propria autorità riguardo la semiotica del noir ed esperto conoscitore di Ellroy). Potete ascoltare la diretta dal sito della radio, in streaming qui. Basta avere un player tipo Windows Media Player o Winamp e cliccare su SENTI.
Alle 21.00, invece, volerò in quel di Milano (volerò si fa per dire: io e la mia mogliettina ci metteremo in viaggio sulla nostra pratica Smart Biposto alle sette e rimarremo imbottigliati in tangenziale alle sette e mezza...) a partecipare alla trasmissione Tempi Dispari, condotta da Carlo De Blasio su Rainews24. Lo so, si vede solo col decoder del digitale terrestre, ma che vo ffa?
Sulla stessa sedia dove poggerò il mio onorevole deretano, nei giorni scorsi si sono seduti personaggini come Luttazzi o il prcuratore Grasso. Tanto per dire...
Il che mi lusinga non poco.
I dettagli (e, a tempo debito, lo streaming della trasmisssione), qui.
Se siete liberi, buttate un occhio, ok?
Ah, un ultima cosa: non voglio commenti sulla mia forma fisica, perchè si sa che è la tele che ingrassa, non la teglia di lasagne che ho appena finito di scofanarmi, ok?

Una nuova (vecchia) recensione per Confine di Stato

Grazie alla dritta dell'amico pignolo Massimiliano Di Giorgio ("interrompente precisante"), aggiungo alla lista delle recensioni di Confine quella di Novamag.
L'articolo, particolarmente benevolo col sottoscritto, è in giro da un po'. La versione attuale è riveduta e corretta, ma l'originale venne pubblicato addirittura dalla Reuters.
Gran bel pezzo, vale la pena di buttarci un occhio.
Lo trovate qui. Oltre che nella colonna delle recensioni.

martedì 17 luglio 2007

Caprese con bufala


Fede non è venuto. Ma ha chiamato Cecchi Paone.
Questo il succo della cosa. Ma andiamo con ordine…
Sabato mattina sveglia a un’orario indecente (le quattro meno un quarto) dopo una notte insonne (l’ansia della partenza, che vo ffa?). Doppio caffè e via in autostrada fino a Milano e poi in tangenziale fino al deliziosamente economico Linate Parking.
Arrivo in aeroporto, freschi come delle rose, alle 5.30.
Stupiti della levataccia di massa dalle proporzioni titaniche (aeroporto gremito. Manco a Fiumicino ad aspettare l’italia di ritorno da Berlino…)

In qualche modo riusciamo a checkinare la enorme valigia verde che ci accompagna da un po’ in giro per il mondo. Imploro mezza sigaretta prima della partenza, chiedendo a mia moglie perché la valigia che ci servirà per tre giorni a Capri pesa di più di quella che c’è servita un mese in Indonesia.

La mia dolce metà sorride e sbatte gli occhioni: “Perché Capri è Capri…”.

Aaaahhh, allora…

Sono fuori a fumare e a momenti mi gioco il passaggio per Napoli: “Last call for Mr. And Mrs. Sarasso…”

Arrivo, arrivo…

Sull’aereo muoio di freddo e leggo il nuovo De Cataldo. Pietro Cheli, di Diario, mi ha fatto una testa così: non leggerlo. Non è all’altezza di Romanzo criminale e bla, bla bla… M’aveva quasi convinto.
Meno male che non gli ho dato retta. Nelle mani giuste è fichissimo. Ne divoro settanta pagine in un soffio.Non chiudo occhio nonostante l’abbiocco feroce.
E in meno che non si dica: “We’re now landing in Capodichino…”
Fuori dall’aeroporto c’è Napoli. Ed è la prima volta che la vedo.
Aria di mare e gas di scarico. Sui motorini quasi tutti hanno il casco. In strada si vende, mura sgarrupate fanno a pugni con le antenne paraboliche. Un manifesto enorme mi sbatte in faccia la realtà: Napule: comm’è bell…
E mi sento solo un nordico piccolo piccolo (metafora innocente, nonostante il quintale che mi porto appresso…) che ancora non ha visto nenti di questo Bel Paese. Anche se si affanna a scriverene in lungo e in largo.
Al molo del Beverello ci arriviamo in orario. Anzi, in anticipo. E il traghetto è già là ad aspettarci.
Nemmeno in Svizzera i trasporti funzionano così. A Milano avrei già accumulato un ritardo di un’ora.
Tanto per dire i luoghi comuni…
Un’oretta di mare, e poi: BUM!
Capri.
Come ve lo spiego? Sul molo lungo e stretto di Marina Grande si parlano tutte le lingue del mondo.
I giapponesi sorridono e i marinai ci conversano in napoletano.
Una bimba scura scura sembra un panzarotto con gli occhi azzurri.
Qua ogni donna è femmina e ogni uomo è uomo.
Tutti sorridono e aiutano.
Gli autisti del pullman si fermano se chiedi.
Tutti pagano il biglietto.
Si può parlare al conducente. Anzi, il conducente non smette di raccontarti quant’è bella casa sua.
L’albergo ad Anacapri leva il fiato. Costanzo, il gestore, mi mette una mano sulla spalla e strizza l’ochio quando mi vede a bocca aperta: “Prima volta a Capri, dottò?”
Annuisco goffo e lento.
Costanzo è a suo agio: “Vede là? Quello è il Golfo di Napoli. E quando è mal tempo e il vento spazza la foschia vede fino a Salerno…”
La mia bocca rimane spalancata. Non ne vuole sapere di chiudersi.
Una pizza è d’obbligo, visto che è quasi ora di pranzo.
Non vi dico nulla. Mangio pizza da quando riesco a pronunciare la “z”.
Ma dopo il primo morso realizzo di non averne mai mangiata una così.
Fate voi…
Si ritorna su e sveniamo nel lettuccio preparato a regola d’arte: welcome, pennichella..
Alle sette sono presentabile (a parte il funereo pallore che mesi e mesi chiuso nel mio studiolo a battere sulla tastiera mi ha donato…) e il signor Agostino Ingenito, presidente della Pro Loco di Capri, dà il via alle danze.
Non voglio tediarvi con i dettagli della presentazione. Basti sapere che va alla grande e una signora in lino grigio si asciuga gli occhi quando parlo delle vittime di Piazza Fontana.
È una cosa istituzionale, per cui ci sono pure l’assessore e la targa di Socio Onorario della Pro Loco di Capri.
Quando chiedo ad Agostino come mai niente Fede, con infinita eleganza alza le spalle.
“Il dottore è sull’isola. Ma ha preferito non introdurla personalmente…”
Che Emilio si sia accorto che mangio i bambini?
Ad ogni modo va tutto a tarallucci e vino, perché Mary e io veniamo rapiti da una coppia strepitosa che ci invita per cena a casa loro insieme ad Agostino.
Credo onestamente che la cena sia il punto più alto della due giorni partenopea.
I padroni di casa sono napoletani facoltosi (ma forse facoltosi è riduttivo…), coltissimi e decisamente non di destra.
Parliamo di politica, di libri e del Paese Reale, e me ne vado da casa loro con una lezione che non mi scorderò tanto in fretta: “Napoli non è solo camorra è munnezza. Non c’è solo la Napoli di Saviano, ricordatelo. C’è ancora speranza per questa città…”
Siamo sulla porta a incrociar baci e abbracci, quando il telefono di Agostino squilla.
La cosa va per le lunghe. Lo vedo annuire. Si salutano con un "Ciao, caro."
Mi dice che era Cecchi Paone. Si scusava tantissimo di non essere intervenuto alla presentazione. Dice che mi vorrebbe a Positano.
Io allargo le fauci e sorrido: “Ok, nessun problema.”
Agostino mi dice: “Attento Simò… Che lo sai che Alessandro tiene un viziaccio…”
E io di colpo torno al mondo vero. Realizzo qual è il viziaccio di Cecchi Paone.
Mi ricordo che l’ha tirato fuori davanti a un sacco di gente l’anno delle elezioni.
Che ultimamente, come lui, ce n’è un sacco in giro. Fanno pure le manifestazioni in piazza.

E io non è che mi trovi tanto a mio agio con loro…
A dirla tutta mi fanno paura.
Alessandro Cecchi Paone è uno di quelli. Alessandro Cecchi Paone è di Forza Italia.
Farò meglio a guardarmi le spalle a Positano.

venerdì 13 luglio 2007

Nasce Hot Stuff, la sezione dei consigli

Come i più svegli tra voi avranno prontamente notato, nella sovraffollata colonna di destra di questo blog è nata la sezione Hot stuff. La utility, di donnasummeriana memoria, viene subito dopo l'elenco dei link (Cool stuff manco pe' gnente...) e sarà in soldoni un cliccabile elenco di (splendidi) pulsanti che rimanderanno a luoghi ameni. Almeno secondo il sottoscritto.
Si comincia con il sito di Leggendario, trasmissione che parla di libri in onda sui canali 903 (dal lunedì al venerdì alle 20.00), 905 (dal lunedì al venerdì alle 18.15) e 916 (dal lunedì al venerdì alle 21.00) di SKY.
Io stesso ho scoperto la trasmisssione attraverso questo blog. Valeria Botta, redattrice del programma, mi ha contattato postando un commento su questa piattaforma.
La connection tv-letteratura, di questi tempi, è cosa rara. E la programmazione mainstream di solito snobba il mestiere di scrivere (quanto meno nelle fasce privilegiate).
Per cui, quando si viene a conoscenza di certi spazi, è bene segnalarli.
Buona visione, dunque...

Wu Ming 2: last answer

E, dopo la mia risposta alle critiche, l'ultima risposta di Giovanni Cattabriga (WM2).
Giusto una chiosa al nostro dibattito sulla sostanza narrativa di Confine di Stato.
Anyway
, una chiosa di un certo peso.


Caro Simone,
Aeroplano, Fonso e il maggiore Lupo dicono che ti perdonano volentieri: fatti giusto un bicchiere alla loro salute. Stella Rossa vince!
Come prevedevo, molte scelte che hai fatto nel romanzo, e che mi hanno lasciato perplesso, sono fatte a ragion veduta. Questa è la cosa fondamentale, la consapevolezza, che non elimina le critiche, ma permette di tracciare sempre meglio il proprio percorso.
In questo senso, rispetto alle cose che dici del Mago, mi viene da dire che se la tua convinzione è quella - inserire flash di lsd in un manifesto anni Sessanta - allora gli acid moments dovrebbero essere un decina... Un'operazione del genere regge tanto meglio quanto più il lettore si rende conto che quello è il romanzo, non una svista, una scivolata. Dieci maghi al posto di uno ed ecco che tutto appare voluto, calibrato, studiato.
L'unica mediazione possibile, è quella al rialzo.
Ci sentiamo sul blog.
abbracci,
Giovanni

giovedì 12 luglio 2007

La mia risposta a Wu Ming 2

Le critiche le avete lette. Roba forte, non c'è che dire.
Adesso è tempo che sentiate l'altra campana.
Di seguito la mia mail di risposta a Giovanni.
OCCHIO A UN PAIO DI COSE:
1) Nella mail faccio riferimento a uno scritto, una sorta di Dietro le quinte di Confine di Stato. Il testo faceva parte dei Contenuti speciali della Prima edizione di Confine, l'edizione Effequ.
Quel testo non c'è nella versione Marsilio, ma tra pochi giorni sarà online qui. Magari lo metterò anche su questo blog, vediamo come vanno le cose, ok?
2) Non è proprio uno SPOILER, ma poco ci manca. Nella mail si dice qualcosa del prossimo volume della trilogia. Qualcosa sui personaggi. Se non volete sorprese, please, don't read.
Tutto chiaro?
Ok, si va.

Caro Giovanni,
grazie.
Grazie per il tempo che hai dedicato al mio lavoro.
Grazie per l’attenzione, l’inc
oraggiamento, la delicatezza.
Grazie per avermi trattato come un fratello minore e non come un allievo zuccone.
Sono cose che non si dimenticano.
Specie se il tizio che te le scrive è uno di quei cinque che, con i loro libri, ti hanno spinto a mettere nero su bianco le tue ossessioni.

E adesso veniamo alle critiche, punto per punto.
Partendo dal fondo.

La gaffe partigiana.
Non c’è che dire: bella figura di merda.
Mi sa che a stretto giro scriverò qualcosa sul mio blog (http://confinedistato.blogspot.com/) per spiegare la caciana (si dice così da queste parti) e tentare di rimediare. A mia (parziale, esile) discolpa posso solo dire che, dovendo scrivere di Riviera partigiano, l’immagine che continuava a frullarmi in testa (merito del libro, ma credo soprattutto del disco degli Yo Yo) era quella tratteggiata dalle parole di Ettore. E giuro che l’ho letto Fenoglio, ma non è tornato a galla…
Così ho finito per citare col cuore ma senza la cabeza.
Chiedo scusa a voi. E anche se i diretti interessati non ci sono più, trovate il modo di riferirglielo…

Il golpe e l’incursione cubana.
Il golpe non era previsto. Non in questo volume, almeno. Ovviamente hai visto giusto: sto pensando al dicembre del ’70 e a Borghese.
Con la fumata bianca del colpo di Stato dell’Immacolata si aprirà Settanta, ossia il secondo volume della trilogia.
È altresì vero che la virata narrativa è stata dettata dalla fretta di chiudere. Ricordo quando scelsi di inserire Giangiacomo Feltrinelli nel libro. Fu, ancora una volta, colpa di Boatti. Mentre studiavo Piazza Fontana, il suo nome fece capolino, e mi innamorai del personaggio. Narrativamente la caccia all’uomo era una bomba, poteva dare un sacco di soddisfazioni. Sull’onda dell’entusiasmo arrivò pure l’incursione a Cuba. Fu il trasporto emotivo verso Ellroy, più che l’attenzione alla coerenza strutturale della storia, a muovermi.
E incursione a Cuba fu. A quel punto ero molto distante da dove ero partito. E la storia bisognava finirla con la chiusura di un conto personale. Quello tra Sterling e l’Editore.
Vedi, qua iniziamo ad avvicinarci ad uno dei punti fondamentali che separano la mia scrittura dalla vostra (che della vostra e del vostro “metodo” è pur figlia): io incedo volentieri nel mainstream e nel maranza. E subisco il fascino della tamarrata tarantiniana infinitamente di più di quello della verosimiglianza storica. Ma ne parlerò meglio quando sarà ora di tirare le orecchie al Mago.

Il Mago.
Ci siamo. Qui c’è il nucleo della mia poetica. E con quello che dirò di seguito non voglio dire che non condivido le critiche che mi hai mosso. Hai ragione riguardo alla sua inesistente funzione narrativa. Tanto più considerando che non ho nessuna intenzione di farlo tornare, almeno non nel secondo volume della trilogia.
Il Mago è la nota stonata, la voglia di inserire un flash da lsd dentro un manifesto pubblicitario degli anni Sessanta. Volevo raccontare la storia di Superman di Ennis. Volevo che fosse Ennis a raccontarla. E volevo che la raccontasse come Bill parla di Superman a Beatrix Kiddow nel capolavoro di Tarantino.
Questo vorrei fare. Vorrei essere in grado di costruire un bel meccanismo che parli del nostro Paese col gusto e la sensibilità del cinema di Mr.T.
Dunque, il Mago: ho voluto che uno squarcio sulla società americana stesse in bocca ad un tizio tutto matto.
Considerando le reazioni (a parte qualche fumettaro incallito e il mio primo editore, il Mago non piace quasi a nessuno), probabilmente ho imboccato la strada sbagliata. Ma le intenzioni erano precise.
Le tentazioni saranno ancora più forti nel prossimo volume. Tanto per dire, tra i vari personaggi, ce ne sarà uno disegnato sulla falsa riga di Maurizio Merli. Bisognerà, come dici tu, stare accuort…

Trama.
Trama non era un personaggio in origine. Era la risposta all’esigenza di mettere ordine nel casino del caso Montesi. Se io non capivo qualcosa su come funzionava la Storia, la mia perplessità passava a lui.
Il sapore di poca chiarezza mi è comunque rimasto in bocca anche dopo la chiusura del romanzo. E Trama ne ha patito le conseguenze.
La tua, però, è stata la sola critica nei suoi confronti. Benché io non fossi molto convinto della compiutezza del suo ruolo, a molti è piaciuto. A molti (direi a tutti quelli che hanno letto il libro) è sembrato necessario.
Lo è sembrato anche al palato difficile di monsieur Pietro Cheli (la parte su Ester è quella che ha amato alla follia). E tu sai quanto sia difficile andargli a genio…

Sterling.
Se parliamo della sua bidimensionalità, torniamo al discorso sulla poetica del romanzo. Sterling volevo che fosse un cattivo da fumetto anni Trenta. Da film di indiani e cowboy. Male puro, senza spessore. Non vorrei però dilungarmi qui, su di lui. Credo di aver spiegato abbastanza comprensibilmente la cosa nel DIETRO LE QUINTE presente nella prima edizione e tagliato (per ragioni di spazio e di prezzo di copertina) nella nuova Marsilio edition. Ti allego il file: se ti va di dargli un’occhiata (senza badare al fatto che è scritto molto sopra le righe) potrebbe chiarirti qualche idea sugli intenti.

Questo è quanto.

Un abbraccio,

Simone