DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

martedì 9 giugno 2009

TERRA DI NESSUNO

Ladies & gentlemen,
è con immenso piacere che annuncio l'uscita dell'album UWS - TERRA DI NESSUNO ad opera del sottoscritto e della strepitosa ciurma di IL MIO NOME NON HA IMPORTANZA.
Per ascoltare l'album (5 pezzi per un totale di 15 minuti) non dovete fare alto che premere play sul player qui sotto.



UWS - TERRA DI NESSUNO è la sonorizzazione dell'omonimo racconto contenuto nella raccolta VOI NON CI SARETE, a cua di Alessandro Bertante ed edita da Agenzia X.
Questo è lo spin - off più corposo che abbia mai mai scritto per ampliare l'universo di UWS. Ed è decisamente il mio preferito.
Sentirlo trasformato in un beat martellante sotto la mia voce nasale è una bellissima emozione.
Godtevelo!

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In chiusura, un paio di segnalazioni stampa.
Su Novamag è uscito un lungo e lusinghiero articolo sull'EPICA DI SETTANTA. L'ha scritto Alessandra Buccheri.
Su molti siti, invece, sono comparse recensioni e segnalazioni del mio secondogenito. Non potendo davvero star dietro a tutto, cito quelle che mi sono capitate sotto gli occhi (giuro che non appena ho un minuto, aggiorno la rassegna!) In rigoroso ordine sparso: CUT - UP, UNO e NESSUNO e LA VOCE.

lunedì 8 giugno 2009

Carpet Beaters live @ Libreria Lazzarelli - 24.05.09

Gentile pubblico,
una vera chicca. Al termine della presentazione novarese di SETTANTA, lo scorso 24 maggio, un manipolo di valorosi imbracciò chitarre e batteri elettroniche e mandò in visibilio la platea con un pezzo da antologia. Tutti noi ignoravamo che tra il pubblico si annidasse un fan telecamera-munit, eppure...
Ecco la storica testimonianza di quel magico evento:

sabato 6 giugno 2009

Interviste, radio, ricchi premi e cotillons: il tour di SETTANTA e il nomadismo

Cari amici vicini e lontani,
un brevissimo aggiornamento sugli appuntamenti dal vivo col vostro autore (ormai, ahimé...) under cento preferito:
ieri sono stato su Radio Popolare con l'ottimo Mauro Gervasini. E' stato molto interessante, soprattutto grazie al feedback immediato via facebook.
Domani, alle 13.00, sarò ospite di Luca Crovi su Radio Rai 2 a TUTTI I COLORI DEL GIALLO.
Stamattina ho registrato un intervento che andrà in onda su RCS RADIO VERONA mercoledì 10 giugno alle ore 13.00. Per chi avesse voglia e tempo di ascoltare, qui c'è il link al sito della radio.
In questi gioni sono usciti sui giornali alcuni pezzi particolarmente lusinghieri nei confronti del mio secondogenito. La rassegna nella colonna di destra del blog è aggiornata, ma vi segnalo in ogni caso i pezzi più significativi:
L'intervista di Barbara Baraldi per SICK GIRL MAGAZINE.
La recensione sull'edizione vercellese de LA STAMPA firmata Gianluca Mercadante.
Quella su Liberazione ad opera di Davide Turrini.
L'anticipazione su Carmilla.

Prossima data live: sabato 13 giugno (sera) su PUNTORADIO. Maggiori dettagli a breve.

State bene, gente!
Ci sivede (sente, legge) in giro.

giovedì 4 giugno 2009

SETTANTA su Carmilla


Un'anticipazione del mio nuovo romanzo sul prestigioso magazine diretto da Valerio Evangelisti e Giuseppe Genna: qui.

martedì 2 giugno 2009

Genova & so much more: letture passate e scritture future

Sono un po' di corsa, ma due cose ve le devo proprio raccontare: la prima ha a che fare coi viaggi, le "trasferte" come le chiamo io, la seconda coi libri; quelli già stampati e quelli ancora da scrivere.
Ma andiamo con ordine: sabato scorso, ovvero sabato 30 maggio, sono partito alla volta di Genova. Ad accompagnarmi Stefano, il mio migliore amico, che già aveva seguito la carovana del NIE in Franza. Si parte comodi comodi verso le undici, ci si impianta alla'altezza di Masone e si sconta un'infinita coda sino a Pegli.
Quando l'ora di pranzo è passata da un pezzo parcheggiamo davanti a un hotel che sta proprio al numero civico del nostro ma che non si chiama come ci avevano detto. Allora telefono: "Sì, pronto, mi scusi... sono parcheggiato proprio qui davanti ma non vi trovo. Non vedo l'insegna Hotel Standard..."
E qualcuno risponde: "Hotel Soglia, signore. Entri dove c'è scritto "HOTEL SOGLIA"..."
"AH, BE', TUTTO CHIARO...", penso. Non c'è come la comunicazione ligure...
Entriamo, molliamo le valigie ed è già un'ora assurda, per cui vediamo di mettere qualcosa sotto i denti. C'è un bar niente male sotto i portici dove i panini sono squisiti, la focaccia che te lo dico a fare e l'aria sa un po' di mare (o forse è solo suggestione, tanto siamo gasati per la vacanza...); ci fermiamo a scofanare lo scofanabile.
Terminato il pranzo, non abbiamo molto tempo prima del rendez vous con la nostra ospite, per cui ci diamo una sciacquata e sveniamo un millisecondo in camera.
Giovanna Profumo, l'incaricata del Comune di Genova, ci viene a prendere in taxi. E' davvero simpaticissima e chiacchieriamo fino all'hotel di Grazia Casagrande, colei che presenterà me e Ettore Maggi prima al Libraccio e poi al Tendone Letterario.
Grazia è semplicemente straordinaria: i nostri libri, un po' per colpa delle poste, un po' per sfiga, le sono arrivati tardi e si è dovuta leggere CONFINE DI STATO, SETTANTA e IL GIOCO DELL'INFERNO in poco meno di sette giorni.
Ce l'ha fatta, e quando è ora di andare in scena al Libraccio è preparatissima.
E' venuta anche Gaia De Pascale ad ascoltarci e ci salutiamo fuori della libreria; ci sono anche suo marito, il suo splendido bambino e un'amica.
In sala il pubblico non è moltissimo ma ad ogni modo non ci sono posti in piedi. Io e Ettore siamo carichi, Grazia è in formissima: si parte. La conversazione spazia dalla resistenza alle BR all'eredità politica e sociale che i nostri vecchi hanno trasmesso a noi e che ci toccherà trasmettere ai nostri figli. Stiamo bene.
In chiusura un bicchiere di bianco e una montagna di focaccia.
Strette di mano, ringraziamenti ai librai e in men che non si dica siam di nuovo in taxi. In Piazza Matteotti arriviamo che non è ancora buio e optiamo per un aperitivo davanti a San Lorenzo.
L'atmosfera è rilassata, si chiacchiera di De Andrè, dei meglio e dei peggio quartieri di Zena e di libri, di figli, di Cuba e di rum.
Squilla il telefono: sono Montz e Barbara, due amici accorsi da Vercelli apposta per assistere al big show sotto il tendone letterario. Li incontriamo proprio in Piazza Matteotti e dopo qualche minuto ci accomodiamo; microfono in mano, affondiamo di nuovo pensieri e parole nel marcio del Paese. Man mano che Grazia ci intervista, il pubblico cresce. Tra la folla intravedo anche Daniele Cambiaso, scrittore e vecchio amico genovese.
Dopo quasi un'ora di conversazione, un applauso ci dice che è ora di cena. Senza accorgercene ci congediamo dal gruppo, stringiamo mani, firmiamo autografi e ci troviamo in men che non si dica al porto antico, seduti in un magnifico dehor vista mare. Ordiniamo pansoti e focaccia di Recco, beviamo del Vermentino che è la fine del mondo e concludiamo il pasto con un J&B ghiacciato (o meglio: il whisky lo bevo io, qualche signora sorseggia un limoncello...)
Barbara e Montz portano me e Ste in albergo, ove perdiamo conoscenza sino al mattino dopo.
L'indomani piove, e la nostra idea di fare il primo bagno della stagione sfuma miseramente. Proviamo a mangiare qualcosa ad Arenzano, ma non c'è un parcheggio a pagarlo oro. Ripieghiamo su Cogoleto, ci sbafiamo un paio di toast e altrettanti panini e ripartiamo lesti verso casa.
A metà pomeriggio son già intento a smaltire la posta arretrata e a scaricare le foto.
Ho postato solo una selezione parziale degli scatti genovesi; se siete davvero curiosi di ogni microscopico particolare, fate un salto su facebook.

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Dai viaggi ai libri, che il tempo stringe e la tastiera chiama. Ho letto un paio di romanzo in questo periodo: il primo, poco noto e appena uscito, si chiama SPLENDIDO SPLENDENTE - Romanzo per Moana, edito da Agenzia X e scritto da Ivan Guerrerio. Questo libro è semplicemente straordinario.
Vi copio e incollo ciò che ho scritto su anobii:

Il più bel romanzo italiano sugli anni '80

C'è questo romanzo che poi non è un romanzo: un racconto lungo, ecco, ma di quelli scritti col cuore. C'è questo esordiente che non è un esordiente, ma è un narratore di classe, che sa emozionare, stupire, coinvolgere, commuovere. E c'è questo personaggio, Moana, che non è un personaggio, ma è un fantasma in carne e ossa, una dama bianca fatta di respiro e fiato e poesia. Poco più di cento pagine: è come guardare un film; ma signori, che capolavoro...

L'altro libro, invece, è uscito da un po' ed è decisamente più conosciuto: BRUCIA LA CITTA' di Giuseppe Culicchia.
Per par condicio, anche qui trascrivo il mio giudizio anobiino:

Bravo, bravo, bravo...
...Culicchia diventa più bravo ad ogni libro. Dopo IL PAESE D
ELLE MERAVIGLIE, il suo capolavoro sul Settantasette, questo straordinario e cattivissimo affresco della Torino bene, viziata, annoiata, ignorante, vuota e drogatissima. E l'altra faccia della medagia, a vent'anni di distanza, della Milano da bere. Vuoto su vuoto. Il romanzo si beve in un soffio. Peccato per il finale.

Tra i due, sicuramente, vince Guerrerio. Ma è impossibile non ridere, piangere, pensare ed emozionarsi leggendo il libro di Culicchia.

Ora, davvero, vado. Perchè oggi inizio il vero lavoro sul mio nuovo libro. La prima fase della documentazione è finita, ora inizia la scalettatura e l'integrazione documentaria. E poi si attacca a scrivere.
Come dite? No, signori e signore, non è il terzo volume della trilogia. Per quello c'è tempo.
Di che parla questo nuovo romanzo? Non posso sbottonarmi, vi tocca aspettare.
Consolatevi, però; nemmeno il mio editor ne sa nulla.
Tra un paio di mesi si ritroverà il manoscritto nella casella di posta. Solo allora vi dirò qualcosa in più.
Per il momento: acqua in bocca!

giovedì 28 maggio 2009

Settanta Hard Boiled: cronaca di troppi giorni di tonsillite e presentazioni e birra e passi da gigante sulla via della guarigione...

Non era una notte buia e tempestosa, ma piuttosto un pomeriggio con un caldo da cani. Giovedì 21 maggio: la giornata più calda dell'anno. Novara affondava nell'afa, pareva di stare a luglio. Io, amante sfegatato delle temperature equatoriali, me la godevo a torso nudo nel mio studio, battendo sui tasti con successo e sorseggiando, non senza qualche malizia, caffè freddo fatto in casa. Alle 17.15 infilai una camicia di lino e la mia vecchia digitale e mi precipitai in centro: L'uomo sarebbe arrivato a minuto. L'uomo, al secolo Giorgio Faletti, aveva venduto milioni di libri. Libri che mi ero stra-goduto (il primo), che avevo letto con piacere (il secondo), che non avevo letto affatto (il terzo) e che ero ansioso di leggere (il quarto che, secondo i ben informati, assomigliava un sacco al primo). Arrivai con un certo anticipo e notai una folla robusta e corpulenta accalcarsi alle vetrine del Mel Book Store nuovo di pacca in corso Italia. Scavalcai la mandria umana e scivolai oltre le porte in vetro temperato: nonostante il vetro, la temperatura, all'interno, non migliorava. il termometro sballava oltre i 28°. Feci un giro per rinfrescarmi e agguantai un paio di tartine. Il mio occhio di investigatore allenato scivolò su una pila di SETTANTA fresca di stampa. Il bollino rosazzuro NOVITA' ammiccava, fluo, dalla copertina. Non feci nemmeno in tempo a salutare il mio amico Alessandro che L'uomo entrò. Più alto di come l'immaginavo, occhi di ghiaccio, parlata sicura. Dedicò a me e ad Ale appena una decina di minuti; poi tornò dal suo pubblico: anche senza microfono lo stordì, lo incendiò, lo fece ridere e applaudire. Nonostante il caldo africano, nonostante la totale assenza di amplificazione, erano tutti lì per lui: orecchie tese, a pendere da quelle labbra fini, disegnate da un rasoio. In quel preciso istante capii il significato dell'espressione UN MILIONE DI COPIE. L'uomo fece il suo show, dopodichè diede disposizioni e la folla si ordinò in una lunga fila. Centinaia di persone libromunite, in attesa dell'autografo, del feticcio, dell'eterno ricordo. La feci due volte quella fila. Sudando, imprecando per la camicia incollata alla schiena, per gli spifferi che maltrattavano il mio collo madido e bianchiccio. La prima volta ottenni quello che volevo. La seconda donai all'uomo la mia creatura. L'uomo fu gentile: volle che firmassi la sua copia di SETTANTA. Scambio di cicatrici a penna blu su pagine lucide come la neve: Alessandro ci immortalò. Quella foto finì sul giornale qualche giorno dopo. Questa è tutta la storia. Ma significa poco e niente. Quello che successe dopo... quello sì che è davvero importante. Dopo finimmo a cena da Ale. Le nostrre donne ci raggiunsero: mangiammo salato, bevemmo birra e vino. Faceva caldo: spalancammo le finestre. CORRENTE. Fu così che iniziò tutto. Quello fu lo zenith esatto della mia settimana. Fu così che presi freddo. Fu così che, a meno di ventiquattro ore dall'anteprima mondiale di Settanta, mi beccai la tonsillite.

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E qui finisce la metà hard boiled della storia e inizia quella tragica.
L'indomani del grand soirée falettiano mi alzo con un certo pizzicore in gola, ma non ci faccio caso più di tanto. Vado a scuola, disegno per 88 bambini decine e decine di animali con 36 gradi all'ombra, torno a casa, mi butto sotto la doccia e mi appronto per Officina Italia.
Camicia bianca appena stirata, lo dico perchè è importante.
Insieme alla Lara e al Pava (mia moglie rimane a casa, pora stella, è venerdì sera e il sabato mattina lavora) approdiamo senza difficoltà alcuna alla Palazzina Liberty, in Largo Marinai d'Italia 1 a Milano. Scendiamo nel sottosuolo fino al bar e afferiamo con foga delle birre. Intanto arrivano anche Jacopo De Michelis, Federico Baccomo (a.k.a. Duchesne), Antonio Scurati, Alessandro Bertante e Fabio De Luigi. La truppa s'ingrossa e noi trangugiamo birre su birre per combattere la calura.
Scendo un attimo in bagno e, come nel migliore dei film splatter, succede il finimondo: il mio naso, che non aveva dato problemi negli ultimi vent'anni, d'improvviso cede e si tramuta in un irrefrenabile pompa ematica: ho l'epistassi. Porca di quella troia.
Ora, facciamo due conti: ansia da palcosenico (mentre sanguino copiosamente, quattrocento persone prendono posto) + camicia bianca (pronta a trasformarsi nella shirt che indossò tarantino alla prima di Hostel) + qualche birra in corpo + tonsille in espansione + febbre in arrivo = un bel casino.
Proprio un bel casino. Mentre cerco di darmi una sistemata, mi guardo allo specchio: sembro il fantasma di Johnny Rotten dopo una striscia lunga un chilometro e una pera di roba. Solo più in carne.
A un passo dal panico, da uno dei cessi alle mie spalle spunta Fabio De Luigi. Lui è lì al posto di Niccolò Ammaniti: leggerà un brano scritto da lui e chiuderà la serata. Io, invece, devo salire sul palco tra poco, e la mia narice destra sembra la fontana di Trevi il 19 ottobre 2007.
Fabio è gentilissimo: prima mi chiede come sto. Poi si offre di ripassare la parte insieme e infine, senza nemmeno imporre le mani, esercita un benefico influsso che arresta il flusso sanguigno.
Per miracolo la camicia è ancora intonsa. Mi sciacquo, mi do una regolata e torno di sopra.
Faccio il mio dovere senza intoppi e poi, finalmente, svengo su una poltrona (al bar) fino a quando non è tutto finito. Incredibile soddisfazione nel finale: Ottavia Piccolo (ci credereste?) si avvicina per farmi i complimenti e stringermi la mano. A momenti ci resto secco.
Poi ci sono un sacco di amici con cui chiacchierare: Rita, Sergio (grandissimo!), Francesco, Matteo (che è venuto apposta da Verona e ha fatto le foto), Grazia e Stefano che, stringendo una copia di CONFINE DI STATO, mi dice: "QUESTO... E' UN CAZZO DI LIBRO!", ed è il miglior complimento che abbia mai ricevuto da quando scrivo (non me ne voglia la signora Piccolo...).
Poi la febbre ha la meglio e la Lara e il Pava mi riportano a casa.
Me la misuro per curiosità prima di andare a nanna: 38.7...

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L'indomani è sabato e mi riposo. Però, proprio sul più bello, quando sono gonfio di antibiotici e tachipirina, nè sveglio nè addormentato, sento suonare alla porta. Guardo dallo spioncino e scorgo due tizi nerovestiti. Penso a Ultor e rabbrividisco, poi mi ricordo che è il giorno della benedizione delle case. Riguardo dallo spioncino: niente machere antigas: sono preti. E giovani per lo più. Adesso, io non sono nemmeno credente, ma 'sti due poveri cristi girano bardati come esploratori Sardauker con 38 gradi all'ombra: hanno bisogno di una pausa.
Li faccio entrare, do loro dell'acqua e facciamo due chiacchiere. Scopro che uno è messicano ("Cristo! Non mi attaccherà mica la suina?", pensano le mie tonsille...) e ha diciannove anni, l'altro è veneto e di anni ne ha 28. Fino a poco tempo fa faceva architettura e ha fatto anche l'Erasmus in Portogallo. "E come cazzo ti è venuto in mente, fratello, di fare il prete?", vorrei chiedergli. Ma non faccio in tempo: suonano di nuovo alla porta. Guardo dallo spioncino e vedo altri tre tizi vesiti di nero fino ai piedi.
Entusiasta del clima da Hellzapoppin' li faccio entrare e accomodare: altri due messicani e un veneto. Che bevono acqua, vestiti da prete, nella mia cucina.
Per un attimo mi chiedo se nel paracetamolo non ci fosse anche uno schizzetto di codeina: cazzo, ci sono tre preti messicani e due veneti nella mia cucina e sono perfettamente sobrio.
"Non mi crederà nessuno", penso. Mia moglie dirà che avevo le visioni.
Per cui faccio una foto e chi s'è visto s'è visto (eccola qua).
Poi pregano e finalmente li caccio e torno a letto. Non succede nulla fino al giorno successivo.

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Il giorno successivo è domenica 24 maggio. E alle sei, in centro, c'è la presentazione di Settanta.
L'atmosfera è bollente, in città e su facebook c'è parecchia attesa. E infatti, quando io e il mio amico Luca Ottolenghi arriviamo in loco, benchè manchi più di mezz'ora all'inizio, ci sono già diverse persone che occupano le sedie schierate come fanti prima dell'assalto sotto i portici del Teatro Coccia. Il proprietario della libreria mi accoglie e chiacchieriamo mentre i portici si riempiono sempre di più. Quando cominciamo ci sono solo posti in piedi: cento persone, anima più anima meno.
Io e Luca parliamo per più di un'ora: di stragi, di americani, di Servizi, di Pasolini, dei Settanta. Poi è il momento della musica: Marco Pasquino suona, il pubblico apprezza. Poi firme, birra per Luca, Tachipirina per me e un panino prima della nanna.
Ospite illustre e inatteso: Riccardo Bertoncelli (sì, proprio quello dell'Avvelenata di Guccini).

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Ieri sera, esattamente in concomitanza con la finale di Champions e la presentazione della giunta, sprezzanti del pericolo come autentici samurai, io e Gianluca Mercadante siamo andati a presentare le nostre ultime fatiche letterarie (SETTANTA e POLAROID) all'ultimo incontro della rassegna AD ALTA VOCE. Ci siamo presentati a vicenda e abbiamo intrattenuto il gentile pubblico (non numerosissimo, va detto; ma molto, molto preparato) per un paio d'orette parlando di questo malandato Paese.

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Oggi è giovedì; e il prossimo appuntamento in vista è quello di sabato. Duplice incursione genovese in combutta con il compagno Ettore Maggi.
I nostri due libri, SETTANTA e IL GIOCO DELL'INFERNO, saranno protagonisti prima alla Libreria Il Libraccio, in via Rossetti 2 alle 17.30, e poi in piazza Matteotti alle ore 21.00.
Accorrete numerosi, mi raccomando. Ci si vede là.

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Prima di chiudere, la rassegna stampa di SETTANTA, aggiornata a questa mattina.
Del mio nuovo libello si sono occupati LIBERAZIONE (oggi), PANORAMA.IT (ieri), PAGINA.TO.IT, MILANONERA, NOVAMAG e per ben due volte il quotidiano locale TRIBUNA NOVARESE.

mercoledì 27 maggio 2009

La rassegna stampa è aggiornata...


Siore e siore,
nella colonna a destra tutto ma proprio tutto (sotto la copertina del libro, TUTTE LE INTERVISTE, TUTTE LE RECENSIONI e TUTTE LE SEGNALAZIONI) quello che fino ad oggi è uscito sulla stampa e in rete su SETTANTA. Nei prossimi giorni seguiranno ulteriori aggiornamenti e resoconti delle prime uscite pubbliche.
Aspettate solo che mi ripigli dalla tonsillite e, come sempre, vi sciorinerò righe su righe di facezie riguardo al mio tour.
A presto!