DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

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giovedì 2 agosto 2007

Liberazione parte seconda (vintage)

Vi ripropongo qui un'intervista di qualche tempo fa, un'intervista vintage su Confine di Stato, risalente al periodo a cavallo tra i due editori.
L'intervista è a firma Davide Turrini e uscì su Queer, l'inserto di Liberazione, il 14 gennaio 2007.
La riporto qui per due motivi:
1) Dice qualcosa sul rapporto tra la mia scrittura e Tarantino. E sulla "comunicazione accessibile".
2) Come mi ha fatto notare l'autore, sono una testa quadra e non l'avevo inserita tra le interviste.
Da qui questo post per il buon Davide (a.k.a. A.S.): fai conto di sentire in sottofondo le note del più grande successo di Caternia Caselli.
Enjoy...

lunedì 30 luglio 2007

Contenuti speciali: arriva il trailer a fumetti


Il trailer su Youtube l'avete visto tutti. E quello a fumetti?
Come sempre opera dello strepitoso Daniele Rudoni, è uno dei primi esperimenti di comunicazione ibrida in Confine. Come si noterà, nè io nè Daniele, all'epoca (due anni e qualcosa fa) avevamo le idee chiare sull'impostazione della pagina. Il piede stava ancora in due scarpe: non più fumetto, ma non ancora cinema.
Ad ogni modo, prova più che dignitosa con una splash degna del Romita dei tempi d'oro.
Il tutto qui e nell'apposita sezione CONTENUTI SPECIALI.
Que disfruten...

venerdì 27 luglio 2007

La legge dei fessi, uno spin-off di Confine di Stato


Questo racconto non è nuovo. Come la maggiorparte dei contenuti speciali che sto mettendo online.
E magari l'avete già letto sulle pagine di Thriller Magazine, al quale l'avevamo dato in anteprima.
Ad ogni modo questa versione di sicuro non l'avete mai vista.
Questa è la original version del racconto, in cui viene citato anche il nome dell'Isola in cui si svolge questa storia. L'Isola è la stupenda Isola del Giglio.
E i fatti hanno a che vedere con ciò che vi successe nell'agosto del 1976, quando lo Stato italiano decise di mandare in esilio sull'Isola due tra i principali indiziati per i fatti di Piazza Fontana: Franco Freda e Giovanni Ventura.
In Confine questi due signori si chiamano Gelo e Leone. Così nel racconto.
La storia mi fa raccontata nel luglio del 2005 da uno dei testimoni oculari: il dr. Armando Schiaffino, medico condotto dell'isola, che all'epoca dei fatti era solo un promettente studente di medicina. Armando prese parte ai moti di quei giorni.
E ritagliò ogni articolo che parlasse di quello che stava succedendo.
Armando è la vera memoria storica di quel periodo, e colgo l'occasione per dirgli grazie. Grazie per avermi regalato quella storia che tutta Italia, nel '76, visse giorno per giorno col cuore in gola. E che (quasi) tutti, ormai, hanno scordato.
Ultima nota di costume, piuttosto divertente.
Verso la fine del racconto appare un paragrafo intitolato Stella o Giaguaro.
L'idea (che avranno colto in venticinque. Ecco il perchè di questa nota esplicativa) è di fare il verso a un libro dell'editrice Luni di quasi dieci anni fa (1999) intitolato Stella e giaguaro.
Il libro, scritto da Federico Italiano e Stefano Pellò, grazie alla magia nera dei remainders, è ancora in circolazione, e su ibs lo trovate anche ad un prezzo interessante (provare per credere).
Ma questo non è il punto.
E il punto non è nemmeno il contenuto del libro (una raccolta di liriche sudamericane scelte e tradotte dai due baldi giovani in questione).
Il punto è che Federico Italiano, per le ragazzine novaresi di dieci anni fa (ma fai pure quindici. tant'è che le ragazzine di allora, adesso hanno sì e no trent'anni...) tirava più di Johnny Depp (e gli assomigliava pure parecchio).
E le suddette ragazzine si presentavano a frotte fuori dalla sua scuola per rimirarlo.
Figuratevi quando uscì il suo libro che disastro di vendite che fece (a Novara, nel resto del mondo non credo sia andato fortissimo...).
Siccome tra le adoranti di un tempo c'era pure la mia dolce metà, il libro è finito nella nostra libreria.
Potete immaginare quanto la mia sensibilità di rozzo tarantiniano sia vicino alle delicate liriche sudamericane. Da anni io e mia moglie ci ridiamo su: io che la sfotto dicendo che se l'avesse scritto Ingnacio Vattelappesca, col cavolo che l'avrebbe comprato. Lei che ancora sostiene che il Johnny Depp della Bassa non c'entra nulla, e che il libro lo acquistò per la sua affinità rivoluzionaria allo straziato popolo del Latinoamerica.
Ridi oggi, ridi domani, lo sfottò l'ho (cripticamente) immortalato nero su bianco.
Fine dell'inciso.
Il racconto lo trovate qui e, ça va sans dire, nella sezione CONTENUTI SPECIALI.
Enjoy...

P.S. Hai visto mai che con questo post le vendite di Stella e giaguaro subiscano un'improvvisa impennata fuori tempo massimo...

giovedì 26 luglio 2007

"Oltre il confine" su Castlerock.it

Finalmente online anche sul megaportale Castlerock il "dietro le quinte" di Confine di Stato.
Eccolo qui.
Buona lettura...

I titoli di testa: in arrivo il secondo contenuto speciale


Quella dei titoli di testa è stata una delle idee più divertenti che mi sia saltata in testa negli ultimi dieci anni. Nessun libro apre così. Di solito lo fanno i film.
Ma siccome Confine di Stato col cinema ci è sempre andato a braccetto, eccovi delle sequenze visuali per inaugurare le danze.
I titoli, nel volume Marsilio, sono collocati dopo il prologo (Reperti) e la sequenza inziale della bomba in Piazza Fontana.
Come al cinema: dopo una grande scena d'azione.
La prima versione di questi titoli (apparsa nell'edizione Effequ) non era così bella.
L'avevo raffazzonata disegnando qualcosa e usando molto il filtro stamp di Photoshop.
Questa versione è opera del Maestro Daniele Rudoni. E si vede.
Data la dimensione dei file (jpg a 300 dpi, dimensioni native, ossia 14x21), li ho raggruppati in un pratico zip. Non scaricate il malloppo prima di avere il decompressore adatto, mi raccomando.
Il tutto, oltre che nella nuova sezione CONTENUTI SPECIALI (proprio sotto le recensioni di Confine), lo trovate qui.

mercoledì 25 luglio 2007

Confine di Stato: i contenuti speciali

Nella transizione dal mio primo editore (Effequ) a quello attuale (Marsilio), il mio romanzo è notevolmente migliorato. Con la nuova edizione mi è stata data la possibilità di pubblicare la versione che io definisco director's cut.
La differenza tra le due pubblicazioni è di un centianaio di pagine all'incirca. Parecchie se contate che nel volume Effequ il testo del romanzo vero e proprio terminava a p.313 (delle 384 totali). Le restanti pagine erano occupate dalla sezione CONTENUTI SPECIALI.
Siccome il romanzo era graficamente e strutturalmente impostato come un dvd, pareva logico terminare con una sezione di extra. Al suo interno c'era tutta una serie di vere chicche: il trailer a fumetti, uno spin-off (un racconto cresciuto sulla corteccia del romanzo in fase di stesura) e un "dietro le quinte".
Proprio per poter pubblicare queste parti (senza trasformare un'opera prima in un polpettone di cinquecento pagine) si decise, allora, di sacrificare un po' il testo del romanzo.
Di quella scelta mi sono un po' pentito negli anni, tant'è che non ho voluto commettere lo stesso errore con Marsilio.
I contenuti speciali sono stati esclusi dal volume e hanno avuto vita propria in rete.
In questa nuova sezione del blog (didascalicamente intitolata CONTENUTI SPECIALI. Da queste parti abbiamo fantasia da vendere, manco pe' gnente faccio lo scrittore...) li raggrupperò un po' per volta, rendendoli disponibili per il download.
Si parte con l'unico testo che non è ancora circolato sul web. Un quasi inedito.
E' Oltre il confine - Dietro le quinte di CONFINE DI STATO. In questa lunga autointervista svelo a uno dei miei personaggi parecchie cose sul romanzo. Di alcune di esse, particolarmente legate alla poetica dell'opera (la funzione didattica di un certo tipo di letteratura nera o il ruolo del cattivo bidimensionale) ho già tangenzialmente discusso in alcune interviste e nel pezzo su Pete B. di qualche giorno fa.
Ad ogni modo c'è molto altro. E credo che, se riuscirete a perdonare il tono (volutamente un po' troppo) sopra le righe, troverete un'analisi puntuale, obiettiva e sufficientemente lucida del mio lavoro.
Oltre il Confine doveva uscire su Castlerock.it, ma sono intercorsi alcuni guai tecnici che ne hanno ritardato la messa online. Quando figurerà anche là, non temete, ne darò tempestivo avviso.
Per ora lo trovate qui.
Buona lettura.

venerdì 20 luglio 2007

Ellroy al Confine: Pete Bondurant nel mio romanzo e il rapporto storia-fiction


In questi ultimi giorni ho rilasciato parecchie interviste. Tra le domande ricorrenti, il primo posto lo merita quella sul rapporto realtà-finzione in Confine di Stato: “Quanto c’è di vero in quello che scrivi?”
Rispondere a questa domanda vuol dire tirare in ballo la poetica del romanzo. E la funzione didattica che ho tentato di imprimergli.
Ho discusso a lungo della cosa nel famoso Dietro le Quinte che il sito Catlerock pubblicherà a giorni.
E non voglio anticipare nulla.
Per cui vedrò di affrontare l’argomento partendo da un altro punto di vista: la presenza di Pete Bondurant nel libro e la visione ellroyana del rapporto realtà-finzione.
Pete B., per chi non lo conoscesse, è uno dei protagonisti degli ultimi due romanzi di James Ellroy (American Tabloid e Sei pezzi da mille). Pete è stato un truffatore, un uomo d’azione, un addestratore di esuli anticastristi, un narcotrafficante e un grandissimo fan di JFK.
Pete è un sopravvissuto. Vuoi perché il buon James tende a sterminare i propri personaggi (da un libro all’altro, sono pochi quelli che sopravvivono. Pete è uno di questi. Ed è vivo per miracolo…).
Vuoi perché la sua visione della Storia è l’unica a reggere fino in fondo.
Pete ha parecchi punti di contatto col mio Sterling. Come mi ha giustamente fatto notare Wu Ming 2, Sterling è una presenza ossessiva nel romanzo. Si occupa in prima persona pressoché di tutto. Piazza le bombe, fa fuori i buoni, stupra, ricatta, stringe mani e fa carriera.
Questa eccessiva sovraesposizione rende il personaggio (volutamente, sia chiaro) bidimensionale.
Un cattivo da film, per l’appunto. Un cattivo troppo cattivo per essere reale.
Pete svolge una funzione simile nei romanzi di Ellroy. Pete tiene duro e sopravvive (infrangendo le regole della prosa ellroyana, che permettono a un personaggio di “abitare” due romanzi solo a patto che nel primo dei due sia solo una presenza fuggevole…) perché è irreale. Perché è troppo presente. Perché è, come Sterling, troppo coinvolto dalla sindrome del faso tuto mì (per dirla col linguaggio del Nord-Est).
Beninteso, io trovo straordinario questo eccesso di protagonismo (tant’è che lo ripropongo pari pari). Specialmente perché diventa la cifra della finzione in un racconto a sfondo reale.
Cataldo Bevilacqua, di Facoltà di Frequenza, mi ha fatto notare come molta gente, dopo i libri di Ellroy, è fermamente convinta che l’affair Kennedy sia andato proprio come dice il vecchio James.
Questo è uno dei rischi di questo mestiere: essere presi troppo sul serio.
Le cose non sono andate come racconta American Tabloid. O almeno non ci sono sufficienti fonti documentarie ad avvalorare tale ipotesi. Ma non importa, perché American Tabloid non è un libro di storia.
È semplicemente (dici poco…) uno dei migliori romanzi del XX secolo.
E personaggi come Pete, nella loro bidimensionalità, nella loro sovraesposizione, sono là a ricordarlo.
Questo discorso è ribaltabile su Confine. Ed ecco perché il cameo di Pete.
Secondo Wu Ming 2 è stato un passo più lungo della gamba. E la verosimiglianza dell’opera ne ha risentito.
Forse è vero e forse no.
Ad ogni modo, nella costruzione di un romanzo come Confine, la verosimiglianza è un problema tangenziale. Secondario.

Nella fattispecie: è verosimile che l’Editore (parlo di quello reale) fosse rintanato a Cuba. È verosimile che i nostri uomini in nero avessero contatti con addestratori di anticastristi cubani attivi Miami (Pete). Per nulla verosimile è l’incursione.
Ma non lo era nemmeno in Ellroy.
Questo ci riporta esattamente dove sarebbe opportuno stare: in una dimensione narrativa a cavallo tra storia e fiction. Dove quasi nulla è vero (anche se sembra verosimile) perché storiograficamente poco dimostrabile.
Ma, se mi posso permettere, anche questo è un falso problema. Perché né io né Ellroy intendevamo scrivere un manuale di storia.
Carlo De Blasio a Tempi Dispari mi ha chiesto se scrivere fiction di un certo tipo possa aiutare la magistratura a sbrogliare le matasse dei Misteri Italiani. Io gli ho risposto di no.
Almeno quando si tratta di fiction come la mia. O quella di Ellroy.
I processi sul caso Montesi, sulla morte di Enrico Mattei e sulla strage di Piazza Fontana sono conclusi. E per questi fatti nessuno è colpevole.
La stessa cosa vale per la faccenda JFK.
Nel mio romanzo (così come in quelli di Ellroy) i colpevoli ci sono, eccome. E hanno nomi e cognomi.
Ma nulla di ciò che fanno è dimostrabile storicamente.
Dunque: è sterile fare questo genere di fiction? Per nulla. Anzi.
Il tipo di narrativa che faccio (ecco la famosa funzione didattica) ha come sogno recondito quello di spingere il lettore a saperne di più. A documentarsi, a studiare. Magari proprio per venire a confutare la storia che racconto in Confine.
Io ho reagito così ai libri di Ellroy (ma anche a quelli di Evangelisti, di Genna, di De cataldo o dei Wu Ming): ho studiato. Mi sono documentato. E ho finito per fare il stesso mestiere.
Credo che serva a questo la fiction che scriviamo.
A creare miti. A non far dimenticare storie. A ricordare.
Anche se a volte i ricordi trasfigurano il reale. E finiscono per non assomigliargli più.