Un'anticipazione del mio nuovo romanzo sul prestigioso magazine diretto da Valerio Evangelisti e G
iuseppe Genna: qui.
iuseppe Genna: qui.
un'ora assurda, per cui vediamo di mettere qualcosa sotto i denti. C'è un bar niente male sotto i portici dove i panini sono squisiti, la focaccia che te lo dico a fare e l'aria sa un po' di mare (o forse è solo suggestione, tanto siamo gasati per la vacanza...); ci fermiamo a scofanare lo scofanabile.
Matteotti e dopo qualche minuto ci accomodiamo; microfono in mano, affondiamo di nuovo pensieri e parole nel marcio del Paese. Man mano che Grazia ci intervista, il pubblico cresce. Tra la folla intravedo anche Daniele Cambiaso, scrittore e vecchio amico genovese.
dell'anno. Novara affondava nell'afa, pareva di stare a luglio. Io, amante sfegatato delle temperature equatoriali, me la godevo a torso nudo nel mio studio, battendo sui tasti con successo e sorseggiando, non senza qualche malizia, caffè freddo fatto in casa. Alle 17.15 infilai una camicia di lino e la mia vecchia digitale e mi precipitai in centro: L'uomo sarebbe arrivato a minuto. L'uomo, al secolo Giorgio Faletti, aveva venduto milioni di libri. Libri che mi ero stra-goduto (il primo), che avevo letto con piacere (il secondo), che non avevo letto affatto (il terzo) e che ero ansioso di leggere (il quarto che, secondo i ben informati, assomigliava un sacco al primo). Arrivai con un certo anticipo e notai una folla robusta e corpulenta accalcarsi alle vetrine del Mel Book Store nuovo di pacca in corso Italia. Scavalcai la mandria umana e scivolai oltre le porte in vetro temperato: nonostante il vetro, la temperatura, all'interno, non migliorava. il termometro sballava oltre i 28°. Feci un giro per rinfrescarmi e agguantai un paio di tartine. Il mio occhio di investigatore allenato scivolò su una pila di SETTANTA fresca di stampa. Il bollino rosazzuro NOVITA' ammiccava, fluo, dalla copertina. Non feci
nemmeno in tempo a salutare il mio amico Alessandro che L'uomo entrò. Più alto di come l'immaginavo, occhi di ghiaccio, parlata sicura. Dedicò a me e ad Ale appena una decina di minuti; poi tornò dal suo pubblico: anche senza microfono lo stordì, lo incendiò, lo fece ridere e applaudire. Nonostante il caldo africano, nonostante la totale assenza di amplificazione, erano tutti lì per lui: orecchie tese, a pendere da quelle labbra fini, disegnate da un rasoio. In quel preciso istante capii il significato dell'espressione UN MILIONE DI COPIE. L'uomo fece il suo show, dopodichè diede disposizioni e la folla si ordinò in una lunga fila. Centinaia di persone libromunite, in attesa dell'autografo, del feticcio, dell'eterno ricordo. La feci due volte quella fila. Sudando, imprecando per la camicia incollata alla schiena, per gli spifferi che maltrattavano il mio collo madido e bianchiccio. La prima volta ottenni quello che volevo. La seconda donai all'uomo la mia creatura. L'uomo fu gentile: volle che firmassi la sua copia di SETTANTA. Scambio di cicatrici a penna blu su pagine lucide come la neve: Alessandro ci immortalò. Quella foto finì sul giornale qualche giorno dopo. Questa è tutta la storia. Ma significa poco e niente. Quello che successe dopo... quello sì che è davvero importante. Dopo finimmo a cena da Ale. Le nostrre donne ci raggiunsero: mangiammo salato, bevemmo birra e vino. Faceva caldo: spalancammo le finestre. CORRENTE. Fu così che iniziò tutto. Quello fu lo zenith esatto della mia settimana. Fu così che presi freddo. Fu così che, a meno di ventiquattro ore dall'anteprima mondiale di Settanta, mi beccai la tonsillite.
sera e il sabato mattina lavora) approdiamo senza difficoltà alcuna alla Palazzina Liberty, in Largo Marinai d'Italia 1 a Milano. Scendiamo nel sottosuolo fino al bar e afferiamo con foga delle birre. Intanto arrivano anche Jacopo De Michelis, Federico Baccomo (a.k.a. Duchesne), Antonio Scurati, Alessandro Bertante e Fabio De Luigi. La truppa s'ingrossa e noi trangugiamo birre su birre per combattere la calura.

24 maggio. E alle sei, in centro, c'è la presentazione di Settanta.
mi accoglie e chiacchieriamo mentre i portici si riempiono sempre di più. Quando cominciamo ci sono solo posti in piedi: cento persone, anima più anima meno.
lo di sabato. Duplice incursione genovese in combutta con il compagno Ettore Maggi.

e metà; ecco perchè riesco, in un modo o nell'altro, ad arrivare a destinazione o a tornare a casa. Questa volta, il mio compagno di viaggio è piazzato peggio di me. That's why, dopo aver avvistato il cartello TORINO, ci ritroviamo in men che non si dica in mezzo a un gran casino di viuzze che poco c'entra con l'ex stabilimento FIAT. Via Nizza è chissà dove ma noi col cavolo che ci facciamo prendere dal panico. Parcheggiamo, sgusciamo fuori dall'auto e ci rintaniamo nel primo bar aperto. Doppio panino con birrone al seguito e la vita ti sorride. Difatti, solo un'ora dopo, approdiamo al Salone sotto un temporale che levati.
devo da un millenio e alcool, alcool, alcool...
l Circolo dei Lettori, scambio quattro chiacchiere col Paolino Roversi, mi fermo a fare due parole (e una foto) con Marcialis (grandissimo!) ed Eliselle. Dopodichè, scaglionati, arrivano su mia moglie, Daniele Rudoni e Luca, Ruggero e Sara di IL MIO NOME NON HA IMPORTANZA. Butto un'orecchio alla presentazione di Daria Bignardi e vado ad allestire, insieme ai ragazzi, il set musicale allo stand di Agenzia X.