DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

domenica 28 ottobre 2007

Segnalazioni, recensioni e Free Press


In realtà tutto è successo qualche giorno fa, e questo post arriva in vergognoso ritardo.
A parziale giustificazione posso dire che sono stati giorni veramente folli di planning, riscritture e trasferte: UWS ha finalmente delle coordinate di sviluppo spaziotemporale, Settanta sta per ricevere una forma pressochè definitiva (no, non è finito. E' a malapena iniziato, ma forse ho finalmente capito dove voglio arrivare) e un terzo progetto di cui per ora non faccio nemmeno il nome (dannata scaramanzia...) sta per partire.
Aggiungete a tutto questo un paio di trasferete familiari piuttosto pressanti, ed ecco che il Sarassone si dimentica di quello che succede intorno a lui.
La prima notizia è l'arrivo in libreria di SATISFICTION, il Free Press culturale di Gian Paolo Serino. 48 pagine formato tabloid, la rivista è molto molto cool. La particolarità che la rende diversa dai concorrenti (oltre al fatto di essere completamente gratuita, che non mi pare poco) sono le Recensioni soddisfatti o rimborsati. La redazione consiglia dei libri. Voi li comprate e, se non vi sono piaciuti, vi rendono i soldi.
Giuro, Serino è matto e ve li rende davvero. Grande onestà intellettuale.
Mica male...
Nel giornale trovate anche un pezzo del sottoscritto. Un pezzo sul perchè un buon serial tv sia meglio di un cattivo libro. Ricorda qualcosa?
La seconda notizia importante è che lo storico sito StradaNove, una delle voci più attente (e vetrioliche) del panorama culturale italiano ha recensito CONFINE DI STATO. Il pezzo, fin troppo lusinghiero, lo trovate qui.
Sempre in tema CONFINE DI STATO, segnalo la citazione del mio libello sul blog diFrancesco Denti, senior-writer producer per mamma Fox, imperatore della comunicazione e acutissimo saggista (se riuscite, recuperate il suo "Teen Idols. Da James Dean a Leonardo DiCaprio, gli dei pagani del secolo XX". Semplicemente geniale).
Grande onore, thanks a lot.
Last but not least, la recensione di CONFINE sul Gazzettino (risale al 9 ottobre)
Per ora è tutto e scusatemi per il posticipo di segnalazione (sarà l'ora legale...)

sabato 27 ottobre 2007

Renato blogger e gli animi infiammati


Ho guardato con una certa curiosità alla diatriba che ha scatenato la notizia del debutto online del quadriergastolano Vallanzasca Renato, da quasi quarant’anni ospite delle patrie galere.

Senza voler entrare nel merito della discussione sviluppatasi nei commenti (da queste parti ognuno è libero di dire la propria) ci terrei a precisare perché Vallanzasca è diventato, nel corso degli anni, materia d’interesse quasi feticistico per il sottoscritto.

Se si scrive crime novel a sfondo storico, rimestando nella palta dei misteri de noantri, il tipo di cattivo a cui ci si trova davanti corrisponde a un numero molto limitato d’esemplari: il violento alla Brusca o alla Provenzano, ferino nella sua crudeltà; il violento sognatore (o idealista) – e qui, si noti bene, parlo ancora del movimento extraparlamentare, sia rosso che nero, prima del passaggio alla lotta armata -; e infine l’uomo nero. Quello che non puoi inquadrare. Perché, come nel peggior film di spionaggi di serie Z (questo erano le porcate dell’intelligence degli anni Sessanta-Settanta), il suo operato è coperto da Segreto di Stato. E qui ti tocca immaginare (così nacque Sterling).

Insomma, anche scandagliando la storia recente per costruire della fiction di qualità, il nostro paese non offre granchè. O forse è colpa solo della nostra epica, della nostra limitata capacità mitopoietica, che il male è folle e insensato ovunque, che solo gli americani (o i giapponesi) riescono a costruirci sopra mondi ammalianti.

In questo pattume, la figura di Renato Vallanzasca stravolge ogni tipo d’archetipo.

Non sto parlando né dell’uomo né del criminale, ma dell’oggetto mediatico.

Le imprese di Vallanzasca non sono molto diverse da quelle di dozzine di criminali comuni suoi coetanei.

La vita di quest’uomo, cresciuto ai margini ma nemmeno troppo, non è di certo materia da romanzo.

Ma il Vallanzasca creato dalla carta stampata, il “Bandito dagli occhi di ghiaccio”, il “Bel René”, questo sì che è interessante.

È l’immagine stessa di un’estetica grossolana e spietata che la fece da padrona per tutto il decennio: se in America avevano Bronson, noi avevamo Maurizio Merli. E proprio il caso Vallanzasca rende l’idea di come un bandito possa trasformarsi in un’icona nel giro di tre o quattro editoriali.

Renato stesso ha contribuito ad alimentare il mito. Io credo che all’epoca amasse pensare a se stesso come un divo del cinema.

Certi atteggiamenti vennero esasperati nel prosieguo della sua carriera, ma tutto e sempre in funzione di quell’immagine mediatica che i giornalisti (i pennivendoli, direbbe Renato) regalarono al grande pubblico.

Con tutti i giustificativi del caso, non si parla più della stampa tontarella dell’epoca del caso Montesi. Negli anni Settanta l’Italia era un paese moderno, con un’economia in costante crescita e una maturità editoriale invidiabile (pensate a cos’era la stampa spagnola nel 1975, all’indomani della fine del franchismo).

Eppure…

Eppure è italianissimo il gusto per l’eccessivo, lo smodato.

E’ italianissimo il gusto per il romanzo d’appendice.

Questo tipo di processo mi ha reso molto interessato alla figura di Renato. La sua carriera da divo del cinema fake. Il suo rispecchiare l’Italietta che lo volle mito (pensate alle migliaia di donne che gli spedivano missive d’amore in carcere).

E devo dire che il libro di Massimo Polidoro ha aperto orizzonti d’indagine in tal senso impensabili anche solo dieci anni fa. Su Renato esistevano, lo dissi anche qualche post fa, solo il libro di Bonini, il volumetto dell’Arceri e un capitolo nel saggio di Fasanotti e Gandus.

Poca roba. Intrigante, vero. Ma datata. Quei libri cercavano l’uomo. O magari il criminale.

E ingeneravano dibattiti simili a quello a cui abbiamo assistito su questo blog. Sì, perché se si esclude la dimensione mediatica di Vallanzasca, restano solo l’essere umano e il bandito. E se si sceglie di trovarne simpatico uno dei due ci si mette nei guai. È una palese contraddizione in termini

Renato Vallanzasca è simpatico. Lo si evince dalla sua penna.

Renato Vallanzasca è, al contempo, un assassino. Un pluriergastolano.

E trovar simpatico un ergastolano, ne converrete, è un bel problema.

Ma torniamo a Polidoro: ciò che Massimo ha fatto, nel suo splendido libro, è trascorrere un sacco di tempo in emeroteca. Ha riportato alla luce il Vallanzasca che la stampa costruì ad uso e consumo dei propri lettori.

Certo, ha parlato anche dell’uomo e delle persone che si è circondato. E pure del malfattore.

Ma credo che il recupero del Vallanzasca dei giornali sia il picco più alto dell’opera di Massimo.

Il suo studio ha ridato vigore ai miei.

Ecco perché mi sento di consigliarlo, soprattutto a coloro che hanno curiosità di conoscere la faccia tronfia e troppo truccata – da starlet – dei Settanta.

giovedì 25 ottobre 2007

Forse non tutti sanno che...



Anche Vallanzasca ha un blog (www.renatovallanzasca.com).
Esatto, Renato Vallanzasca (del quale, tra l'altro, nei prossimi mesi parleremo aprofonditamente...), a.k.a. Il bandito dagli occhi di ghiaccio, a.k.a. Il bel René, ecc. ecc.
Beh, che fate ancora qui? Correte a darci un'occhiata.
E, se l'argomento vi appassiona, leggetevi lo strepitoso ETICA CRIMINALE di Massimo Polidoro sulla vita e le opere di Renato.
Che ve lo dico a fare?

mercoledì 24 ottobre 2007

United We Stand in avvicinamento: prime info


Prometto da giorni di accennare qualcosa su United We Stand (da qui in poi UWS) ma poi finisco sempre per scantonare. Credo dipenda dall'inconscio desiderio di non dirvi troppo, che se no la sorpresa vi si guasta.
Tuttavia, qualcosa bisogna pur dirlo, vuoi perchè tra un mese, un mese e mezzo circa UWS vi piomperà sui denti come il martello di Thor (oddio, forse ho esagerto con l'enfasi...), vuoi perchè si tratterà di una forma di entertainment totalmente nuova, che merita un paio di righe per essere introdotta.
UWS è una graphic novel, su questo non ci piove. Scritta dal qui presente e disegnata dal sommo Maestro Daniele Rudoni (per chi non lo conoscesse, date un'occhiata ai suoi ultimi lavori per casa Marvel). E come tale avrà un'esistenza cartacea e una linearità evolutiva.
Il volume a fumetti (a uscita presumibilmente trimestrale), tuttavia, non sarà l'unica linea di sviluppo narrativo dell'universo di UWS. Tra un'uscita e l'altra seguirete l'evolversi della vicenda sul sito www.unitedwestand.it, attualmente in costruzione (costruzione affidata alle sapienti mani del professor Vladi Finotto e al dottor Antonio Picerni della Venice International University). Altre due testate saranno ospitate sulla piattaforma elettronica. Due testate a uscita presumibilmente bisettimanale (perdonate l'abuso dei presumibilmente, stiamo stilando in questi giorni il planning annuale dell'opera) che indagheranno l'universo di UWS tramite racconti di approfondimento, avvicinamento e assestamento, report, intercettazioni, e altri gioiellini testuali. Il tutto coadiuvato da una biblioteca di immagini in continuo aggiornamento.
L'intero pacchetto, oltre ad assomigliare in tutto e per tutto a un american comic (scansioni simili ce l'hanno avute, in passato, long stories come reign of Supermen, successivo alla morte dellUomo d'acciaio in casa DC, o il recente crossover Civil War targato Marvel: un'unica lunga unità narrativa ripartita tra quattro o più testate mensili) ha il vantaggio di essere interamente autoprodotto. Un autentico figlio della rete, senza alcuna mediazione editoriale.
Il cartaceo verrà editato con Lulu, l'editore online on demand. La parte internet verrà sviluppata tramite fantastiche tecnologie web 2.0 come Deviantart o Wordpress (sì, ci sarà anche un blog di UWS, molto diverso da questo. Più simile a un diario di bordo.)
L'estrema propensione del progetto verso il pubblico avrà il suo culmine, una volta che il mondo di UWS sarà in rete da un po' e avrà sedotto i lettori, in una branchia del sito molto simile al livello 2 dello spazio web di Manituana dei Wu Ming. In parole povere, chi lo vorrà, potrà contribuire a creare il mondo di UWS. Ad espandere la storia, a segnare nuove piste nella continuity della graphic novel. Le opzioni paiono molto interessanti data la duplice natura visivo testuale dell'opera.
Detto questo, vi ho detto molto, ma in pratica non vi ho detto nulla.
Che era esattamente quello che mi ero ripromesso.
A chi il titolo United We Stand ricordasse qualcosa, clicchi pure qui e si senta libero di immaginare la nostra creatura come figlia illegittima di quella degli 01.
Chi invece volesse provare a immaginare qualcosa sulla nostra storia, si vada a dare un'occhiatina al video che tempo fa postai su questo blog.
Per ora è tutto. Seguiranno, ça va sans dire, aggiornamenti.

martedì 23 ottobre 2007

L'abbondante di sinistra vs la nicciana calligrafa erotica: ultimo atto di una querelle da due soldi

La graziosa diatriba telematica che si propaga con gusto tra questo sito e la Rivista culturale delle edizioni di Ar si colorisce via via di toni helzapoppiani.
La signora (mi dicono sposata e madre di famiglia: l'avreste detto?) Valerio si è presa la briga di rispondere al mio ultimo post inveendo acida contro il sottoscritto e "la sinistra rosea dei sospiri".
Mi imputa di prestare poca attenzione ai suoi scritti nicciani e di soffermarmi "lubrico" sulla sua "calligrafia erotica".
Prima sudato, poi lubrico! Ma signora mia, come glielo devo dire che, seppur in questi anni non ho esattamente trattato il mio corpo come un tempio, faccio il possibile per mantermi decoroso, persino nell'intimità della magione, di fronte alla tastiera (uso Dove, riduce la traspirazione).
Ma veniamo, vi prego a un breve estratto della "calligrafia" della signora Valerio:
“Il dito della fanciulla schiuse l’occhiello delle mutandine, e fece trapelare l’asola di Venere…”
A signo', la mia prosa sarà pure sghemba, ma la sua (oh, mi scusi. La riga di cui sopra non è sua, è della camerata Oselladori)...
Che bisogno c'è, dico io, di giustificarsi, di tirare in ballo Nietzsche e le dietrologie su Piazza Fontana? Se le va di trastullarsi coll'erotico, signora mia, si trastulli pure... E' un'occupazione dignitosa (e più redditizia di degli studi nicciani, va là...)
Ora, le prometto solennemente che farò in modo di recuperare i preziosi testi di Ar su Piazza Fontana e dintorni. Li leggerò con attenzione ma credo che difficilmente illumineranno di rinnovata sapienza il quadro storico che mi sono fatto.
Come a dire, signora mia, possiamo pure pungolarci con battutine al vetriolo sui reciproci aspetti o inclinazioni autoriali, ma la Storia è la Storia.
L'estremismo armato di destra non è un'invenzione da giallista da strapazzo. L'accusa di ricostituzione del Partito Fascista non è una multa per sosta vietata.
Il Paese sanguina ancora per le ferite inferte dai neri dei Settanta.
La gente con cui si accompagna, signora mia, con cui immagino si trovi la sera a discutere dello "scetticismo della
kalokagathìa", quarant'anni fa preferiva il manganello a Nietzsche. Si faccia un giro in emeroteca, vedrà che qualche bella foto di Freda in tenuta da guerra si trova senz'altro.
Questo è ancora un paese libero, per carità, esca con chi le pare; ma mi perdonerà se al momento trovo più proficuo (nonostante la laurea in filosofia) occuparmi di quello che questa gente ha fatto in passato piuttosto che dei suoi studi sull'Anticristo.
Che, casomai un ragazzo di vent'anni leggesse il mio romanzo, gli fosse ben chiaro da subito con chi è preferibile uscire la sera.

Piesse: dal numero di visite sul blog ho imparato una cosa. Se si vuole sfondare il muro dei cento tocca compiere gli anni o accapigliarsi coi fascisti...

Quasi mi scordavo: oggi compio 29 anni


Non sono trenta e non sono più ventotto. A momenti mi scordavo.
Capita sempre così: nella settimana del mio compleanno cerco disperatamente di ricordarmi il giorno e poi BAM! Mi passa di mente.
Meno male che ci hanno pensato mia moglie e mia madre a farmi fare mente locale (sms, telefonate, "come stai?"; "un po' più vecchio, vagamente febbrile. Non male, insomma.").
E poi è arrivato anche il regalo. Molto gradito perchè inaspettato.
Ho scoperto navigando alla cieca di essere finalista al Premio De Lollis. Have a look, please.
Dicevo della sorpresa: enorme, dal momento che non sapevo nemmeno di concorrere.
E' meraviglioso!
Tanti auguri a me...

lunedì 22 ottobre 2007

I misteri degli "occhi che sanno": la destra non è più quella di una volta, signora mia

Delle volte a fare il mestiere che faccio s’impara qualcosa. Cose più vistose quando si è agli inizi, sottili verità nel prosieguo degli studi.

Per esempio, mentre mi documentavo su Piazza Fontana, recuperai materiale sull’estremismo di destra e più di una volta incappai nel nome di Franco Freda. I più attenti tra voi conosceranno le gesta di questo signore, attualmente libero ma a suo tempo processato per i fatti del 12 dicembre 1969, confinato insieme al camerata Ventura all’Isola del Giglio (sull’episodio ho pure scritto un racconto), condannato a quindici anni di carcere per associazione eversiva e successivamente (dopo che, nel 2000, il Consiglio dei ministri sciolse il suo Fronte Nazionale) per ricostituzione del partito fascista.

Se si scava nella vita di Freda si scopre il rovescio della medaglia della sua militanza politica: fu senz’altro un uomo d’azione, ma non limitò il proprio impegno alle mazzate. Fu (ed è tutt’ora) un cultore della parola.

Nel 1963 fondò una casa editrice, le Edizioni di Ar, che pochi mesi fa hanno festeggiato il quarantaquattresimo compleanno.

Editò Evola e diversi studi evoliani, e nel 1969 diede alle stampe La disintegrazione del sistema, vero e proprio best seller dell’epoca. Nessun veterofascista, picchiatore nero o dirigente missino poteva fare a meno della propria copia.

Però, si sa, il mercato editoriale è una brutta bestia, e per far sopravvivere un’azienda per quarant’anni un best seller non è sufficiente.

Per cui, dagli con le ristampe di Mastro Julius, la rivista economica Antibancor, la collana Paganitas (testi ermetico-sapienziali contemporanei e non), le pubblicazioni dedicate alla propaganda (Il tempo e l’epoca dei fascismi).

Però anche così non è che gli affari s’impennassero.

Già il libro è un prodotto di nicchia nel nostro Paese; se ci aggiungi connotazioni politiche che hanno a che fare con un partito dichiarato illegale cinquant’anni fa non è che hai proprio strappato il biglietto vincente alla lotteria del marketing.

Ecco perché, stanco della magra libraria, Freda ha tirato fuori dal cilindro un classicone che qualche copia te la fa vendere sicuro: il caro vecchio binomio Sesso & carnazza di skiantosiana memoria.

È dunque nata, pochi anni or sono, la collana Le librette di controra.

L’ANSA battè un comunicato in occasione del memorabile lancio: Le Edizioni di Ar, di Franco Freda,
hanno appena inaugurato, con la pubblicazione di una trilogia di
Fiammetta Oselladori, una nuova collezione editoriale, 'Le librette di controra', dedicata alla letteratura erotica. L'iniziativa intende rappresentare i toni e i modi dell'eros di destra.

Lo so, so cosa state rimuginando, malelingue che non siete altro.

Ma vi sbagliate: niente libri da sporcaccioni alla Melissa P.

Anzi.

Tra le Librette ci sono titoli di tutto rispetto.

Come il didascalico Contro la P. Melissa. Elogio e invettiva o la raffinata trilogia di Fiammetta Oselladori (nom de plume di una pudicissima giovane destrorsa) I cinque sensi o le cinque forme del piacere.

Gran favore di pubblico e critica e grandi plausi alla giovanissima (classe ’79) direttrice di collana, tale Anna K. Valerio (nella foto).

Fin qui tutto bene. Ma, direte voi, “a Simò! Ma che cce frega a nnoi de li romanzetti porno de li fascisti?

Domanda legittima.

Questa lunga introduzione non serviva a promuovere il prodotto, bensì a dare un minimo di informazioni riguardo all’ultimo (in ordine cronologico) recensore di CONFINE DI STATO.

Anna K. Valerio in persona si è presa la briga di dire due parole sul mio libello. E lo ha fatto dalle pagine di Cultrura, rubrica telematica delle Edizioni di Ar.

Il pezzo s’intitola I misteri degli "occhi che sanno" e lo trovate qui. Non lo incollo di seguito per non far ingrassare a dismisura il post. Chi ne ha voglia, gli dia pure un’occhiata.

Non scenderò nei particolari della disanima, dal momento che la libertà d’espressione è uno dei diritti costituzionali a cui sono più legato. E ognuno è libero di mandare il mio libro a quel paese se gli va.

Visto che la letteratura è cosa pubblica e CONFINE abita sugli scaffali delle librerie di mezza Italia.

Però, leggendo le righe di Anna (mi perdonerà se ardisco a chiamarla per nome), qualche perplessità m’è rimasta. E ci terrei che mi desse una mano a chiarirmi i dubbi.

In primis vorrei ringraziarla per avermi dato del “ragazzetto”. A noi mammiferi sopra il quintale raramente si riservano epiteti sì vezzosi.

Ma entriamo nel vivo della recensione: Anna scende subito nel particolare analizzando con acribia la mia scrittura: “è giunto alla prosa di un romanzo (edito da Marsilio) sapendo di scontento e sudore, di una esistenza delusa, come uno schiavo rabido.”

Ammazza, mi son detto. Vorrei rassicurare i miei lettori sulla mia presunta sudorazione di fronte alla tastiera del computer: a parte qualche paragrafo stilato nella torrida estate del 2005, che mi portò a terger la fronte un paio di volte in più del dovuto, giuro su ciò che ho di più caro che non è poi così faticoso il mestiere dello scribacchino. Persino il problema del transitorio dolore oculare da sovraesposizione allo schermo è stato da tempo risolto dall’avvento dei monitor LCD. E col mio Samsung da 20 pollici non corro rischi.

Vi prego inoltre di non immaginarmi poi così rabido qualora la pagina appena redatta non mi soddisfi appieno.

Sono un uomo pacioso: i miei familiari (e la gatta Matilda) potranno confermarvelo in ogni momento (anche per iscritto).

È capitato che non fossi di ottimo umore quando il governo Prodi fece l’indulto, o quando, anni addietro, quel signore basso basso vinse le elezioni. Ma al massimo avrò mandato affanculo il televisore. Niente di eclatante.

Anna s’imbroglia invece quando parla della mia indignazione. Quella che ho provato scrivendo CONFINE.

Un’indignazione dopolavoristica, a sentir lei.

Personalmente, associo il “dopolavoro” a un concetto di tranquilla superficialità, di rilassata pace col mondo, di serena (magari un po’ vacua, ma che male c’è? È il bello dell’aver finito di lavorare…) rilassatezza.

Be’, quello che provai nel periodo in cui studiai i fatti di Piazza Fontana, in cui lessi le testimonianze dei famigliari delle vittime, in cui ebbi la fortuna di parlare con qualcuno di loro, non aveva niente di dopolavoristico.

Ero incazzato sul serio a quel tempo. E siccome, secondo lo Stato Italiano, nessuno è colpevole per i fatti del 12 dicembre 1969 – non lo è Freda, non lo è Ventura. E questi due signori – nonostante le testimonianze di Fabris e Siciliano, che li dicono parte integrante del meccanismo di morte e che sono state riconosciute attendibili dagli inquirenti nel 1990 – non possono più essere condannati per il fatto perché prosciolti da ogni accusa nel 1985 – ho dovuto creare Sterling per avere qualcuno con cui prendermela.

Nonostante tutto, l’incazzatura è ancora prepotente.

Ma forse le parole di Anna sono frutto di un equivoco.

Come lei stessa ammette, di CONFINE DI STATO non ha letto che poche righe. Righe che, peraltro, non appartengono al romanzo, ma allo spin-off LA LEGGE DEI FESSI.

Forse questo senso di disagio che le comunica la mia scrittura c’entra col titolo dell’opera.

Eh sì, signori miei, perché Anna dirige una collana in cui vengono annoverati capolavori del calibro di La cosacca del barone von Ungern, L’oscura meraviglia e Sclip. La prigione del vizio.

E il mio racconto, con quel titolino banalotto fa una magra figura là in mezzo.

Per cui è deciso, d’ora in poi la short story sul blocco del porto dell’Isola del Giglio del 1976 si chiamerà LA LEGGE DELLA FESSA.

Chissà che mi riesca di rientrare nelle grazie della sofisticata signorina Valerio.