DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

martedì 16 ottobre 2007

Centoquattro: ammazza che record...


Scusate l'uscita vanagloriosa, ma questo blog non aveva mai registrato così tante visite in un giorno solo.
CENTOQUATTRO. E sono solo le undici meno venti. Capace che prima di mezzanotte si arrivi a 110.
Ora, lo so che ci sono i refresh, i ricorsivi, i curiosi e i disattenti (che tornano perchè si sono scordati).
Però permette l'emozione...
E permettemi di ringraziarvi per il vostro entusiasmo.
Con affetto,

S.

P.S.: l'immagine dite? Non ho trovato nulla di più appropriato (o di più sobrio). So sorry...

Democrazia o pallone? Cul de sac...

Io che di pallone so poco o nulla e che di politica avrei preferito parlare solo attraverso le pagine dei miei romanzi, ho finito per infilarmi in un discreto cul de sac.
Però, direbbe il saggio, "fijo mio bbello, se te le vai a cercà..."
Come dargli torto?
Partiamo dal pallone, così diamo subito saggia prova della mia incompetenza. Di mio sono granata da che mi ricordo, anche se in famiglia del calcio fregava poco o nulla a nessuno.
A parte mio nonno, che era juventino. E siccome mio nonno (il barbiere, lo stesso che mi ha insegnato le canzoni di Buscaglione. Chi si chiedesse di che parlo è pregato di dare un'occhiata al mio TURKEMAR. Che è gratis e in copyleft...) mi era molto ma molto simpatico, non sono cresciuto nella naturale dicotomia da derby.
Se vinceva la Juve ero felice perchè era felice il nonno.
Se vinceva il Toro saltavo di gioia e il nonno che doveva fare? Tenermi il muso? Finiva che, pure col fegato in subbuglio, un mezzo sorriso me lo regalava lo stesso. Dunque, pari e patta.
Per chiudere il quadretto schizofrenico nel quale si è formata la mia coscienza calcistica, mio padre a metà dell'infanzia ebbe la bella idea di regalarmi la maglia del Milan (scusa ufficiale: sulle bancarelle della fiera non c'era altro. Era arrivato troppo tardi).
Il Milan di allora era quello di Gullit e Van Basten, che con tutta la faziosità possibile era dura non entusiasmarsi se avevi dieci anni e a pallone ci giocavi tutti i giorni in cortile.
Oltre tutto, a essere sinceri, a calcio ero anche una discreta pippa, dunque quella maglia rossonera (rigorosamente in flanella. All'epoca i materiali dell'abbigliamento per bimbi eran quel che erano) era l'unico deterrente per avermi in squadra durante i sorteggi nei lunghi pomeriggi estivi.
Vedete ben voi che razza d'inguacchio.
Finita l'epoca del pallone e degli amichetti maschi, sopraggiunta l'età in cui il calcio era diventato un sport el'altra metà del cielo irrompeva brutale nelle nostre vite, il passatempo nazionale sparì per un bel pezzo dalla mia esistenza.
A parte le parentesi mondiali (lì anche la parte più snob del sottoscritto lascia spazio all'hooligan che c'è in me), non ho mai trascorso domeniche o mercoledì di fronte al televisore o allo stadio.
Quando ho iniziato a fare il mestiere che faccio, però, l'interesse per il calcio (specie quello vintage) ha invaso il mio campo di studi. Non si può pretendere di occuparsi della storia di questo paese prescindendo dalla più italiana delle passioni. Molto ho letto sul grande Toro e sulla Juve di Platini e soci. Ho rimescolato i miei primi ricordi alle immagini di repertorio dell'82, mi sono emozionato quando Facchetti se n'è andato, l'anno scorso: la sua carriera l'ho ripercorsa nei libri e tra i racconti della gente, mentre mi documentavo su Confine.
A tutt'oggi non sento l'esigenza di guardare una partita in tv, ma se mi capita per le mani un libro come LA FARFALLA GRANATA di Dalla Chiesa, è facile che lo divori in mezza giornata.
Amo troppo la storia d'Italia, e il pallone ne è parte integrante.
Discorso diverso per la politica.
Mai avuto in tasca tessere (a parte quella della CGIL. Orgoglioso tesserato da anni).
Mai sognato di votare a destra.
Vuoi per colpa della famiglia (nonno, sempre lui, partigiano e comunista. L'altro nonno socialista della prima ora. Grazie a Dio se ne andò nell'83 e non gli toccò assistere allo scempio di Bettino), vuoi per le passioni e le frequentazioni giovanili (le ragazze in gonna e tacchi alti, vai a sapere perchè, non mi son mai piaciute. E se tampini quelle con i jeans strappati, la kefiah e le camicie a quadri - flanella che ritorna prepotente in ogni fase cruciale della mia vita - prima o poi, come insegna Eco, finisci in un Kollettivo).
Per chi è della mia generazione la nascita di Forza Italia segnò il discrimine tra l'essere di sinistra e il non esserlo.
Il partito del Berlusca ci piombò addosso in un pomeriggio piovoso del '94. Seconda liceo: terra di nessuno. L'età in cui ti fai crescere i capelli e smetti di vestirti come piace a mammà.
L'età in cui le tue compagne di classe se la fanno già con quelli più grandi, e quelli più grandi sono solo di due tipi: fighetti o alternativi.
Sorrido alla vacuità delle distinzioni quindici anni dopo, e mi chiedo che mondo aspettarà i bimbi dell'asilo dove insegno, che di anni ne hanno cinque.
Ad ogni modo, a quei tempi là, la discesa in campo di quel signore basso basso spiegò a noi tutti cosa non volevamo essere. E fu diecimila volte più efficace dei discorsi dei padri e dei nonni sui fascisti.
E' quasi ridicolo dirlo, ma il discrimine iniziale fu estetico.
Quelli a modino che cercavano le bamboline senza cervello di là. E noi scafazzoni con Siddartha sotto braccio (per inciso, una palla mostruosa, ma se non lo leggevi avevi scarsissime possibilità di limonare) di qua.
A sinistra.
Penso all'ingenuità d'allora e sono sempre più convinto di quel che dissi riguardo al voto ai sedicenni: val la pena di aspettare un paio d'anni.
Ad ogni modo, partì tutto da lì. Marx e il commercio equo e solidale vennero dopo. Vennero dopo la riscoperta del mito partigiano e la condivisione dell'identià culturale. Arrivarono le scuole di partito per alcuni e i ripensamenti per altri (un vecchio compagno di allora rischiò di farsi prete e adesso è finito per fare il dirigente di cooperativa. Un altro dei Duri e Puri di allora sgobba sedici ore al giorno per una multinazionale giapponese e vota ancora Rifondazione).
Io, da allora, sono cambiato parecchio. Ma due cose sono rimaste intatte:
- Salvo Alzheimer o altre patologie psichiche non voterò mai a destra
- Da allora sogno una grande Sinistra unita.
Ho aspettato tanto, e come dite voi magari anche questa volta si tratterà dell'ennesima bufala dei furbetti del quartierino. Ma credo che valga la pena crederci.
Io credo in questa nuova formazione politica, confido nella sua serietà, ho fiducia nelle migliaia di giovani che fanno prte del movimento.
Dice: "Che, te sei tesserato?"
No, e non è mia intenzione nell'immediato futuro. Ma sono molto orgoglioso della realtà che sta nascendo.
Detto questo, chiusa la parentesi PD.
Nei prossimi post tornerò ad occuparmi di pop culture e forme di entartainment alternativo.
Mica per mancanza di schiettezza, ci mancherebbe.
E' che credo di aver molte più cose da dire sui serial americani che su Veltroni.
Qualche piccola preview: si parlerà di United We Stand, di Heroes e di serialità da American comics.
Graziea tutti voi per il calore che ha aceso questa discussione.

lunedì 15 ottobre 2007

Entusiasmi democratici e delusioni sportive


Ho visto con piacere che il mio entusiasmo per il nascente PD è stato variamente discusso nei vostri commenti. Ne sono nati spunti gustosi, tanto che secondo me val la pena scrivere qualche riga in più di un semplice commentino di risposta.
Barbara si chiede se sia davvero possibile la conciliazione di identità storiche così diverse (la Margherita e i DS) e Marco, un po' a malincuore, paragona il diffuso sentimento di delusione nei confronti della politica a quello che ha attanagliato centinaia di tifosi (calcistici ma non solo) all'esplodere di scandalacci quali Calciopoli o quello relativo al doping.
Lungi da me fare propaganda "democratica". Ci sono luoghi più indicati e persone molto più adatte (nel bene o nel male) del sottoscritto. Ma visto che se ne parla, tanto vale rendere ragione del mio spregiudicato entusiasmo delle ultime ore.
In un paese in cui Grillo ha svelato le oscenità del Palazzo senza pudori, in un paese dove La Casta ha venduto (e meno male) un milione di copie, appassionarsi alla politica, credere in una sua rinascita improvvisa è quanto meno ostico.
Ma si guardi, per cortesia, che c'è scritto sulla prima pagina del libro di Rizzo e Stella:

A Leone e Sofia,
nella speranza che crescano appassionandosi alla politica.
Diversa, però.


Il Walterone Nazionale non ha vent'anni e nemmeno trenta, questo è certo.
Non li ha nemmeno Letta.
Su Gawronski ed Adinolfi non aprirei bocca.
Il nuovo segretario del partito democratico non è un volto nuovo. Milita da anni ed è cresciuto nella scuola del PCI. Anche con tutto l'entusiasmo possibile nei confronti del suo lavoro di amministratore della Capitale, non si può scorgere in lui il segno del rinnovamento.
Ne convengo.
Dimentichiamoci però per un attimo del vertice e diamo un occhio alla base.
Anni fa (quasi quindici, ormai), quando il carrozzone del Cavaliere muoveva i primi passi nel mondo politico, si aprì un ventaglio inconsueto di opportunità per i giovani che volevano fare la propria parte.
Dai consiglieri provinciali, ai responsabili di quartiere, su su fino alle cariche dirigenziali, nel neonato partito del Berlusca confluì una generosa fetta della nuova classe politica.
E nelle vecchie sedi del PDS che si faceva? Si lavorarava ancora alla maniera di Togliatti. Strutture fortemente gerarchizzate, vecchie carampane che a forza di stare all'opposizione parevano averci preso gusto, al punto da essere incapaci di governare persino le amministrazioni locali per piùdi un semestre.
Ragazzi e ragazze volenterosi (e, ahimè è il caso di dirlo, un po' ciucci) nelle fila di Forza Italia hanno imparato a far politica, a lavorare insieme per un fine comune.
Peccato che il fine fosse quel che era (cercare di tenere quel signore basso basso il più a lungo possibile fuori di galera) e che nel giro di un quinquennio le dirigenze fossero blindate, conservate per i riciclati della DC, per i piessini, per qualche vecchio fascista allo sbando in cerca di casa.
D'altro canto, nella Casa Rossa cosa si faceva durante le transizioni da PCI a PDS e da PDS a DS?
Gran bei comizi e grossi lacrimoni ogni volta che l'ottimo Fassino piangeva per un addio ("Questa è l'ultima volta che parlo da un palco del PCI..."; "Questa è l'ultima volta che parlo da un palco del PDS..." e via discorrendo, come disegnava Vauro qualche giorno fa), ma di fatto non si è mai rinnovata la struttura. Le gerarchie e la scuola del Partito sono rimaste la stesse da quando Baffone era ancora vivo.
Qualcosa di nuovo sembrò affacciarsi con la Margherita, ma molti come il sottoscritto si sentirono troppo a sinistra per votare il neonato partito del mascellone Rutelli.
Sempre per parlare di come stavano le cose alla base, nemmeno a casa del bellissimo sindaco di Roma c'erno le possibilità che aveva offerto Forza Italia ai tempi della propria assemblea costituente. Un po' più dispazio per le donne, questo va riconosciuto, ma quelle giovani (leggi: sui trenta e magari un po' più vecchierelle) - didascalicamente - al massimo venivano inquadrate nei comitati giovanili (leggi: nessun potere, nemmeno a livello cittadino). Quelle un po' più in là con gli anni, bene che gli andasse, facevano i gregari.
Adesso, finalmente, qualcosa è cambiato.
A suo tempo mi ero arrabbiato sulla blindatura delle liste elettorali da parte di un partito che ha, tra gli obiettivi della propria costituente, la riforma della legge elettorale. Che senso ha andare a fare le primarie col vecchio sistema elettorale se siam qui per cambiarlo? Bell'esempio che diamo.
Poi, venerdì sera, Luciano Violante mi ha svelato l'arcano.
Non è che l'abbia svelato proprio a me. L'ha spiegato alle trenta persone che si erano radunate al Conservatorio di Novara per sentirlo. E tra quei trenta fortunati c'era anche il vostro Sarassone.
Senza troppi giri di parole, se si uniscono le liste blindate (ossia, senza la possibilità di esprimere preferenza diretta per il candidato) alla legge sulle pari opportunità (accolta alla lettera dalla costituente del nuovo PD), si ha la possibilità (rivoluzionaria sino ad ora) di costruire la neonata dirigenza di un partito con il 50% garantito di presenze femminili.
Se le liste non fossero state bloccate, diceva Violante, indovinate un po' chi sarebbe stato spinto in avanti? I soliti maschietti.
Perchè non è che in Parlamento non ci sia posto per le signore. Ma il punto è che per far entrare una signora bisogna cacciare un uomo. E già lo sai come vanno a finire queste cose.
Già solo con questa miglioria si sorpassano vetusti comportamenti da scuola di partito marxista-leninista.
Se ci aggiungete le quote riservate ai giovani, vi renderete conto in fretta di quanta gente tra i venticinque e i trentacinque entri a far parte del direttivo del nascente PD.
E le dirigenze, signori, saranno votate, mica caleranno dall'alto come accadde per la setta del Berlusca (o come capitava già solo per il vecchio PCI).
Quindi ci sarà la possibilità non così remota di vedere, nel giro di un quinquennio, la Sinistra italiana completamente rivoluzionata.
Roba come questa (mica solo il bel faccione di Walter) mi scalda il cuore.
Così come me lo scaldano i ragazzini della Sanmartinese Calcio (squadretta di quartiere dei dintorni di casa mia) o la primavera del Toro (Marco, hai a che fare con un vecchio granata, I'm really sorry).
Quanti di loro arriveranno in serie A?
Quanti di loro si perderanno per strada?
Quanti di loro si faranno rovinare dal marciume del mondo corrotto dello sport più venduto del mondo?
Non ne ho idea. Ma so che molti di loro continueranno a giocare con passione, talento e metodo finchè le ginocchia li terranno in piedi. E questo mi basta.
Se poi capitasse di vederne qualcuno in Nazionale (o in Parlamento) , allora vorrà dire che il mio entusiasmo era speso bene.

domenica 14 ottobre 2007

Tre milioni e fischia di elettori: mica cotica...


Torno adesso dalla sede novarese dei DS (anzi, ex sede dei DS e da stanotte nuova sede del Parito Democratico) e devo dire di aver provato emozioni d'altri tempi. Focacce e spumantini, ma soprattutto sorrisi, sorrisi, sorrisi.
A mia memoria, che la politica l'ho sempre vissuta di riflesso e per vie traverse, era dai tempi dell'elezione del primo sindaco non di destra (da che fossi al mondo) nella mia città natale (Vercelli) che non provavo niente del genere.
Ok, ammetto di aver tirato tardi e fatto qualche balletto alle ultime politiche, però viverla così da vicino è un'altra cosa.
Sono felice.
Felice che un Paese abbia scelto di crederci ancora. Felice di esserci mentre qualcosa di grande sta nascendo.
Felice, davvero.
A dire il vero ero un po' scettico fino a stasera. Scettico che ci fosse ancora un grande elettorato di sinistra. Un elettorato pronto a resistere a quel signore basso basso e agli amici suoi con le mortadelle da tre metri e le camicie nere sbiadite.
Eppure...
Eppure tre milioni e mezzo di persone consentono di sperare ancora.
Stasera me ne vado a letto col sorriso sulle labbra.
Le polemiche sui dati gonfiati e sulla "fotografia del Paese reale" le rimandiamo a domani, ok?

Ah, per la cronaca. Ho votato Veltroni (ma credo si fosse capito...)

sabato 13 ottobre 2007

Dare i numeri (e i luoghi): qualche aggiornamento e un po' di date


Scrivo questo post per aggiornarvi sulle attività nell'officina Sarasso, ma soprattutto per fare il punto. Per avere un promemoria per i mesi futuri, che si preannunciano piuttosto intensi.
Direte voi: "ma che te costa comprarte 'na genda?"
Ce l'ho un'agenda, la sto fissando proprio in questo momento. Bellina, con la copertina di cuoio. L'unico problema è che se ci scrivo sopra qualcosa me lo dimentico all'istante.
Di solito lavoro così: scrivo tutte le cose da fare (dalla telefonata al capitolo da scrivere) su un enorme post-it che viene incastonato su un papero di gesso che regge un'astina con una pinzetta al culmine. Man mano che una faccenda è sbrigata, la cancello con un pennarellone nero finchè il foglietto è inservibile e va sostituito.
No comment...
Il foglietto, al momento, non basta a contenere tutto quello che succederà nelle settimane a venire.
Ma andiamo con ordine.
Tramite un collega scrittore (Marco Stolfa) sto cercando di organizzare una presentazione a Trieste il 10 novembre. Nulla è ancora certo ma ci stiamo lavorando. Ah, visto che siamo in tema, date un'occhiata al libro di Marco qui. O cercatene tracce in rete.
In data da definirsi, ma spero tra novembre e dicembre, mi piacerebbe presentare CONFINE DI STATO alla Biblioteca di Galliate. La Biblioteca di Galliate è uno tra i circoli culturali più attivi del novarese, sia sul fronte della letteratura nera che, soprattutto, per quanto riguarda i libri per ragazzi. Se la cosa si riuscisse ad organizzare, ci sarebbe un ospite d'eccezione a introdurmi: Massimo Polidoro. Io e Massimo non ci conoscevamo, ma ci siamo sentiti al telefono qualche giorno fa. Oltre ad avere il pregio di essere una persona deliziosa e disponibilissima (tanto per dire: mi ha chiamato lui e siamo stati un ora al telefono. E l'avevo cercato io), è anche uno dei maggiori esperti italiani di vintage criminology.
Nello specifico, ETICA CRIMINALE, il suo libro su Renato Vallanzasca, è il lavoro più completo che esista in merito. Molto più attuale del libro di Bonini e molto, molto più fico del segaligno volumetto della Arceri.
Spero che la serata si faccia, perchè potrebbe essere un'occasione ghiotta per discutere di temi a noi tutti assai cari.
Il 24 novembre, lo sapete, sarò ospite di Carlo Lucarelli a Politicamente scorretto, il convegno su giallo, noir e storia che si tiene ogni anno a Casalecchio di Reno. Sul sito, purtroppo, non c'è ancora il programma aggiornato, ma mi dicono che arriverà presto.
L'8 dicembre, a Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria di Roma, ci sarà l'ultima presentazione del 2007 di Turkemar. La trasferta si preannuncia interessante perchè in quel week end potrei avere la fortuna di fare due chiacchiere con il Maestro De Cataldo. Non sto già più nella pelle (e non è l'ennesimo bieco riferimento alla mia impeccabile silhouette).
Nello stesso periodo, ossia dal 4 al 10 dicembre, c'è il NoirFest a Courmayeur. Potrei farci una puntatina, ma nulla è certo, per ora. Vi terrò informati, promesso.
Ci sarà una data di CONFINE DI STATO a Genova, probabilmente alla Libreria del Porto Antico (ex Rizzoli) ma, ancora una volta, non ho idea della data.
Per concludere, ed è veramente un appuntamento che mi riempie d'orgoglio, il professor Claudio Milanesi dell'Università di Aix en Provence mi ha invitato all'annuale prestigioso convegno sul poliziesco. Il titolo del meeting di quest'anno sarà "La storia e il romanzo poliziesco. Italia e America Latina". A rappresentare l'Italia ci saremo io e Gianpaolo Simi.
L'emozione è davvero fortissima perchè i nomi che sono stati ospiti alle edizioni passate della kermesse fanno davvero battere i denti: Lucarelli ,Fois, Guccini, Macchiavelli, Vallorani, De Cataldo, Genna, tanto per citarne qualcuno.
Terrò un intervento durante i lavori del convegno e ci saranno un paio di presentazioni tra Aix e Marsiglia.
L'appuntamento è per il 6,7 e 8 marzo 2008. Vedrò di prepararmi come si deve e recuperare qualcosa di dignitoso da mettermi (non credo che la felpa marrone di United We Stand sia indicatissima...).
Mentre tutto questo ben di Dio bolle in pentola, da queste parti non si batte certo la fiacca. Insieme al Maestro Daniele Rudoni, al Professor Vladi Finotto e al dottor Antonio Picerni dell'Università di Venezia (Venice International University) stiamo sgobbando per il lancio di United We Stand, la graphic novel che dipinge una sorta di futuro alternativo di CONFINE DI STATO. Tra non molto il sito del progetto sarà operativo e inizierà una campagna di avvicinamento alla prima uscita. Preparatevi a un esperienza di intrattenimento senza precedenti. Preparatevi a entrare nel mondo di UWS attraverso aggiornamenti settimanali su ben tre piattaforme telematiche. Preparatevi a innamorarvi di personaggi straordinari.
Preparatevi al Colpo di Stato.
E di più non dirò, nemmeno sotto tortura. In ogni caso, non temete, sarete costantemente aggiornati.
ça va sans dire, il lavoro su Settanta procede costante.
Questo lo stato dell'arte in data odierna.
Se avessi dovuto scriverlo su un post-it il povero papero di gesso ne sarebbe stato irrimediabilmente schiacciato, data la mole dell'appunto.
Chiaro che, a qualunque delle date in questione siete tutti invitati, che ve lo dico a fare?
Ci si sente presto.
Grazie per l'attenzione.

giovedì 11 ottobre 2007

Save private Castlerock! Un appello



Ricevo dal caro amico Matteo Zampini e volentieri pubblico.

Il sito di cui si parla, per i meno attenti, e www.castlerock.it, frequentatissimo punto di riferimento per cinema, musica e libri.

Caro Simone,

ti scrivo per chiederti di fare un appello sul tuo blog. La questione è molto semplice. Castlerock sta cambiando in modo radicale. Chi ha creato questo meraviglioso portale nei prossimi giorni inizierà a lavorare

full-time alla zona dedicata al cinema. Questo indubbiamente avrà un riflesso su tutti gli altri siti compresa Library Zone. Castlerock nasce per la passione dei libri e in particolar modo per Stephen King. Negli anni

il sito è cresciuto ma ha conosciuto particolare fortuna solo nel cinema.

Questo è semplice da capire: oltre ad una dedizione totale da parte della redazione, molti sono i collaboratori che si sono avvicinati attirati dallaqualità espressa.

Siamo quindi ad un punto di svolta. Library Zone diventerà una realtà a se stante ma non può pensare di esistere se dietro c’è solo una persona. Negli ultimi mesi ho avuto la fortuna di conoscere un paio di valide collaboratrici ma il sito necessita di qualcuno che prenda decisioni, si occupi della redazione, insomma che tenga in piedi la baracca.

E da solo non penso proprio di farcela.

Sogno una Library Zone che sia un punto di incontro, di scontro e di confronto fra scrittori, editori, traduttori e i non addetti ai lavori. Il mio appello è quindi questo. Che tu sia scrittore, editore, traduttore oppure un appassionato di libri, ti chiedo di metterti in contatto con me. Library Zone vuole diventare una e-zine di riferimento, un punto di ripartenza per il mondo dei libri. Recensioni, articoli, approfondimenti, ma anche angolo per pubblicare i propri racconti e mille altre iniziative. Rimane il presupposto che necessito di almeno un braccio destro (e perchéno uno sinistro:P) per poter dare un senso e una continuità al progetto. Da

solo avrebbe più senso un blog. Non mi voglio dilungare oltre, credo che il messaggio sia chiaro. La mia

email è matteo.zampini@castlerock.it e chiunque abbia voglia di farsi sentire io sono qui in attesa.

Grazie

Matteo

Mica male una ZONA LIBRI del genere! Uno spazio d’incontro tra autori, editori e lettori.

Una zona franca (che in questo periodo congestionato ce n’è tanto di bisogno…)

Che aspettate? Scrivete a Matteo!

martedì 9 ottobre 2007

Uno contro tutti: un paio di battute sul V-DAY

Ennesimo pezzo della Collezione dell’oblio. Un po’ datato ma doveroso.

Scrivo questo pezzo per rispondere a Marco, che qualche tempo fa mi chiese se avrei pubblicato qualcosa sul V-Day di Grillo. Non era tra le mie priorità, ma considerando che durante il limbo del cambio ADSL in casa se n’è discusso parecchio (non solo, autisticamente, tra me e mia moglie – il gatto non parla, credo che sia apolitico – ma con grande frequenza in compagnia di amici, parenti e conoscenti), val la pena mettere giù un paio di considerazioni che mi girano in testa.

Partiamo dall’ovvio. La domanda: “Sei contento di farti governare da persone condannate per concussione e compagnia bella?” è retorica.

Fa il paio con l’obiezione di Letta in merito alle pensioni d’oro dei parlamentari. In sostanza chiedeva ai cittadini: “Sei contento di pagare i contributi in un certo modo e di andare in pensione a una certa età mentre la classe politica che ti governa – quella che ha scelto per te tempi e modi della contribuzione – adotta per sé un differente (e, ça va sans dire, immensamente più conveniente – ché se no non ci sarebbe ragion di polemica) sistema contributivo e pensionistico?”

Indi per cui, la battaglia di Grillo non può che essere empatizzata dal cittadino.

E la sua proposta di legge per cacciare i delinquenti (e non permettere il futuro accesso al cadreghìn dei loro degni compari) sembra la soluzione perfetta ai problemi del Paese.

Tanto più dopo la diffusione dello strepitoso libro di Stella e Rizzo sugli sprechi della politica nostrana (La casta, Rizzoli, 18 euro spesi bene).

Detto questo, non sono andato a firmare in piazza e non ho mai messo il banner su questo blog.

Dice: “Che non sei d’accordo?”

Per carità. Tutto sacrosanto, però ci sono un paio di cose della faccenda che mi hanno inquietato.

La prima, di un’ovvietà scandalosa ne convengo, è che la denuncia provenga da un outsider, da un uomo di spettacolo. La seconda, forse un po’ meno ovvia, è che si tratti di un uomo solo contro tutti.

Ora, lo so che Grillo non è più solo un comico da qualche anno a questa parte. E il lavoro svolto da questo signore meriterebbe di stare sui libri di storia.

Detto questo, la sua è una voce solitaria. Ed è comunque sempre e solo la sua.

Insomma, mi sarebbe piaciuto di più se intorno a lui si fosse creata una comunità (trecentomila persone – tante sono state le firme raccolte nel V-Day - ne formano una di tutto rispetto). E che questa comunità avesse cominciato a pensare e muoversi con le proprie gambe. Senza più bisogno del leader, che in un Paese come il nostro è sempre una figura problematica (lo so che sono quelli senza capelli, di leader, a dare problemi, e Grillo, bontà sua, fa ancora concorrenza a Branduardi, però…).

A costo di apparire più veterocomunista di quello che sono, dico che indignarsi è uno straordinario punto di partenza.

Però poi occorrerebbe fare.

E a fare (ma soprattutto a decidere) è sempre meglio essere in tanti che uno solo.

Una volta la chiamavano democrazia…

A dirla tutta, però, quello che mi ha fermato sulla strada della firma in piazza sono state le parole di Costanzo, intervistato in merito all’iniziativa.

Disse l’ex massone piduista parlando dalla TV: “Quella di Grillo mi sembra una pensata straordinaria, l’ho sottoscritta, e se fossi più giovane scenderei in piazza con lui”.

Ecco, vedere la propria firma accanto a quella di un vecchio amico di Gelli su un documento pubblico è un po’ troppo per un ragazzo all’antica come me.

È una sorta di campanello d’allarme. Se ora anche i vecchi tromboni da Prima Repubblica, gli stessi che neanche trent’anni fa si trovavano la sera, in grembiule e guanti bianchi, a fantasticar di golpe e nuovo ordine mondiale, si affrettano a salire sul carro del vincitore (il successo di Grillo è indiscutibile), significa che quel carro, ancor prima d’essere partito, rischia di fare una brutta fine. Quella che hanno fatto tutti gli altri.

E qui si torna al discorso della mobilitazione collettiva.

Churchill diceva che il potere corrompe. E che il potere assoluto corrompe assolutamente.

È innegabile che chiunque (anche con le migliori intenzioni), insieme a una grande visibilità si porti a casa lo spostamento dell’attenzione da quello che dice a chi lo dice.

Il fatto che la gente ti ascolti e ti venga dietro è una bella responsabilità. Nel microscopico lo vede chiunque abbia un blog (sottoscritto compreso): tu scrivi, la gente ti risponde. Se molta gente è d’accordo con te, è molto probabile che tu venga indicato come simpatico a terzi. Se fai di tutto per inimicarti il prossimo, prima o poi girerà la voce che sei uno stronzo.

Immaginatevi, dopo tutto ‘sto marasma, cosa c’è sulle spalle di Grillo.

Diventare il portavoce dell’incazzatura di un paese contro la classe dirigente può trasformare questo brillante signore di mezza età in quello che non ha mai desiderato essere: un simbolo.

E i simboli, si sa, prima finiscono sulle magliette, e poi sulle schede elettorali.

Grillo ha fatto la sua parte.

Ora è tempo di farsi da parte

È tempo per la comunità creatasi intorno a lui di fare da sola. Di eleggere i propri rappresentanti (fosse anche solo per andare a tirare le uova ai rammendatori d’arazzi di Palazzo Chigi, quelli da 3000 e passa euro al mese per quindici mensilità).

Perché è sempre meglio decidere dal basso chi comanda che ritrovarsi un leader apolitico che finisce per candidarsi alle elezioni. E non fate quella faccia, succede di continuo: Di Pietro, Berlusconi… Do you remember?

Io lo so che Grillo è di un’altra pasta, ma non si sa mai…