DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

domenica 17 maggio 2009

Sarasso live @ Salone del Libro: cronaca affaticata di una due giorni fiammeggiante in quel di Torino

E' stata dura, ma ce l'abbiamo fatta.
Dopo questa due giorni torinese in quel del Salone, mi sono reso improvvisamente conto che se aggredirò in maniera così decisa ogni trasferta, probabilmente non sopravviverò al tour di Settanta...;-)
In due (quattro? Cinque?) parole: non ho (più) l'età.
Ma andiamo con ordine, che se no ci confondiamo. Venerdì sveglia a un orario decente, valigia, doccia, saluti su facebook ed è già ora di scendere dabbasso. Il campanello trilla, la pioggia viene giù che Dio la manda e il mio amico Luca Ottolenghi è già pronto alla guida della sua fiammante Opel Corsa. Luca veste leggerino: glielo faccio notare mentre mi sistemo la sciarpa sopra la felpa col cappuccio e il giubbotto impermeabile. Ci fissiamo per un secondo mentre l'acquazzone continua a scendere e il termometro dell'auto segna 14 gradi; poi scoppiamo a ridere: nessuno dei due ha azzeccato l'abbigliamento adatto. Ma ormai è tardi: via che è ora, la strada chiama.
Il navigatore è puntato sul Lingotto, ma io e Luca apparteniamo a quella specie di persone che si perde pure nel salotto di casa propria, e dunque finiamo fuori strada in men che non si dica. Di mio giro abbastanza, lo sapete, ma in genere non sono solo: insieme a me c'è sempre qualcuno dotato di buon senso - dell'orientamento - tipo Daniele, Ste o la mia dolce metà; ecco perchè riesco, in un modo o nell'altro, ad arrivare a destinazione o a tornare a casa. Questa volta, il mio compagno di viaggio è piazzato peggio di me. That's why, dopo aver avvistato il cartello TORINO, ci ritroviamo in men che non si dica in mezzo a un gran casino di viuzze che poco c'entra con l'ex stabilimento FIAT. Via Nizza è chissà dove ma noi col cavolo che ci facciamo prendere dal panico. Parcheggiamo, sgusciamo fuori dall'auto e ci rintaniamo nel primo bar aperto. Doppio panino con birrone al seguito e la vita ti sorride. Difatti, solo un'ora dopo, approdiamo al Salone sotto un temporale che levati.
Incontro al volo con lo staff Marsilio (quasi) al gran completo e siamo dentro. Molliamo zaini e zainetti e cominciamo a girovagare. I miei ricordi di venerdì non sono nitidissimi. Ho appuntato appena un paio di flash piuttosto significativi: incontro un bel po' di amici conosciuti su facebook (Corrado, Emanuele, Fabrizio, tanto per citarne qualcuno. Peccato non aver beccato Luca. So che sei passato sia da Marsilio che da Agenzia X, ma si vede che ero sperso tra i meandri della fiera... sarà per la prossima volta), non trovo almeno duemila persone che dovevo incontrare, mi becco con Annarita e Paolo ed è sempre un piacere, acquisto diverse birre che consumo, rigorosamente seduto in terra, col mio compagno di ventura Luca, mi faccio intervistare da almeno tre coppie di sondaggisti, conosco Andrea allo stand di Agenzia X, mi accordo con Alessandro per un'intervista (bella Ale, grazie mille!) e con Luca per andare in Radio (domenica 7 giugno, h13.00, Radio 2, Tutti i colori del giallo, tenete a mente, gente...), acchiappo i volantini per la festa di Minimum Fax (e incontro di persona Cataldo: grandissimo!), vedo Alessandro e Alessandro (qui ci vogliono i cognomi, se no andiamo insieme... Bertante e Beretta) e pianifico con loro la serata, ma soprattutto COMPRO UN QUINTALE DI LIBRI.
In poco più di trenta minuti, riesco ad accaparrarmi:
- Anteprima nazionale, antologia (con racconti di Avoledo, Bergonzoni, Celestini, De Cataldo, Evangelisti, Falco, Genna, Pincio, Wu Ming 1) a cura di Giorgio Vasta (che è lì mentre compro il libro, tra l'altro), Minimum Fax
- Vite spericolate, Patrick Fogli, Verdenero
- L'ultimo giorno felice, Tullio Avoledo, Verdenero
- I dannati di Malva, Licia Troisi, Verdenero
- Cani da rapina, Luca Moretti, Purple Press
- Splendido splendente (Premio Calvino 2009, romanzo straordinario sugli Ottanta e su Moana), di Ivan Guerrerio, Agenzia X
- Guida Steampunk all'Apocalisse, Maragret Killjoy, Agenzia X
- Il sindacato dei poliziotti Yiddsh, Micheal Chabon, Rizzoli
- L'isola degli uomini superflui, Stephano Giacobini, Spoon River (questo in realtà non è un acquisto, ma un regalo. Il mio amico JP Rossano, per interposta persona, me ne ha fatto dono).
Ebbro di shopping selvaggio, abbandono il campo verso le sette e mezza. Passaggio radente in albergo e poi a cena a casa di una futura autrice Marsilio. Lanostra ospite, gentilissima, ci introduce a un pantagruelico buffet che io e il mio socio, prontamente seguiti dal buon Bertante, dal mio boss Jacopo De Michelis e il resto dello staff Marsilio, ci accingiamo a saccheggiare.
La cena è squisita, il beveraggio ottimo e abbandonate e la conversazione gustosa. Incrocio anche Enrico Remmert e Gero Giglio, con cui chiacchiero piacevolmente. A un tratto s'è fatta una certa ed è ora di levare le tende. Sotto la pioggia battente c'infiliamo in macchina: io, Luca, Alessandro Bertante e le due Chiara dell'Ufficio Stampa Marsilio.
Arriviamo alla festa di Minimum Fax che già l'ingresso è difficoltoso: milioni di persone (invitomunite) prendono d'assedio il piccolo locale adibito al party. Entriamo in qualche modo e acquistiamo qualche birra. Anche qui, i miei ricordi della serata non sono esattamente nitidi, ma qualche flash è sopravvissuto all'oblio. Tra le scene degne di menzione, c'è sicuramente quella in cui, nel bel mezzo della folla, proprio in cima alle scale scivolose che collegano i due piani del locale, io riconosco una compagna di università che non vedevo da un decennio. Non faccio tempo a salutarla che rovina bruscamente in fondo ai gradini. Rimango a bocca aperta, col bicchiere a mezz'aria. Controllo: grazie a Dio non s'è fatta nulla. Ride e sta bene.
E poi ancora chiacchiere in fila (la festa intera èuna fila: per prendere da bere, per salire a fumare, per scendere a ballare...) con Annarita e Paolo, un Cappi in ottima forma che scorgo di lontano ma non riesco nè a raggiungere nè a salutare, altri amici che non vedevo da un millenio e alcool, alcool, alcool...
Sono le tre e qualcosa quando decidiamo di tornare in albergo. Ci segue Jacopo, che dorme nel nostro stesso hotel. Lungo la strada raccattiamo Vicky e la portiamo (non senza qualche difficoltà) dove alloggia.
Varchiamo la soglia della hall verso le quattro meno un quarto e il mio capo mette ai voti il bicchiere della staffa. Io e Luca appoggiamo la mozione e ingolliamo un abbondante Macallan ghiacciato prima di coricarci.
E' il colpo di grazia.
Rinveniamo dopo poco meno di otto ore e dentro la testa ho un corpo di ballo latino americano che ci dà dentro senza sosta. Mi trascino in bagno, mi rendo presentabile e ingollo con foga un'aspirina effervescente. Mezz'ora dopo ho l'incarnato cinereo degli amici non morti di Romero, ma sono vivo. Sveglio il mio socio.
Invece della colazione optiamo per una pizza con salsiccia (oh yeah!), un paio di coche e un bidone di caffè. Dopodichè Luca schizza a Milano e mi lascia al Salone.
Son quasi le due quando incrocio il resto della truppa allo stand Marsilio.
Provati, per carità, ma messi decisamente meglio del sottoscritto.
Il pomeriggio scorre tranquillo: incrocio JP Rossano e chiacchieriamo di una presentazione torinese di SETTANTA al Circolo dei Lettori, scambio quattro chiacchiere col Paolino Roversi, mi fermo a fare due parole (e una foto) con Marcialis (grandissimo!) ed Eliselle. Dopodichè, scaglionati, arrivano su mia moglie, Daniele Rudoni e Luca, Ruggero e Sara di IL MIO NOME NON HA IMPORTANZA. Butto un'orecchio alla presentazione di Daria Bignardi e vado ad allestire, insieme ai ragazzi, il set musicale allo stand di Agenzia X.
Dovremmo suonare alle 18.00, ma un fulmine a ciel sereno quasi ci manda a monte lo show. Purtroppo il cavo dell'alimentazione delle casse è rimasto a casa e siamo senza voce.
Luca, Ruggero e Sara ci mettono una pezza recuperando al volo due casse e la cosa si fa, con quasi un'ora di ritardo. Mi scuso moltissimo col pubblico venuto all'ora concordata. Per farmi perdonare, molto presto posterò su queste pagine il file audio integrale di UWS - TERRA DI NESSUNO.
Dopo lo spettacolo il tempo stringe. I ragazzi del gruppo sono di corsa e noi li lasciamo andare. Con Daniele e mia moglie ci rintaniamo in un (ottimo) cinese in corso Regina Margherita e facciamo strage di anatre piccanti, involtini vietnamiti e omelette di gamberi.
Dopo, cerchiamo invano un gelato e torniamo a casa che è l'una di notte.
Stravolti ma molto, molto felici per l'esito della trasferta.
In chiusura di racconto, la morale della favola: o imparo ad andarci più leggero con la bumba e il cibo e le poche ore di sonno, o difficilmente uscirò vivo da quella settimana di giugno che mi vedrà prima a Vicenza, poi a Reggio Emilia, a Roma e infine a Milano.
Cosa dite: metto giudizio? Seee, come no...;-)

P.S. Mi sono appena ricordato di aver visto Patrick Fogli. E di avergli persino stretto la mano.
So per certo che si è portato via una copia di SETTANTA in anteprima e sono molto ansioso di sapere che ne pensa. Quello che non ricordo è il giorno in cui ci siam visti... Venerdì o sabato? Quasi sicuro sabato, ma non ci giurerei... vedete ben come son piazzato... :-D

martedì 12 maggio 2009

Tante, tante, tante cose: Settanta, Full Comics Piacenza, Musica, il Salone del Libro e Carlo Lucarelli

Signore e signori,
uno dei week end più lunghi della mia vita è appena finito. E sta per cominciarne un altro, ancora più lungo (e, si presume, ancora più fico).
Il fine settimana appena passato è iniziato giovedì sera: in una bizzarra riunione di famiglia (bizzarra perchè la famiglia era ridotta all'osso: io e mio fratello) e con l'ausilio di una solida bottiglia di whisky è nata l'idea per un romanzo. Il concept era ottimo giovedì sera ma si sà, dopo il quarto bicchiere di Glen, anche la Carrà non è poi tanto male. Per cui venerdì mattina ho fatto un check come si deve e ho steso una sinossi provvisoria della trama: devo dire che la storia regge. Per ora, ovviamente, nessuna anticipazione. Solo il titolo: Carne all'albese.
Il venerdì pomeriggio ho inforcato la fida Modus e sono volato verso i montani (per noi bestiacce di pianura, Biella è già montagna...) lidi biellesi, nel covo di Il mio nome non ha importanza. Insieme a Luca, Ruggero e Sara abbiamo definito quali saranno le linee guida dell'evento live al Salone: alle 18.00 di Sabato 16 maggio, presso lo stand di AGENZIA X, il mio racconto UWS - Terra di nessuno, verrà musicato live per presentare l'antologia in cui è contenuto (VOI NON CI SARETE, a cura di Alessandro Bertante, in libreria dal 21 maggio, ma in prevendita al Salone).
Esiste già un intro del pezzo, che vi avrei postato non fosse stato troppo grosso. Pazientate: sabato 16 il brano sarà online su queste pagine. Così potranno fruirne anche coloro che si troveranno a parecchi chilometri di distanza da Torino.
Eravamo a venerdì sera, in quel di Biella. Dopo la musica una pizza salatissima (la romana più saporita del Piemonte), qualche birra, ritorno a Novara e nanna.
L'indomani sveglia prestino e partenza per Piacenza.
Io e il mio socio Daniele Rudoni partiamo presto, arriviamo presto in quel di Piacenza e in men che non si dica ci perdiamo. Raggiungere l'expo (sede di Full Comics, la fiera del fumetto) è un'impresa pressochè impossibile e il mio navigatore, che ha in dotazione le mappe del 1918 (che mi guardo bene dall'aggiornare, essendo un taccagno di razza), non è di nessun aiuto.
Grazie alla benevolenza dell'amico Franco, che ci spiega per filo e per segno dove passare (e sottopassare) e rimane al telefono per tutto il tragitto, finalmente giungiamo a destinazione.
Scarichiamo le copie di UWS e i volantini; anche con una certa fretta dal momento che la conferenza di presentazione della graphic-net-novel alla quale dobbiamo partecipare sta per cominciare. Ci scapicolliamo nella Sala A, ma è già occupata. Da un ragazzo competentissimo che ne sa di ogni sui fumetti giapponesi. Io lo ascolto inebetito per venti minuti, dopodichè vado fuori a fumare. Quando torno, vedo il relatore filonipponico pronto ad abbandonareil campo. Purtroppo, uscendo, si trascina via tutto il suo (magro, va detto) pubblico. La sala rimane vuota e io il mio socio rimaniamo a bocca aperta (e piuttosto asciutta). Possiamo raccontarcela io e lui, ma forse non nè il caso. In più è l'ora di pranzo, quindi è opportuno ingurgitare qualcosina.
Perdiamo la prima battaglia per la presentazione di UWS; la seconda la perderemo nel pomeriggio e la disfatta finale ci attenderà l'indomani mattina.
Per un motivo o per l'altro (niente pubblico, orari sballati, un pizzico di noia) non riusciamo a raccontare ai piacentini che diavolo è UWS.
Poco importa, perchè comunque i piacentini (benchè ignari) comprano copie su copie. E a ogni copia, gentilmente e volentieri, noi alleghiamo un bel disegno di mastro Rudoni.
Il piacentini pagano e sono felici, noi incassiamo e lo siamo ancora di più.
Il pomeriggio trascorre pigro, con l'abbiocco feroce generato dalla birra e dalla salamella (senapata abbondantemente) del pranzo.
Volo radente in albergo e poi via, a cena con Franco e altri amici.
Tre parole per descrivere la cucina piacentina: MERAVIGLIOSA, MERAVIGLIOSA, MERAVIGLIOSA...
Mangiamo gnocco fritto e salumi d'antipasto, ci ribaltiamo di primi spianando due vasche di ravioli "a caramella" e pisarei e fasò, cediamo le armi contro una straordinaria sbrisolona e la sua invincibile crema al mascarpone. Chiediamo ancora aiuto alla grappa prima di collassare.
La domenica scorre liscia senza intoppi (e senza presentazioni, benchè che ne fossero un paio schedulate...). Allorquando orde di cosplayer seminudi invadono il palazzetto, noi capiamo che è giunto il momento di andare. Salutiamo Franco, sua moglie Michela e le due bimbe che nel frattempo ci hanno raggiunti e guadagnamo la via di casa.
Al nostro ritorno c'è una sorpresa con la S maiuscola. L'ufficio stampa mi ha inviato in anteprima alcune copie di Settanta. Apro il pacco (che mia moglie ha depositato sulla scrivania con religiosa devozione, senza scalfirlo) con la cura che una mamma riserva per accarezzare il nuovo nato. Sfoglio il piccolo (definirlo piccolo è imbarazzante, data la mole...), l'avvicino al fratello maggiore CONFINE DI STATO, faccio confronti e in cuor mio so che il secondo genito è assai più dotato del primo. E più bello, va detto.
Ma non lo dico, anzi mi guardo bene dall'esprimere giudizi in presenza degli infanti cartacei, casomai si offendano e il loro malumore si riverberi sulle vendite (ANIMISTA!).
La sera, a casa, si cena leggero e si guardano un paio di puntate della seconda serie di Terminator - The Sarah Connor Chronicles. Svengo che non son le dieci e mezzo.
Il giorno seguente, ossia ieri, la settimana ricomincia: lavoro, mail arretrate, discussioni collettive per progetti che stanno per nascere e, finalmente, il tanto atteso evento.
La rassegna novarese Scrittori & Giovani è al suo ultimo atto. L'ospite d'onore, che ha rimandato il suo incontro per motivi di salute di venti giorni (l'aspettavamo il 20 di aprile, ha disdetto) è Carlo Lucarelli.
Io, la mia signora, Sara (di Il mio nome non ha importanza) e Marco (il suo fidanzato) ci presentiamo all'aula magna della facoltà di economia con largo anticipo. Temiamo l'effetto Sepulveda (che ci fece trascorrere la serata in piedi) e quello Pennac (che ci levò l'aria durante l'incontro).
Prendiamo posto. Vicino a noi si siede anche Francesca, mamma New Italian Epic e amica di vecchia data. Inizia lo show: Lucarelli, introdotto da Gian Luca Favetto, è pacato e incisivo. Diretto, chiaro, mai sopra le righe. Si parla dell'Africa e di Almost Blue, della Bologna della strage del 2 agosto e di quella di oggi. Soprattutto, però, Carlo si sbottona sui prossimi romanzi in uscita: il primo, dice, avrà come protagonista il commissario De Luca. Che finirà, indagando nel 1953, a occuparsi (finalmente) di Misteri Italiani; il secondo racconterà l'altra faccia del colonialismo italiano in Africa. La seconda ondata coloniale, quella degli anni Trenta; l'ultimo narrerà la (doppia, pare) maternità di Grazia Negro - ispettrice della squadra mobile di Bologna, protagonista di ALMOST BLUE e di UN GIORNO DOPO L'ALTRO - e della sua rabbia repressa.
Dici niente...
La serata si chiude con abbracci, firme e foto di rito. Io mi metto ordinatamente in fila e quando è il mio turno sfodero la mia copia de L'OTTAVA VIBRAZIONE, esigo l'autografo e lo ripago con una copia di Settanta. Carlo è contento del dono, al punto che ci scappa persino una foto insieme, con tanto di libri. Nella foto appare evidente la somiglianza. Gemelli separati alla nascita...
Lucarelli, dopo le interviste della TV locale e le strette di mano agli amministratori, esce di scena come in una puntata di Blu Notte: rifiuta i passaggi in macchina e s'incammina sotto le luci gialle dei lampioni verso chissà dove. C'è chi dice che vada a prendere la macchina, chi giura che dormirà a Milano, chi gli ha sentito dire che farà tutta una tirata, in treno, fino a Bologna. Certezze non ce ne sono, nè gli chiediamo, rincorrendolo, di consegnarcene. Perchè questa, proprio come è solito dire lui, dopo tutto è un'altra storia...
Prima di salutarci, signori e signore, due cenni due alle cose che capitano da queste parti: sto leggendo il nuovo libro di Scurati e mi sta prendendo non poco. Il perchè non lo saprei dire: non racconta il genere di storie che leggo di solito, nè ha un doppiofondo storico (che mi rapisce sempre e comunque), però scorre che è un piacere. Sono appena all'inizio (ho letto nemmeno un centinaio di pagine), ma non credo che nemmeno alla fine del romanzo troverò le parole giuste per dire perchè IL BAMBINO CHE SOGNAVA LA FINE DEL MONDO mi piace così tanto. Non credo di avere gli strumenti adatti: mi successe con STELLA DEL MATTINO di Wu Ming 4, mi ricapita adesso.
C'è qualcuno, però, che ha scritto diffusamente (e in maniera a mio parere efficacissima) di questo libro: quel qualcuno è Mario De Santis e il suo parere lo trovate qui.
Parlando di Scurati, viene in mente Officina Italia.
Come già sapete, io presenterò in anteprima SETTANTA al festival meneghino venerdì 22 alle ore 21.00. Quello che non sapete è chi ci sarà con me quella sera. Tenetevi forte perchè si tratta di un vero parterre de roi: Gaia Manzini, Paolo Di Stefano, Michele Serra e Niccolò Ammaniti.
E' online da qualche giorno il sito aggiornato col programma completo.
Sbirciate, gente, sbirciate...
E' tutto, mi pare. Ci si vede in giro. E ci si sente presto.

lunedì 27 aprile 2009

SETTANTA alle porte, facebook e un paio di letture coi controcazzi

Mattinata piovosa da queste parti.
Ma sarebbe meglio dire week-end (con relativa previsione di settimana) piovoso che si trascina oltre i limiti preposti per legge.
Clima giusto per rilassarsi e tirare il fiato.
E invece...
E invece, per vari motivi che non sto ad elencare, questi son giorni di poco sonno, febbrile attività e pagine che scorrono una via l'altra.
Negli ultimi cinque credo di aver dormito non più di sei ore per notte. Ho letto parecchio.
Sono animato da sensazioni contrastanti.
Da un lato c'è la fibrillazione per l'uscita di SETTANTA, e la grande commozione per le manifestazioni d'affetto (di compartecipazione e di condivisione d'attesa) ricevute in questi giorni. Prima fra tutte l'adesione massiccia - e ben oltre le aspettative anche solo immaginate - al gruppo recentemente inaugurato su FACEBOOK relativo alla mia "Trilogia sporca": duecentodieci iscritti in poco meno di una settimana. Devastante. Grazie a tutti. Di cuore.
Sull'altro versante, come dicevo, essendo stati giorni ricchissimi di attività (quella che gli studiati chiamano "fermento intellettuale") ho scritto parecchio, ma soprattutto ho letto tantissimo. Mi sono in qualche maniera trasferito (nell'accezione propria dell'abitare) dentro due libri straordinari. E ne scrivo, significativamente, proprio ora che non ho finito nessuno dei due. Ora che, ancora, "vivo" in entrambi.
Il primo è ITALIA DE PROFUNDIS, probabilmente il libro più bello di Giuseppe Genna.
Dico "probabilmente" perchè, per formazione e debiti "di mestiere" io sono indissolubilmente legato alla quadrilogia di Lopez. Tuttavia, da molto tempo, la scrittura di Genna non ha più niente a che vedere con il noir o il thriller. La bolla in suppurazione che tendeva l'epidermide del romanzo di genere è esplosa molto tempo fa (all'epoca de L'ANNO LUCE), ha infettato lo stile e la materia stessa dello scrivere. Ha trasformato in altro la scrittura di Giuseppe Genna.
Egli stesso è stato inghiottito dalla pandemia rilasciata oltre i romanzi del ciclo di Lopez, diventando prima personaggio finzionale dei suoi stessi romanzi (DIES IRAE) e poi strumento ottico nella prospettiva dell'autofiction in questa ultima, straordinaria fatica letteraria.
Chiamo "fatica" il DE PROFUNDIS non a caso. Questo strano romanzo, che parla sostanzialmente degli ultimi due anni di vita dell'autore (anche se il fulcro invocato di pagina in pagina è l'estate 2007, la materia narrativa deborda continuamente nello spazio) è faticoso, affaticante, sia per il lettore che, immagino, per l'autore che l'ha scritto.
Leggere il DE PROFUNDIS, o almeno attraversare la prima parte del volume, è come nuotare in una pozza nera, zeppa di olio motore denso e vischioso. I movimenti propulsivi sono rallentati; è inevitabile uscirne senza sporcarsi.
Lo schiaffo, il colpo basso, la frustata a schiena nuda, arriva al centro. Nell'esatto baricentro del romanzo, sorge un capitolo intitolato QUATTRO STORIE DI MERDA CHE NON RICORDO PIU'.
Queste pagine trafiggono il lettore, lo squartano senza pietà, lo smembrano.
Lo cambiano.
E' impossibile oltrepassare illesi queste pagine.
Ovviamente non spiegherò il perchè.
Leggete e saprete.
L'altra lettura totalmente illuminate (e ferocemente lesiva) di questi giorni è stata EDUCAZIONE SIBERIANA di Nicolai Lilin. Questo libro, che narra l'infanzia e l'adolescenza di un ragazzo (nemmeno trentenne, Lilin è nato nel 1980) della Transnistria, cresciuto con la legge criminale degli Urca siberiani, finito a combattere una guerra non sua con un AK-47 in spalla, sopravvissuto al conflitto e finalmente trasferitosi a Torino, dove lavora(va. Da qualche tempo lo studio è gestito da altre persone. Ma Nicolai dice che lo riprenderà in mano presto) come tatuatore, per quanto mi riguarda è il romanzo di formazione più importante degli ultimi dieci anni. E nel contempo è anche il romanzo criminale più importante degli ultimidieci anni.
E' sopra Bunker, oltre Bunker. Considerando soprattutto che è stato scritto direttamente in italiano, che ovviamente non è la lingua madre di Lilin.
Per farvi capire la potenza di questo libro, lo riassumerò con una metafora ellroyana: è come prendere Huckleberry Finn e chiuderlo una settimana, senza cibo né acqua, in una cantina buia, in compagnia dello Zio Tom strafatto di crack.
Tanto per capirci.
Signori (e signore), vi prego, leggete questi libri.

giovedì 23 aprile 2009

Tutti gli appuntamenti live: il tour di SETTANTA e molto altro

Qui di seguito l'elenco dei prossimi appuntamenti in giro per lo Stivale col Sarassone (e soci):

9 maggio: FULL COMICS, PIACENZA. Presentazione del progetto United We Stand. Con Daniele Rudoni. Area Showcase Piacenza Expo, nel pomeriggio (a breve aggiornamenti sull'orario).
15 e 16 maggio: TORINO, SALONE DEL LIBRO, stand AGENZIA X: reading musicato del racconto UWS - TERRA DI NESSUNO, contenuto nell'antologia VOI NON CI SARETE, a cura di Alessandro Bertante, di prossima pubblicazione. Con IL MIO NOME NON HA IMPORTANZA. Nel pomeriggio (a breve aggiornamenti sull'orario).
22 maggio: OFFICINA ITALIA, Milano. Anteprima mondiale di SETTANTA. Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia 1, h. 21.00.
24 maggio: NOVARA, LIBRERIA LAZZARELLI, presentazione di SETTANTA. Con Luca Ottolenghi. Via fratelli Rosselli (portici Teatro Coccia) 45, h. 18.30.
27 maggio: AD ALTA VOCE, Galliate (NO), presentazione incrociata di SETTANTA e POLAROID di Gianluca Mercadante. Biblioteca comunale, Piazza Vittorio Veneto 5, h. 21.00.
30 maggio: GENOVA, presentazione incrociata di SETTANTA e di IL GIOCO DELL'INFERNO di Ettore Maggi. Piazza Matteotti, h. 18.30
12 giugno: Settanta live in Vicenza. Orario e luogo da definirsi. In lavorazione.
16 giugno: PAGURO CAFE', Reggio Emilia, presentazione di SETTANTA con Eliselle. Via Monzermone 3/a, h. 18.30
18 giugno: LIBRERIA MELBOOK STORE, Roma, presentazione di SETTANTA con Alessandra Buccheri e Nino G. D'Attis. Via Nazionale 254-255 (metro Repubblica), h. 18.30.
20 giugno: MILANO IN BIONDA, MILANO (ma va?), Sarasso live @ LIBRERIA DEL CORSO (ma dovrei chiedere a Paolo Roversi, prima, non vorrei dirvi un posto per un altro) insieme a un manipolo di altri valorosi autori. Il gioco della serata è scolarsi una birra e raccontare il proprio romanzo in cinque minuti. Comunque h. 21.30
22 giugno: Segrate, Circolo Arci Magnolia, reading corale di VOI NON CI SARETE (AGENZIA X), via Circonvallazione Idroscalo 41, h. 21.00.
26-27 giugno: UNIVERSITY COLLEGE OF CORK, IRELAND, il vostro scrittore (non più, ahimè...) over 100 preferito partecipa, in qualità di keynote speaker (anvedi...), al convegno (CONTRA)VENTIONS.
luglio (data da definirsi): Vercelli, Libreria Mondadori, Piazza Cavour (portici Corso Libertà) , presentazione di SETTANTA con Remo Bassini (direttore de LA SESIA).
7 luglio: Bologna, Libreria Modo InfoShop, presentazione di SETTANTA con la banda KAI ZEN.
17 luglio: Varese, libreria Feltrinelli, Corso Aldo Moro 3, h.21.00.
13 luglio: Segrate, Circolo Arci Magnolia, presentazione di SETTANTA, via Circonvallazione Idroscalo 41, h. 21.00.

Insomma, si prospetta una bella estate...
Tra qualche settimana le prossime date.
Ci si vede là (e là, e là, e là...)

lunedì 20 aprile 2009

Indovina chi viene a cena: Pennac a Novara, 19 aprile 2009


Poi dici la fatalità...
No, dico: quante probabilità ci sono che a Novara (ridente cittadina sulla Milano Torino, nota per il suo buon umore ma non certo per il suo fervore culturale) organizzino un festival internazionale con scrittori di grosso calibro (da Grossman a Sepulveda, tanto per intenderci).
Mica tante, nè? Eppure...
Mettiamo pure che ci siano dei matti che lo organizzano... ma vuoi mica che vadano proprio a invitare quel professore di Bellville che nei Novanta mi ha fatto ammattire con la saga di quella famiglia strana col cane epilettico. Che ha scritto pure quel libro coi diritti del lettore (che per la prima volta, io, dopo averli letti non mi sono più sentito in colpa a mollare lì un romanzo a metà) e mica tanto tempo fa quell'altro libro sulla scuola dove confessava che lui, asino cronico, ha finito per diventare una specie di mito per i ragazzi delle proprie classi.
Eppure...
Ok, Pennac a Novara. Non sembra vero ma è così.
Ora, dato per certo il migliaio di persone che verrà a vederlo, vuoi mica riuscire anche a farti autografare un libro?
Attendendo un'oretta al freddo, per carità, eppure...
E alla fine della giornata, dopo esserti beato delle sue parole (in una lingua che ignori, ma che di colpo diventa comprensibile, grazie all'impeccabile traduzione di quel gentiluomo d'altri tempi di Paolo Noseda), vuoi mica persino andarci a cena insieme? Questo è assurdo, fuori discussione. Decisamente un sogno matto.
Eppure...
Ma partiamo dall'inizio, che se no c'incasiniamo.
Ieri, ore 17.00 più o meno. Domenica piovosa di primavera inoltrata ma in casa Sarasso fervono i preparativi manco fosse la prima dell'esodo d'agosto. Sarassone già pronto e vestito di tutto punto alle 16.30, gatta impazzita che corre e salta bucando il cellophane che ricorpre la stanza in ristrutturazione (da circa un mese si vive come i nomadi della Strada Rossa per colpa dell'Elettrcista Che Non Arriva Mai) e Dolce Metà che prima dà appuntamento ai suoi allievi alle 17.30 di fronte al Comune ("Mi raccomando, non fate tardi!") e poi alle 17.35 è ancora intenta a seminar belletti in giro per casa.
Corsa folle per le vie del centro, parcheggio selvaggio nei pressi della Facoltà di Economia e, più veloci di Usain Bolt, schizziamo verso la sala conferenze in cui Daniel Pennac sta per tenere il suo show per la gioia dei novaresi grandi e piccini.
Al nostro arrivo (ovviamente) la sala è gremita. Gli allievi di mia moglie sono dentro da un pezzo, sorridono dai loro posti a sedere che per noi (e per il milione di persone alle nostre spalle che pressa per entrare) non ci sono più.
Depositiamo cappotti e ombrelli in grembo ai molti amici già seduti (seduti per forza: non son mica rimasti a rifinirsi il trucco fino alle cinque e venti, loro...;-)) e sgomitiamo in cerca di uno spiraglio.
A questo punto accade il primo miracolo della giornata: Mauro, amico di vecchia data, scorge mia moglie e, da vero gentiluomo, le cede la propria sedia. Con non chalance va poi ad accomodarsi in prima fila, tra le autorità.
Io, roso dall'invidia, comincio a vagare tra la folla, convinto che il mio destino sarà quello di trascorrere la prossima ora e mezza a sostenere una delle pareti antiche della sala. E, per consolarmi, mi racconto che son già parecchio fortunato a essere entrato. Là fuori c'è un miliardo di cristiani che strepita e sgomita e non vedrà un bel niente.
Ma proprio mentre son lì con la faccia contrita e paonazza, qualcuno al microfono annuncia che i bambini e i ragazzi possono "accomodarsi di fronte al palco". Il che significa che hanno formalmente il permesso di stravaccarsi in terra. Proprio mentre son lì che mi chiedo se poso passare ancora per "ragazzo" a trent'anni suonati, proprio mentre sono già pronto ad andare a sdraiarmi sul marmo gelido o a rattrappirmi nella posizione del loto sulla moquette cremisi fronte palco (qualunque cosa, pur di mettere giù il culo...), il secondo miracolo - una autentica manifestazion di misericordia divina - mi travolge con la potenza di un esercito di berberi impazziti al galoppo.
Una coppia di amici con figli, premurosamente arrivata un'ora prima dell'inizio dello spettacolo, alza di peso i pargoli, li munisce di libri da autografare e li scaraventa in prossimità delle sedie destinate a intervistatore, interprete e intervistato.
Io assisto alla scena attonito, sbalordito. Finchè la mamma mi indica una delle due sedie che i figli hanno appena (palesemente contro la loro volontà) liberato e mi sorride. Io, incredulo, faccio finta di rifiutare ma, quando vedo che una elegantissima signora sovrappeso appoggia le chiappe su uno dei due posti senza nemmeno dire "bah", mi fiondo a occupare il rimanente.
Non mi sembra vero.
Un quarto d'ora di attesa (trascorso a guardarmi intorno e a rimirare il pubblico delle grandi occasioni) e finalmente monsieur Pennac arriva. L'onore di intervistarlo tocca a Sergio Pent, mentre della traduzione si occupa Paolo Noseda, l'interprete di CHE TEMPO CHE FA, la trasmissione di Rai 3 condotta da Fabio Fazio.
Lo spettacolo dura quasi due ore. Fitte fitte eppure leggerissime. Pennac è sereno, scherza parecchio: aggiunge un undicesimo diritto del lettore ai dieci elencati in COME UN ROMANZO, racconta di quel professore che lo fece diventare un "piccolo matematico" ai tempi del liceo, giura d'aver sognato un nuovo episodio della saga di Maluassene (e promette che di qui a venticinque, trent'anni, lo scriverà senz'altro), accoglie i complimenti e le domande del pubblico con pazienza e trasporto.
Pent conclude con un quesito epocale: "Cosa dice, signor Pennac? Ce la ridarebbe Carla Bruni in cambio di Silvio Berlusconi?"
Monsiuer Daniel ci pensa su, poi alza le braccia e dice che si tiene Carla.
Dismissed.
Il popolo dei lettori/ascoltatori scema giù da basso e io mi faccio trascinare dalla folla.
La coda per accaparrarsi l'autografo è infinita, per cui io e la mia signora ci fermiamo a chiacchierare con delle amiche (una delle quali, Francesca, a momenti mi lascia il libro da autografare - deve scappare a casa dalla famiglia - ma poi ci ripensa. Quando leggerà queste righe, ne sono certo, si pentirà dell'insano gesto per sempre...).
Chiacchiera tu che ti chiacchiero io, si fa ora di cena ma la coda non accenna a scemare.
Ma noi teniamo duro e intorno alle nove riusciamo ad accaparrarci la firmetta.
Pennac, sulla copia di DIARIO DI SCUOLA scrive "VOTATE SIMONE!" Su COME UN ROMANZO "VIVA MARIANGELA!"
A quel punto siamo veramente rimasti in pochi, dal momento che eravamo gli ultimi della fila, e Roberto Cicala, il direttore di Interlinea (la casa editrice novarese che insieme alla Provincia ha organizzato l'evento) esclama "Andiamo a cena?"
E' in questo momento che avviene il terzo miracolo della giornata: io e mia moglie ovviamente faremmo carte false per cenare con Pennac, ma nessuno ci ha invitato esplicitamente. Lì per lì pensiamo di imbucarci (siamo dei maestri), ma comunque temiamo che, una volta arrivati al ristorante, i posti siano tutti prenotati e a noi tocchi una figura barbina.
Lungo la strada dalla sala conferenze al luogo adibito al desinare io mi figuro già la scena: Pennac, sua moglie, gli uomini di Interlinea e l'addetta stampa Feltrinelli prenderanno posto e noi due rimarremo di sale. In piedi a ciondolare, a mendicare una sedia. Magari poi loro si stringeranno e, nell'imbarazzo generale, ci faranno spazio, non rivolgendoci comunque la parola per tutta la sera e riferendosi a noi, nei racconti futuri della serata, come a "quei due là."
Cose del tipo: "Ti ricordi quei due là? Ma chi cavolo erano? Due facce come il culo! Ci son venuti dietro e hanno anche preteso di sedersi. Che vergogna! O tempora o mores!"
E invece, un nuovo miracolo era in attesa: varchiamo la soglia dell'albergo scossi dai tremori e dall'imbarazzo finchè davanti ai nostri occhi sbarrati non si squderna la tavola imbandita. Io conto i posti a tavola e non credo a me stesso. Li conto una volta, sbatto le palpebre, poi li riconto: cacchio sono otto!
C'è posto anche per noi.
E qui mi assale il dubbio amletico: vuoi dire che ero invitato a cena con Pennac e non lo sapevo?
O forse era invitato qualcun altro e non si è presentato?
La domanda mi squassa per un intero secondo.
Dopodichè mi siedo e comincio a mangiare.
Lo stesso fa mia moglie.
Vivrò nell'incertezza. Ma - ne sono certo - vivrò felice.
La serata è a dir poco magnifica. La lingua universale è il francese. Metà delle persone che siedono a tavola (la metà di cui, orgogliosamente, faccio parte) non lo parla.
L'altra metà è madrelingua o quasi.
Eppure non fa niente. Persino io, che col francese non sono nemmeno parente alla lontana, io che a Parigi facevo fatica a ordinare da mangiare, ascolto tutto, capisco tutto.
Pennac parla in francese e o rispondo in italiano. La conversazione è perfetta, senza cedimenti.
Di quando in quando, Noseda traduce, ma da un certo punto in poi non è più necessario.
Mi si rivolge nella lingua di Brigitte Bardot e io gli rispondo in quella di Nino Frassica, ma ci si intende ugualmente alla perfezione.
E' meraviglioso: si chiacchiera spaziando Oriana Fallaci a Vittorio Gassman, alla matematica, al calcio (Zidane la fa da padrone), alla cucina, al vino, alle vacanze.
Mangiamo bresaola, risotto e gorgonzola. Ci scoliamo due bocce di dolcetto d'Alba.
Verso le undici Roberto accompagna Paolo e Lucia - l'addetta stampa Feltrinelli - in stazione. Tornano a Milano.
Daniel e sua moglie Minne dormono a Novara.
Prima di congedarci, voglio il mio feticcio. Voglio un ricordo, una prova dello straordinario evento.
Sennò nessuno crederà a questa storia magica.
Ne parlo con Daniel. Decidiamo di fare qualcosa di speciale: una foto di famiglia.
Madame e monsieur Pennac si accomodano sulle seggiole. Io e mia moglie, stretti stretti, ci posizioniamo in piedi alle loro spalle.
Alessandro di Interlinea scatta. Due volte, con la sua macchina e con il mio telefonino.
Guardo il risultato: sono al settimo cielo.
Sbirca anche Daniel. Sorride a Minne: "Guarda cara. Dovremmo mostrarla agli amici: 'Vedete, qui eravamo in Italia coi nostri ragazzi...'"
Minne ride. Ride Alessandro, ride mia moglie Mary. Rido anch'io.
Baci e abbracci di fine serata.
Filiamo verso casa camminando a dieci centimetri da terra.
Una giornata memorabile. Di quelle che non ti scordi finché campi.

martedì 14 aprile 2009

Settanta: prima intervista e (per ora striminzito) calendario presentazioni


Cari lettori,
eccoci. Uscito vivo per miracolo dalle abbuffate pasquali (ieri, in un tripudio di propensione al vizio + senso del dovere mi sono sparato otto ore di lavoro intervallate da una magnata cosmica. Sono stato seriamente preoccupato per la mia integrità psicofisica...), metto fuori il naso per segnalarvi l'uscita su NOVAMAG della prima intervista al sottoscritto su SETTANTA. L'autore è Massimiliano Di Giorgio e il pezzo lo trovate qui.
E sempre in tema SETTANTA, ecco il primo abbozzo di calendario presentazioni:
Il libro uscirà il 20 maggio, e il 22 maggio verrà presentato in anteprima a Milano a OFFICINA ITALIA(purtroppo il sito non è ancora aggiornato, ma lo sarà a breve). Ore 21 o giù di lì.
Il 27 maggio, in compagnia di Gianluca Mercadante e del suo POLAROID, sarò a Galliate, alla Biblioteca Comunale, nell'ambito della rassegna AD ALTA VOCE. Doppia presentazione, ricchi premi e cotillons. Anche qui verso le nove di sera.
il 30 maggio sarò a Genova: anche qui in compagnia d'un altro amico, Ettore Maggi, e della sua ultima fatica letteraria, la raccolta di racconti IL GIOCO DELL'INFERNO, in uscita per Besa.
Saremo ospitati nella centralissima Piazza Matteotti all'interno di una rassegna curata da Nando Dalla Chiesa.
In via di definizione le date di Novara e Vercelli. Come dicono nell'ambiente del cinematografo: vi faremo sapere.
Visto che siamo in tema, comincio ad accennarvelo, poi più avanti ne parliamo con calma: da metà giugno in poi, sarò in giro con SETTANTA e sono in cerca di date. Se avete piacere di avere il Sarassone dalle vostre parti, fatemi un fischio. Vedremo di accordarci.

sabato 4 aprile 2009

Wunderkind


Su Carmilla si dice di un certo libro che tanto mi è piaciuto...
E che per fortuna è solo il primo volume d'una trilogia.