venerdì 24 agosto 2007
Tornato: un po' provato...
ho rimesso piede sul suolo italico da ben più di ventiquattrore, ma non ho ancora avuto un secondo per scrivere... Chiedo venia.
E di cose da dirvi ne avrei pure un bel po', tra costumi greci, letture e riflessioni in riva al mare.
Giuro che domani posto qualcosa di decente.
Per ora, contentatevi di queste quattro misere rigacce strascicate...
martedì 14 agosto 2007
Chiuso per ferie: stavolta è vero

Questo è definitivamente l'ultimo posto prima della (breve) serrata estiva.
Domani si parte (in realtà domani notte, quasi dopodomani) e per una settimana non sarò rintracciabile nè presente sul web.
Un ultimo aggiornamento sui lavori in corso:
- Ho terminato di scrivere la mia parte di J.A.S.T.
- Ho iniziato il restyling della scaletta di Settanta e il plot ha fatto notevoli passi avanti. Conto di averne una versione definitiva per il 31 agosto, primi di settembre. Da lì in poi, una volta che il boss l'avrà approvata, si partirà a scrivere.
- Sono in stand by con United We Stand. Ma a ottobre secondo me qualcosa uscirà. Tenetevi forte, perchè se tutto va per il verso giusto, vi bombarderemo con una campagna marketing degna di Star Wars...
Questo è quanto.
Godetevi Ferragosto e le ultime del mese.
Io vado a strafogarmi di mussaka e gyro-pita.
Ci si risente dal 24.
domenica 12 agosto 2007
Riscoprire i classici: Catullo è meglio di Bukowski
D'agosto i classici tornano in classifica, complice il senso di colpa dei lettori (Ma cosa leggi a fare Manituana che non hai mai letto Hemingway? Ignorante!) e le letture scolastiche che le torme di prof appioppano ai propri allievi (ad agosto L'amico ritrovato o Se questo è un uomo vendono più di Camilleri).
Per quanto mi riguarda, non sono un "letterato", sono pigro e piuttosto ignorantello (ho letto Manituana senza sensi di colpa. E il povero Hemingway è ancora sullo scaffale) e ai tempi della scuola preferivo Fleming a Primo Levi.
Detto questo, ho i miei classici anch'io.
Classici hard-core, come Bukowski (Storie di ordinaria follia l'avrò letto dieci volte), ma anche qualcosa di p
iù marcatamente mainstream.Prendete Catullo. Sì, quello di Lesbia e dei "mille baci, e poi altri cento", ecc.
Se a scuola eravate studiosi ve lo ricorderete come poeta romantico e delicato.
Se stavate all'ultimo banco a far casino, il nome vi dirà qualcosa ma niente di che.
Di sicuro, pensando al poeta di Verona, non vi verranno in mente versi come questi:
l'odore della bocca e del culo di Emilio.
L'una non è più pulita o sporca dell'altro,
ma forse è meglio e più pulito il culo:
se non altro è senza denti: la bocca ha zanne
enormi e le gengive come un carro vecchio,
spalancata poi sembra la fica slabbrata
di una mula in calore quando piscia.
E lui se ne fotte molte, si crede stupendo:
ma mandatelo a far l'asino nei mulini.
Quella che va con lui si leccherebbe
anche il culo di un boia appestato.
Furio ed Aurelio, checche bocchinare
che per due poesiole libertine
quasi un degenerato mi considerate.
Che debba esser pudico il poeta è giusto,
ma perché lo dovrebbero i suoi versi?
Hanno una loro grazia ed eleganza
solo se son lascivi, spudorati
e riescono a svegliare un poco di prurito,
non dico nei fanciulli, ma in qualche caprone
con le reni inchiodate dall'artrite.
E voi, perché leggete nei miei versi baci
su baci, mi ritenete un effeminato?
In bocca e in culo ve lo ficcherò.
amore mio, cocchina mia,
invitami da te nel pomeriggio.
Ma se decidi così, per favore,
non farmi trovare la porta già sprangata
e cerca di non uscire, se puoi,
restatene in casa e preparami
nove scopate senza mai fermarci.
Se ne hai voglia, però, fallo subito:
sto qui disteso sazio dopo pranzo
e pancia all'aria sfondo tunica e mantello.
Per cui, se anche voi volete riscoprire un classico, quest'anno portatevi al mare i Carmina di Catullo. Possibilmente nella traduzione di Ramous.
Ve la spasserete un mondo.
sabato 11 agosto 2007
Vallanzasca e Gino Paoli: due racconti in copyleft
E nemmeno un'installazione à la Cattelan.
Ne avevo parlato da qualche parte, in un commento, forse. E avevo promesso che avrei messo online i miei vecchi racconti.
A dirla tutta non è che ne abbia così tanti nel cassetto. Per mia fortuna, da quando faccio questo mestiere, scrivo "a progetto" (ossia in specifica funzione di ciò che debbo pubblicare). E in genere lavoro a opere dalle cento pagine in su (complice la mia innata prolissità...).
Per cui, nei miei archivi non c'è abbastanza roba da mettere insieme la raccolta SARASSO - TUTTI I RACCONTI.
Qualche racconto, però, l'ho scritto anch'io.
Il mio primo in assoluto, Turkemar, è diventato un romanzo di recente (vedete ben che tutte le mie opere tendono all'ingrasso) e sapete dove trovarlo.
Restano fuori dal mazzo altre due chicche:

Genova, 20 luglio 2001, un racconto sul G8. Per l'esattezza sul giorno in cui moriva Carlo Giuliani. E su Gino Paoli, ché se penso a Genova penso a lui. C'è poco da fare.
Il racconto uscì qualche anno fa in una raccolta intitolata Orme di gatto, edita da Effequ.

Diecimila pallottole, una breve incursione nella vita di Renato Vallanzasca: vera rock star del banditismo dei Seventies, assassino, pluriergastolano.
Per i racconti è stata creata una nuova sezione, proprio sotto quella dei libri.
Presto (inizio oggi, abbiate pazienza) ci infilerò anche quello che scriverò per i KAI ZEN.
Enjoy & stay tuned...
Ordinate questo libro: lo vendono per poco (anzi, lo regalano...)

Quella che sto per proporvi è un'offerta irresistibile.
Almeno per un italiano.
E io che, come diceva quel signore milanese che ci manca tanto, per fortuna o purtroppo lo sono, non ho resistito.
Sarà che noi dello Stivale, a non pagare si gode proprio.
E guardate che vi ho trovato qui.
Su questo sito dei bravi ragazzi (credo toscani) si sono rimboccati le maniche e hanno riscritto Pinocchio. Il tizio in sega elettrica e puntale d'asino in copertina ha poco a che spartire col burattinello collodiano, è questo fa già ben sperare sul volume.
Se lo si sfoglia, poi, ci si accorge che è scritto bene, è frizzante, reinterpreta il mito con ironia e cattiveria.
Ma fin qui sono capaci tutti (più o meno).
La vera idea è che il libro è gratis.
Sì, bravo, direte voi. I Wu Ming lo fanno da trent'anni e tu ti presenti qui adesso con la tua faccia hot water discoverin' style.
Non mi sono spiegato: non si tratta di scaricare un file e stamparselo comodamente a casa propria.
Se richiedete il libro all'indirizzo strelnik@gmail.com il precisando le ragioni per cui lo volete (basta un semplice: per leggerlo, no?), il curatore dell'opera imbusta una copia del libro e ve la manda in posta prioritaria.
Spese di spedizione a carico vostro (e ci mancherebbe pure).
Semplicemente geniale.
Io la mia copia l'ho richiesta.
Datevi una mossa, che ce ne sono solo duecento.
giovedì 9 agosto 2007
Irene Grandi e il post-berlusconismo

Non che questo blog abbia volontà di diventare un simil wittgenstein bruttarello in cui una notizia su due si parla di musica e politica (insieme).
Però questa ve la dovevo proprio dire.
A pranzo ho discusso, con una persona di cui non farò il nome per l’estremo rispetto che nutro nei suoi confronti, dell’articolo di Sofri su Bruci la città di Irene Grandi.
Sofri la magnifica come il pezzo dell’estate. A me personalmente non dice niente.
Dice poco anche al mio interlocutore. Ma non è questo il punto.
Il punto è che se ne esce con una frase del tipo: “Comunque Irene Grandi non mi piace perché bruci la città/crolli il grattacielo vuol dire “Fanculo tutti, c’è spazio solo per noi due”. E questa è una visione della vita tipicamente berlusconiana: viva la felicità del singolo, dimentichiamoci delle persone, chiudiamoci in casa al calduccio e cerchiamo di essere felici per conto nostro. E invece Veltroni (ancora lui, poverino) nella lettera programmatica ai quotidiani ha detto che la felicità del singolo non può prescindere dalla felicità di tutti.
Quindi Irene Grandi è fascista e io non l’ascolto più.
Ecco.”
Ecco…
Povera Irene e povero Walter (sempre in mezzo).
E, mi consenta, povera Italia…
mercoledì 8 agosto 2007
Luca Sofri, i Finley e il Partito Democratico
Alle prossime elezioni voterò Partito Democratico. E il 14 di ottobre andrò alle primarie per scegliere il segretario.
Veltroni o Letta, non ho ancora deciso. E siccome non ho ancora deciso, da un po’ giro per assembramenti democratici, ove fondatori di mille colori si danno convegno.
Ieri sera io e la mia mogliettina siamo andati alla Festa dell’Unità di un paese dei dintorni.
Ci siamo sbafati un ottimo stinco e u
na birrona per un prezzo ridicolo, e sul più bello del caffè, proprio mentre alla radio i Finley urlavano Soffro di dipendenza / da una strana sostanza.... / io non posso star senza...
LA MIA DOSE DI ADRENALINA (ché Bandiera Rossa non va più di moda nemmeno alla Festa dell’Unità), il presidente del circolino ha richiamato gli “interessati – e spero siano molti! –” in un bunker sotterraneo per la Riunione Propagandistica del Partito.
Gli interessati, per inciso, non erano molti. Una trentina.
E l’età media si aggirava più sui sessanta che sui cinquanta (perché c’eravamo anche noi “giovani”: una mezza dozzina di trentenni e un ragazzino del liceo).
Gli interventi sono stati tre. E si è parlato delle stesse cose che ho sentito in bocca a Veltroni a Torino:
- NO alla legge elettorale attuale. Che è una porcata.
- SI alle pari opportunità: 50% di presenza femminile nelle liste locali per le primarie.
- Le infrastrutture ecocompatibili, che ce n’è tanto bisogno.
- Il voto (alle primarie ma non solo) anche per i sedicenni.
Sul subito, avrei già avuto il mio bel da ridire.
Ad esempio: se la legge elettorale attuale fa così schifo (d’accordo, l’ha voluta il centro destra e grazie a ‘sta benedetta legge se le pure pijata ‘n saccoccia alle ultime elezioni), forse non era il caso di riproporla alle nostre primarie. E invece il 14 ottobre ci saranno 6 liste con 6 candidati piovuti dal cielo. Assolutamente non decisi a base popolare. E passi.
E passi pure che il 50% delle donne in lista è una gran cosa. Fico davvero. Però, guarda caso, su 6 candidati per la segreteria c’è una sola donna: la Bindi (e non dico altro).
Viva le infrastrutture ecocompatibili, ma a me basterebbe sapere quando finiranno i lavori sulla A4, che se mi sbaglio ad andare a Milano una sera, non posso tornare in autostrada perché duecento operai in notturna la stanno sventrando.
Evviva pure il voto ai sedicenni. Che però sospetto preferirebbero andare al concerto dei Finley domenica 14 ottobre, piuttosto che essere trascinati alla ex sede del PCI con mamma e papà.
Ma su questo ci torniamo, don’t worry.
Come ho detto, sono tante le cose su cui mi piacerebbe dire la mia. Ma sono venuto per ascoltare e ascolto. In silenzio. Qualcuno degli energici ragazzi del ’34 in platea, però, non è dello stesso avviso.
Se ne alza uno gridando ai tre sul palco: “DEH! VOLETE FARE IL PARTITO DEL FUTURO COI DE MITA E I DE MICHELIS???!!!!”
E un altro si accoda dicendo che “I Cattolici sono integralisti peggio dei musulmani! Ché lo Stato è LAICO e non si può fare il partito coi baciapile!”
E l’ultimo – il vero campione del mondo – ricorda che una formazione popolare così vasta non può avere futuro, “perché è dal 1921 a Livorno che comunisti e socialisti sono divisi. E adesso vogliamo tirar dentro anche i democristi e fare il pastone e alora…”
Panico. Sudore freddo.
E non sul volto dei tre in cattedra.
Sul mio.
A parte aver realizzato che da queste parti il nascente PD non farà gran fortuna. E che gli altri (Rifondazione e quel signore basso basso con pochi capelli) si riempiranno le tasche di voti a spese nostre.
A parte tutto ciò, non è questo il punto.
Il punto è che sembra di stare ancora nel ’68.
Di scene così, di assemblee proletarie, ne sto descrivendo a bizzeffe in Settanta.
Il punto è che quelle scene sono ambientate nel ’76, nel ’77.
Non trent’anni dopo, mannaggia.
A fine serata io e mia moglie finiamo a scambiar due parole con una ragazza dell’ambiente.
La ragazza è in giunta (o in consiglio comunale, non ricordo) e dopo due ore di discussione su intrighi e maneggi delle cose di casa nostra, su candidature spinte per tornaconti personali, sulle stesse cose di sempre, me ne vado a casa con tanto amaro in bocca.
E penso: ma che cazzo? È davvero questo l’unico modo di far politica nel XXI secolo?
Grazie a Dio, mi ris
pondo quasi subito di no.
E questo succede perché penso a Luca Sofri.
Luca Sofri è figlio di Adriano. Sì, di quell’Adriano Sofri.
Luca Sofri appoggia la costruzione del Partito Democratico. Ha fondato il comitato dei Mille.
Ha coinvolto un sacco di persone. Ha detto la sua.
Ha detto come vorrebbe il PD. Ha parlato di costruzione dal basso. Quella vera.
E come lo ha fatto?
Per radio, in tv?
Neanche per sogno. Lo ha fatto parlando dal suo blog.
Lo ha fatto attraverso WITTGENSTEIN.IT. Un’isola sperduta nella rete. Dove ci va chi ne ha voglia e ci torna solo per sentire la voce di Luca.
Che a volte ci azzecca, a volte no. Che è sempre onesta e l’amaro in bocca non te lo lascia mai.
Sofri aveva tante opzioni: non fare politica, farla male, farsi schiacciare dall’ombra del padre.
Ma il coraggio e il cervello hanno fatto sì che si mettesse in gioco per la migliore delle cause possibili.
Il futuro della sinistra, signori e signore, passa dal PD. Mettetevelo in testa.
Il comunismo è morto e sepolto e pure la DC si è squagliata senza più rossi a cui dare la caccia.
Se vi va, possiamo continuare a scannarci come nei film di don Camillo, oppure rimboccarci le maniche e tentare di costruire un Paese nuovo.
Luca su questo sogno ci ha messo la faccia.
E l’ha messa nel posto giusto: in rete, non in tv.
La gente a cui quella faccia piace si è fatta sotto. Si è posta le domande che Luca e i Mille, per primi, si sono posti.
Alcuni sono rimasti, altri no.
Questa è democrazia. Questo è fare politica nel XXI secolo.
I bunker asfittici coi veterocomunisti contro gli ex ciellini lasciamoli ai romanzetti storici come quelli del sottoscritto.
Perché, come dice Sofri, qui o si fa l’Italia o si vivacchia…
Chiudo con un’ultima considerazione sui sedicenni.
Ce l’avete presente un concerto dei Finley? Andate a vederne uno, per cortesia.
Fatevi travolgere da duemila ragazzine brufolose e che si strappano le corde vocali urlando DIVENTERAI UNA STAAAAR! UNA CELEBRIIITAAAAAA’!
E chiedetevi due cose:
1) A queste anime candide fregherà qualcosa di pensioni, D.I.C.O. e cuneo fiscale (Intendiamoci: ben venga che non gliene importi ancora nulla…)?
2) Siete sicuri di volere che il LORO voto influisca sul futuro del NOSTRO paese?