DA DOVE VENGO IO - CENT'ANNI vol.1

venerdì 20 luglio 2007

Ellroy al Confine: Pete Bondurant nel mio romanzo e il rapporto storia-fiction


In questi ultimi giorni ho rilasciato parecchie interviste. Tra le domande ricorrenti, il primo posto lo merita quella sul rapporto realtà-finzione in Confine di Stato: “Quanto c’è di vero in quello che scrivi?”
Rispondere a questa domanda vuol dire tirare in ballo la poetica del romanzo. E la funzione didattica che ho tentato di imprimergli.
Ho discusso a lungo della cosa nel famoso Dietro le Quinte che il sito Catlerock pubblicherà a giorni.
E non voglio anticipare nulla.
Per cui vedrò di affrontare l’argomento partendo da un altro punto di vista: la presenza di Pete Bondurant nel libro e la visione ellroyana del rapporto realtà-finzione.
Pete B., per chi non lo conoscesse, è uno dei protagonisti degli ultimi due romanzi di James Ellroy (American Tabloid e Sei pezzi da mille). Pete è stato un truffatore, un uomo d’azione, un addestratore di esuli anticastristi, un narcotrafficante e un grandissimo fan di JFK.
Pete è un sopravvissuto. Vuoi perché il buon James tende a sterminare i propri personaggi (da un libro all’altro, sono pochi quelli che sopravvivono. Pete è uno di questi. Ed è vivo per miracolo…).
Vuoi perché la sua visione della Storia è l’unica a reggere fino in fondo.
Pete ha parecchi punti di contatto col mio Sterling. Come mi ha giustamente fatto notare Wu Ming 2, Sterling è una presenza ossessiva nel romanzo. Si occupa in prima persona pressoché di tutto. Piazza le bombe, fa fuori i buoni, stupra, ricatta, stringe mani e fa carriera.
Questa eccessiva sovraesposizione rende il personaggio (volutamente, sia chiaro) bidimensionale.
Un cattivo da film, per l’appunto. Un cattivo troppo cattivo per essere reale.
Pete svolge una funzione simile nei romanzi di Ellroy. Pete tiene duro e sopravvive (infrangendo le regole della prosa ellroyana, che permettono a un personaggio di “abitare” due romanzi solo a patto che nel primo dei due sia solo una presenza fuggevole…) perché è irreale. Perché è troppo presente. Perché è, come Sterling, troppo coinvolto dalla sindrome del faso tuto mì (per dirla col linguaggio del Nord-Est).
Beninteso, io trovo straordinario questo eccesso di protagonismo (tant’è che lo ripropongo pari pari). Specialmente perché diventa la cifra della finzione in un racconto a sfondo reale.
Cataldo Bevilacqua, di Facoltà di Frequenza, mi ha fatto notare come molta gente, dopo i libri di Ellroy, è fermamente convinta che l’affair Kennedy sia andato proprio come dice il vecchio James.
Questo è uno dei rischi di questo mestiere: essere presi troppo sul serio.
Le cose non sono andate come racconta American Tabloid. O almeno non ci sono sufficienti fonti documentarie ad avvalorare tale ipotesi. Ma non importa, perché American Tabloid non è un libro di storia.
È semplicemente (dici poco…) uno dei migliori romanzi del XX secolo.
E personaggi come Pete, nella loro bidimensionalità, nella loro sovraesposizione, sono là a ricordarlo.
Questo discorso è ribaltabile su Confine. Ed ecco perché il cameo di Pete.
Secondo Wu Ming 2 è stato un passo più lungo della gamba. E la verosimiglianza dell’opera ne ha risentito.
Forse è vero e forse no.
Ad ogni modo, nella costruzione di un romanzo come Confine, la verosimiglianza è un problema tangenziale. Secondario.

Nella fattispecie: è verosimile che l’Editore (parlo di quello reale) fosse rintanato a Cuba. È verosimile che i nostri uomini in nero avessero contatti con addestratori di anticastristi cubani attivi Miami (Pete). Per nulla verosimile è l’incursione.
Ma non lo era nemmeno in Ellroy.
Questo ci riporta esattamente dove sarebbe opportuno stare: in una dimensione narrativa a cavallo tra storia e fiction. Dove quasi nulla è vero (anche se sembra verosimile) perché storiograficamente poco dimostrabile.
Ma, se mi posso permettere, anche questo è un falso problema. Perché né io né Ellroy intendevamo scrivere un manuale di storia.
Carlo De Blasio a Tempi Dispari mi ha chiesto se scrivere fiction di un certo tipo possa aiutare la magistratura a sbrogliare le matasse dei Misteri Italiani. Io gli ho risposto di no.
Almeno quando si tratta di fiction come la mia. O quella di Ellroy.
I processi sul caso Montesi, sulla morte di Enrico Mattei e sulla strage di Piazza Fontana sono conclusi. E per questi fatti nessuno è colpevole.
La stessa cosa vale per la faccenda JFK.
Nel mio romanzo (così come in quelli di Ellroy) i colpevoli ci sono, eccome. E hanno nomi e cognomi.
Ma nulla di ciò che fanno è dimostrabile storicamente.
Dunque: è sterile fare questo genere di fiction? Per nulla. Anzi.
Il tipo di narrativa che faccio (ecco la famosa funzione didattica) ha come sogno recondito quello di spingere il lettore a saperne di più. A documentarsi, a studiare. Magari proprio per venire a confutare la storia che racconto in Confine.
Io ho reagito così ai libri di Ellroy (ma anche a quelli di Evangelisti, di Genna, di De cataldo o dei Wu Ming): ho studiato. Mi sono documentato. E ho finito per fare il stesso mestiere.
Credo che serva a questo la fiction che scriviamo.
A creare miti. A non far dimenticare storie. A ricordare.
Anche se a volte i ricordi trasfigurano il reale. E finiscono per non assomigliargli più.

giovedì 19 luglio 2007

Recensione + intervista su Castlerock

L'amico tarantiniano Matteo Zampini parla di me e di Confine di Stato su Castlerock, il portale dell'intrattenimento visuale.
L'intervista la trovate qui.
E qui trovate la recensione.
Ovviamente le ho inserite anche nelle apposite sezioni.
Enjoy...

Quant'è bella la tivvù...

La trasmissione qualcuno l’ha vista è qualcuno no. Ad ogni modo è stato parecchio interessante, specie quando De Blasio mi ha chiesto: “Perché non ne fa un film di questo CONFINE DI STATO?”, e io ho moderatamente risposto: “Perché non ho una lira in saccoccia?”.
Risate e auguri sul film che sicuramente verrà.

Speremm…
In ogni caso, se mai succedesse, voi siete testimoni, De Blasio vede il futuro.
Trasmissione a parte, però, mi piacerebbe raccontarvi un paio di cosette su Milano e sulla tivvù vista dal vostro pratico campagnolo.
Spronato dal sapiente editor con un post su questo medesimo blog, la famiglia Sarasso parte stipata nelle ruggente Smart Biposto verso le sette meno un quarto (notare che il collegamento era alle dieci…).

In statale, perché in autostrada i camion se la fumano la mia Smartina 600.

La navigatrice ufficiale (santa donna che mi sopporta e mi segue per mezza Italia a bofonchiare del mio libello. D’altronde m’ha sposato, che ci può fare, ormai?) è dotata di mappe ViaMichelin dettagliatissime, che in men che non si dica ci traghetta attraverso Trecate, Magenta, Vighignolo, Settimo e finalmente Milan (che l’è sempre un gran Milan…).
A quel punto imbocchiamo Via Novara, e un nugolo di stradine e stradette dai nomi impronunciabili (Harar, Dessié, Axum, ecc.). Tutto perfetto, dritti come un coltello, finchè…
Finché da vero maschio italiano alla guida decido che “Mi ricordo, da qui la so! Giriamo a sinistra!”

PERSI.

Tre quarti d’ora per ritrovare il dannato Corso Sempione.
Di nuovo sulla retta via, la gentile consorte mi ordina di parcheggiare (per evitare di trovarci in meno di mezz’ora a Bergamo).
Scendiamo e cominciamo a fare due passi. “Tanto, cosa vuoi che sia? Corso Sempione quanto sarà lungo?”
Beh, corso Sempione è lungo, ve l’assicuro.
Dal numero 96 al numero 27 a piedi. Risultato: vesciche che te le raccomando (merito anche delle scarpe nuove, messe per l’occasione. Ma sarò furbo?).
Di riffa o di raffa, sono le nove e noi si bussa alla guardiola della RAI.
Mi qualifico e l’usciere, se potesse, mi darebbe una pacca sulla spalla mentre mi dice: “Se vuole, io la faccio entrare, ma il collegamento è alle dieci, non ci sono né bar né intrattenimenti. Solo un salottino caldo con una TV….”
Hai capito la RAI?
Andiamo a prendere un bel caff
è, va. Altri duecento metri (andare e duecento tornare) e praticamente zoppico nelle mie scarpette nuove nuove da ventiquattro eurucci in saldo.
Nove e trentacinque: finalmente è ora.

Tensione.
L’usciere mi dice che
è facile, che non mi devo preoccupare. Mi fa pure un pass (guardate un po’ che sciccheria…) e via, al secondo piano.
Quando arrivo nello studio, mi accorgo di essermela immaginata diversa, la TV.
I corridoi sono di linoleum, proprio come li avevo descritti in Confine di Stato (notare che là parlavo del ’62), lo studio è quello del TG3 e la scrivania e il maxischermo (finto) sono in un angolo. Io mi siederò al centro della stanza, su una bella sedia girevole con dietro una fetta di greenscreen.
La trasmissione si ved
e nel monitor della camera che mi inquadra a un metro e mezzo dalla faccia (questo non lo sapevo, giuro. Ero terrorizzato dall’idea di dover parlare a una telecamera con un occhio rosso e ascoltare Carlo De Blasio in auricolare…).
In diffusione la trasmissione.
Tanto simpatica la gente che mi accoglie. Quel burlone di Guido che mi dà dell’acqua e mi fa contare al contrario (mannaggia a te…), un signore tatuato gentilissimo che mi infila il microfono sotto la camicia e un altro signore coi capelli ricci che mi fa dei segni e smanetta col suono.
Per il collegamento ci vuole un po’, e così faccio in tempo a rilassarmi.
Alla fine va tutto benone, De Blasio è gentilissimo e parla della dimensione visuale del romanzo.
In venti minuti siamo fuori onda.
Giusto il tempo di stringere qualche mano, salutare, gustare un gelatino alla frutta (meritatissimo) e tornare al nostro paesello con la consapevolezza di essere il primo della mia stirpe ad essere finito dentro la famigerata scatola d’intrattenimento.

mercoledì 18 luglio 2007

Doppio appuntamento col Sarassone tra radio e tv

Cari amici vicini e lontani (come diceva quel tizio...), oggi si rischia la sovraesposizione da Sarasso.
Eh già perchè tra un paio d'ore, ossia verso le 15.30 sarò in diretta su Facoltà di Frequenza, storica radio univeristaria dell'ateneo senese. La trasmissione si chiama Demoni e mi intervisterà il sapiente Cataldo Bevilacqua (vera e propria autorità riguardo la semiotica del noir ed esperto conoscitore di Ellroy). Potete ascoltare la diretta dal sito della radio, in streaming qui. Basta avere un player tipo Windows Media Player o Winamp e cliccare su SENTI.
Alle 21.00, invece, volerò in quel di Milano (volerò si fa per dire: io e la mia mogliettina ci metteremo in viaggio sulla nostra pratica Smart Biposto alle sette e rimarremo imbottigliati in tangenziale alle sette e mezza...) a partecipare alla trasmissione Tempi Dispari, condotta da Carlo De Blasio su Rainews24. Lo so, si vede solo col decoder del digitale terrestre, ma che vo ffa?
Sulla stessa sedia dove poggerò il mio onorevole deretano, nei giorni scorsi si sono seduti personaggini come Luttazzi o il prcuratore Grasso. Tanto per dire...
Il che mi lusinga non poco.
I dettagli (e, a tempo debito, lo streaming della trasmisssione), qui.
Se siete liberi, buttate un occhio, ok?
Ah, un ultima cosa: non voglio commenti sulla mia forma fisica, perchè si sa che è la tele che ingrassa, non la teglia di lasagne che ho appena finito di scofanarmi, ok?

Una nuova (vecchia) recensione per Confine di Stato

Grazie alla dritta dell'amico pignolo Massimiliano Di Giorgio ("interrompente precisante"), aggiungo alla lista delle recensioni di Confine quella di Novamag.
L'articolo, particolarmente benevolo col sottoscritto, è in giro da un po'. La versione attuale è riveduta e corretta, ma l'originale venne pubblicato addirittura dalla Reuters.
Gran bel pezzo, vale la pena di buttarci un occhio.
Lo trovate qui. Oltre che nella colonna delle recensioni.

martedì 17 luglio 2007

Caprese con bufala


Fede non è venuto. Ma ha chiamato Cecchi Paone.
Questo il succo della cosa. Ma andiamo con ordine…
Sabato mattina sveglia a un’orario indecente (le quattro meno un quarto) dopo una notte insonne (l’ansia della partenza, che vo ffa?). Doppio caffè e via in autostrada fino a Milano e poi in tangenziale fino al deliziosamente economico Linate Parking.
Arrivo in aeroporto, freschi come delle rose, alle 5.30.
Stupiti della levataccia di massa dalle proporzioni titaniche (aeroporto gremito. Manco a Fiumicino ad aspettare l’italia di ritorno da Berlino…)

In qualche modo riusciamo a checkinare la enorme valigia verde che ci accompagna da un po’ in giro per il mondo. Imploro mezza sigaretta prima della partenza, chiedendo a mia moglie perché la valigia che ci servirà per tre giorni a Capri pesa di più di quella che c’è servita un mese in Indonesia.

La mia dolce metà sorride e sbatte gli occhioni: “Perché Capri è Capri…”.

Aaaahhh, allora…

Sono fuori a fumare e a momenti mi gioco il passaggio per Napoli: “Last call for Mr. And Mrs. Sarasso…

Arrivo, arrivo…

Sull’aereo muoio di freddo e leggo il nuovo De Cataldo. Pietro Cheli, di Diario, mi ha fatto una testa così: non leggerlo. Non è all’altezza di Romanzo criminale e bla, bla bla… M’aveva quasi convinto.
Meno male che non gli ho dato retta. Nelle mani giuste è fichissimo. Ne divoro settanta pagine in un soffio.Non chiudo occhio nonostante l’abbiocco feroce.
E in meno che non si dica: “We’re now landing in Capodichino…
Fuori dall’aeroporto c’è Napoli. Ed è la prima volta che la vedo.
Aria di mare e gas di scarico. Sui motorini quasi tutti hanno il casco. In strada si vende, mura sgarrupate fanno a pugni con le antenne paraboliche. Un manifesto enorme mi sbatte in faccia la realtà: Napule: comm’è bell…
E mi sento solo un nordico piccolo piccolo (metafora innocente, nonostante il quintale che mi porto appresso…) che ancora non ha visto nenti di questo Bel Paese. Anche se si affanna a scriverene in lungo e in largo.
Al molo del Beverello ci arriviamo in orario. Anzi, in anticipo. E il traghetto è già là ad aspettarci.
Nemmeno in Svizzera i trasporti funzionano così. A Milano avrei già accumulato un ritardo di un’ora.
Tanto per dire i luoghi comuni…
Un’oretta di mare, e poi: BUM!
Capri.
Come ve lo spiego? Sul molo lungo e stretto di Marina Grande si parlano tutte le lingue del mondo.
I giapponesi sorridono e i marinai ci conversano in napoletano.
Una bimba scura scura sembra un panzarotto con gli occhi azzurri.
Qua ogni donna è femmina e ogni uomo è uomo.
Tutti sorridono e aiutano.
Gli autisti del pullman si fermano se chiedi.
Tutti pagano il biglietto.
Si può parlare al conducente. Anzi, il conducente non smette di raccontarti quant’è bella casa sua.
L’albergo ad Anacapri leva il fiato. Costanzo, il gestore, mi mette una mano sulla spalla e strizza l’ochio quando mi vede a bocca aperta: “Prima volta a Capri, dottò?”
Annuisco goffo e lento.
Costanzo è a suo agio: “Vede là? Quello è il Golfo di Napoli. E quando è mal tempo e il vento spazza la foschia vede fino a Salerno…”
La mia bocca rimane spalancata. Non ne vuole sapere di chiudersi.
Una pizza è d’obbligo, visto che è quasi ora di pranzo.
Non vi dico nulla. Mangio pizza da quando riesco a pronunciare la “z”.
Ma dopo il primo morso realizzo di non averne mai mangiata una così.
Fate voi…
Si ritorna su e sveniamo nel lettuccio preparato a regola d’arte: welcome, pennichella..
Alle sette sono presentabile (a parte il funereo pallore che mesi e mesi chiuso nel mio studiolo a battere sulla tastiera mi ha donato…) e il signor Agostino Ingenito, presidente della Pro Loco di Capri, dà il via alle danze.
Non voglio tediarvi con i dettagli della presentazione. Basti sapere che va alla grande e una signora in lino grigio si asciuga gli occhi quando parlo delle vittime di Piazza Fontana.
È una cosa istituzionale, per cui ci sono pure l’assessore e la targa di Socio Onorario della Pro Loco di Capri.
Quando chiedo ad Agostino come mai niente Fede, con infinita eleganza alza le spalle.
“Il dottore è sull’isola. Ma ha preferito non introdurla personalmente…”
Che Emilio si sia accorto che mangio i bambini?
Ad ogni modo va tutto a tarallucci e vino, perché Mary e io veniamo rapiti da una coppia strepitosa che ci invita per cena a casa loro insieme ad Agostino.
Credo onestamente che la cena sia il punto più alto della due giorni partenopea.
I padroni di casa sono napoletani facoltosi (ma forse facoltosi è riduttivo…), coltissimi e decisamente non di destra.
Parliamo di politica, di libri e del Paese Reale, e me ne vado da casa loro con una lezione che non mi scorderò tanto in fretta: “Napoli non è solo camorra è munnezza. Non c’è solo la Napoli di Saviano, ricordatelo. C’è ancora speranza per questa città…”
Siamo sulla porta a incrociar baci e abbracci, quando il telefono di Agostino squilla.
La cosa va per le lunghe. Lo vedo annuire. Si salutano con un "Ciao, caro."
Mi dice che era Cecchi Paone. Si scusava tantissimo di non essere intervenuto alla presentazione. Dice che mi vorrebbe a Positano.
Io allargo le fauci e sorrido: “Ok, nessun problema.”
Agostino mi dice: “Attento Simò… Che lo sai che Alessandro tiene un viziaccio…”
E io di colpo torno al mondo vero. Realizzo qual è il viziaccio di Cecchi Paone.
Mi ricordo che l’ha tirato fuori davanti a un sacco di gente l’anno delle elezioni.
Che ultimamente, come lui, ce n’è un sacco in giro. Fanno pure le manifestazioni in piazza.

E io non è che mi trovi tanto a mio agio con loro
A dirla tutta mi fanno paura.
Alessandro Cecchi Paone è uno di quelli. Alessandro Cecchi Paone è di Forza Italia.
Farò meglio a guardarmi le spalle a Positano.

venerdì 13 luglio 2007

Nasce Hot Stuff, la sezione dei consigli

Come i più svegli tra voi avranno prontamente notato, nella sovraffollata colonna di destra di questo blog è nata la sezione Hot stuff. La utility, di donnasummeriana memoria, viene subito dopo l'elenco dei link (Cool stuff manco pe' gnente...) e sarà in soldoni un cliccabile elenco di (splendidi) pulsanti che rimanderanno a luoghi ameni. Almeno secondo il sottoscritto.
Si comincia con il sito di Leggendario, trasmissione che parla di libri in onda sui canali 903 (dal lunedì al venerdì alle 20.00), 905 (dal lunedì al venerdì alle 18.15) e 916 (dal lunedì al venerdì alle 21.00) di SKY.
Io stesso ho scoperto la trasmisssione attraverso questo blog. Valeria Botta, redattrice del programma, mi ha contattato postando un commento su questa piattaforma.
La connection tv-letteratura, di questi tempi, è cosa rara. E la programmazione mainstream di solito snobba il mestiere di scrivere (quanto meno nelle fasce privilegiate).
Per cui, quando si viene a conoscenza di certi spazi, è bene segnalarli.
Buona visione, dunque...